Calabria
San Francesco di Paola, il Santo dei poveri. La Calabria festeggia il suo patrono
La Calabria onora e festeggia il suo protettore, San Francesco di Paola che è anche protettore della gente di mare

PAOLA (CS) – È il 2 aprile e la Calabria oggi onora il suo protettore, San Francesco di Paola che è anche Protettore della gente di mare. Questo straordinario taumaturgo del secolo XV è una delle figure più rappresentative e più popolari della Chiesa cattolica. San Francesco di Paola era sempre a disposizione dei poveri e degli infermi di ogni tipo, tra i quali egli operò guarigioni prodigiose a favore di paralitici, di lebbrosi, di ciechi, di indemoniati e persino la resurrezione di ragazzo un morto, suo nipote Nicola, figlio della sorella Brigida. In modo speciale la sua azione caritativa era rivolta agli operai e alle vittime delle angherie e dei soprusi dei potenti che la giustizia non era in grado di contrastare.
L’ordine dei Minimi del Santuario di Paola ha organizzato due giornate (ieri e oggi) che saranno da preludio ai festeggiamenti patronali del 4 maggio. Aggi alle ore 11 si terrà una santa messa celebrata dal vescovo di Crotone, monsignor Angelo Raffaele Panzetta. A seguire l’atto di affidamento del sindaco al santo. A Cosenza, invece, alle ore 15.30 nella Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù si terrà una conversazione su “Francesco di Paola il nostro santo“. All’incontro interverranno il parroco don Dario De Paola e Demetrio Guzzardi, rettore dell’Universitas Vivariensis. L’iniziativa rientra nel novero degli incontri periodici organizzati dalla Parrocchia di Santa Teresa per far conoscere il ricco patrimonio di opere d’arte moderne presenti nella Chiesa. La conversazione si terrà davanti il grande mosaico del santo paolano, realizzato negli anni Settanta dalla ditta Mellini di Firenze, su disegno del prof. Giovanni Bassan di Belluno. Il parroco di Santa Teresa in una nota ha voluto ricordare quanto disse Giovanni Paolo II ai giovani cosentini, che in occasione della visita in Calabria (5-7 ottobre 1984) del papa polacco con una fiaccolata andarono a salutarlo davanti il Santuario di Paola: “San Francesco di Paola è un calabrese, un santo di questa regione, un santo di questa terra, un santo di questo popolo. Si sente la forza del suo spirito, della sua fede, della sua speranza e della sua carità nella vita di questo popolo e specialmente nella vita di voi giovani“.
La storia e la vita di San Francesco di Paola
Il pellegrinaggio ad Assisi fu un esperienza religiosa decisiva per la sua vita. Il viaggio divenne una vera ricerca vocazionale e fu determinante, ai fini della futura scelta di vita, la visita ad alcuni romitori, incontrati lungo la strada percorsa, e il colloquio avuto con gli eremiti che lì vivevano. Quando ritornò a Paola, egli scelse di ritirarsi a vita eremitica in un podere messo a disposizione dagli stessi genitori e da alcuni parenti. Tutto questo avveniva quando Francesco aveva raggiunto l’età di circa sedici anni. Per alcuni anni Francesco vive da solo in una grotta, praticando una vita eremitica segnata da preghiera, lavoro manuale, rigorose astinenze e digiuni. Il suo cibo è strettamente quaresimale, basato su erbe e legumi. Presto, però, la gente accorre presso il suo romitorio. Qualche prodigio da lui compiuto fa crescere la sua fama di uomo religioso e di santo, attirando così al suo eremo tanta gente, che viene anche da fuori del circondario di Paola, poi pian piano da tutta la provincia di Cosenza e dell’intera Calabria. Tra i devoti e i curiosi ci sono le prime persone desiderose di una vita cristiana più impegnata; esse trovano nel suo modello di vita un ideale e chiedono di mettersi alla sua sequela. Francesco sa che deve modificare in parte la sua vita, ma li accoglie esortandoli ad astenersi per tutta la vita dalla carne e dai suoi derivati (latte, formaggio, uova, ecc.). Per poterli accogliere, iniziò la costruzione di un convento. A questa opera parteciparono entusiasti i fedeli. Lo stile di vita di Francesco e dei suoi compagni suscita l’attenzione, oltre che dei fedeli, anche delle autorità ecclesiastiche, al punto che la Congregazione Eremitica di Francesco viene approvata da Mons. Pirro Caracciolo (arcivescovo di Cosenza dal 31 agosto 1452), il 30 novembre 1470 con la Bolla Decet Nos.
