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Covid, Sebastiani: “rapida diffusione dei casi in tutta Italia. Crescita almeno del 10% “

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Covid, Sebastiani: “rapida diffusione dei casi in tutta Italia. Crescita almeno del 10% “

“Frena la discesa la curva dei decessi e quella degli ingressi giornalieri in terapia intensiva l’analisi indica che quest’ultima curva dovrebbe iniziare a crescere dal 12 marzo”

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ROMA – E’ in corso in tutta Italia una rapida diffusione dei casi di Covid-19, al punto che in due giorni si rileva la crescita di almeno il 10% in 78 province su 107, probabilmente sulla spinta della nuova sotto-variante di Omicron; la curva degli ingressi nelle terapie intensive sta frenando la discesa e si prepara a crescere, e frena anche la discesa della curva dei decessi. Lo indica l’analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘M.Picone’, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

“I risultati dell’analisi dei dati dell’epidemia di SarsCov2 aggiornati all’11 marzo mostrano una rapida diffusione del contagio su tutto il territorio nazionale”, rileva l’esperto. “A livello nazionale, la curva media della percentuale dei positivi ai test molecolari sale dal 9.5% circa di otto giorni fa a circa l’11.5%. Frena la discesa la curva dei decessi e quella degli ingressi giornalieri in terapia intensiva, e l’analisi delle differenze settimanali indica che quest’ultima curva dovrebbe iniziare a crescere già dal 12 marzo”, prosegue Sebastiani. La stessa tendenza emerge al livello delle province, dall’analisi dei dati dei positivi ai test (antigenici e molecolari): “in due giorni è aumentato da poco più di 2/3 delle 107 province a 101, il numero di province per le quali l’analisi delle differenze settimanali fornisce un trend di crescita e nelle quali l’incidenza negli ultimi sette giorni è maggiore di quella dei sette giorni precedenti”. Le province in cui l’aumento è di almeno il 10% sono aumentate da 43 a 78 e l’aumento minimo rilevato nelle prime 43 è passato dal 10% al 26%.

“La grande velocità di diffusione, seppure al momento non descrivibile e quantificabile attraverso un modello esponenziale, e i dati del sequenziamento della Omicron fino al 9 marzo, suggeriscono che si tratti di una sotto-variante della Omicron. Ulteriori dati di sequenziamento saranno utili per validare o rigettare questa ipotesi”, osserva il matematico. “Tra le altre possibili cause ci sono – prosegue – la rigidità di quest’ultima parte dell’inverno e l’allentamento delle misure restrittive, come l’obbligo della mascherina all’aperto, sia per gli effetti diretti che induce, ma anche per quelli indiretti risultanti in un generale rilassamento, che è comprensibile, ma che andrebbe evitato”.

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