La fama della sua santità si diffuse in tutto il regno di Napoli. La gente non si limitava più ad andare a Paola, ma invitava Francesco a recarsi nei loro paesi per fondarvi nuovi romitori. Cominciano così i viaggi dell’Eremita per la Calabria: a Paterno Calabro, a Spezzano, a Corigliano, ove fonda altri romitori che sono abitati dai suoi seguaci. Dopo i conventi della Calabria, San Francesco, per rispondere alle richieste della gente di Milazzo, si reca in Sicilia. Si ripetono l’entusiasmo e la collaborazione della gente, i miracoli, come il passaggio sul mantello sullo stretto di Messina, l’opera sociale e religiosa, l’apostolato di conversione. Durante la permanenza in Sicilia accade un fatto nuovo, che rivoluzionerà la vita di Francesco. Luigi XI, re di Francia, ammalato grave, spera e cerca in tutti i modi di guarire dalla malattia: non bastano né le cure mediche, né il ricorso a reliquie di santi e a guaritori, che pullulano attorno alla reggia. Un mercante napoletano, Matteo Coppola, parla di Francesco e dei suoi miracoli. Il re scrive al Papa Sisto IV e al re di Napoli Ferrante d’Aragona perché ordinino all’Eremita di recarsi in Francia per guarirlo. Il papa e il re intravedono i vantaggi politici che possono scaturire dal favore reso a re Luigi XI e si premurano di accontentarlo. Corre l’anno 1482. Iniziano frenetiche trattative per indurre Francesco ad accogliere l’invito. Presa la decisione, ai primi di febbraio del 1483 dal romitorio di Paterno Calabro parte alla volta della Francia. Dopo alcuni mesi Francesco arriva a Tours. L’incontro tra Luigi XI e Francesco rivelò la fragilità dei potenti e la grandezza degli umili. Il re era in ginocchio a chiedere la guarigione, Francesco lo invitava a rialzarsi e ad avere fiducia in Dio e a riconciliarsi con lui. Cominciano i colloqui tra i due: Francesco parla a nome del suo re e del papa e prepara lentamente il re alla conversione del cuore perché gli prospetta la fine imminente. Luigi XI all’inizio rimane deluso e pensa che l’Eremita calabrese sia uno dei tanti imbroglioni venuti a corte promettendogli la guarigione; lo fa spiare e lo tenta in molti modi con denaro, con oggetti d’oro, con laute vivande. Francesco respinge ogni tentazione e insiste nel richieder al re la conversione. Alla fine Luigi XI si rassegna e muore tra le braccia, sereno perché Francesco gli aveva promesso che sarebbe rimasto in Francia fino a quando il delfino Carlo avrebbe raggiunto la maggiore età e avrebbe potuto prendere così il regno. Il trasferimento in Francia determina nella vita di san Francesco di Paola un cambiamento radicale. Egli continua nella sua vita di sempre, ma le condizioni di vita attorno a lui sono cambiate: non è più l’ambiente contadino e popolare della Calabria, ma quello urbano di una città reale, incontro di culture diverse, banco di prova dei fermenti riformistici della Chiesa. L’eremita di Paola si trova catapultato, senza volerlo, in questa nuova realtà, nella quale si muove con la saggezza e la prudenza dell’uomo di Dio. La sua persona diventò un punto importante di riferimento in Francia. La sua vita contagia i francesi e così i conventi si moltiplicano e aumentano sempre più i religiosi che si mettono al suo seguito. Ma anche in Italia l’Ordine continua a crescere e altre fondazioni di conventi portano la famiglia di Francesco in Boemia, in Germania e in Spagna.
La sua vita fu caratterizzata da molte opere ed iniziative volte a diffondere la salvezza portata da Cristo, che Francesco espresse nella continua conversione a Dio attraverso uno stile di vita penitenziale. Fu un’eccezione in quel tempo una vita così lunga: novantuno anni. La sua morte giunse il 2 aprile del 1507, quando egli era ancora nel pieno delle sue forze mentali e fisiche. Il primo maggio 1519, dodici anni dopo la morte, il papa Leone X lo proclama Santo. Il suo corpo fu sepolto nella chiesa conventuale di Tours, ove rimase in grande venerazione fino al 1562, quando, nel contesto delle guerre di religione, gli Ugonotti estrassero dal sepolcro il corpo di san Francesco, ancora intatto, e lo diedero alle fiamme, proprio per rendere oltraggio ai Minimi, in prima linea per l’ortodossia cattolica. Si salvarono solo poche ossa, conservate ora in parte a Paola (dove furono portate nel 1935) e in parte nella chiesa parrocchiale di Notre Dame di La Riche.


















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