Calabria
“Serve un piano regionale di salute mentale” – L’appello in Calabria
Sono queste alcune delle richieste che una serie di associazioni e organizzazioni hanno avanzato in cittadella nel corso della prima Conferenza per la salute mentale

CATANZARO – L’adozione di un Piano regionale di azione frutto di un tavolo tecnico di confronto permanente, il rafforzamento dei servizi sul territorio, un maggiore investimento di risorse, una reale integrazione socio-sanitaria e l’introduzione in via sperimentale del “budget della salute”. Sono queste alcune delle richieste che una serie di associazioni e organizzazioni hanno avanzato alla Regione Calabria nel corso della prima Conferenza per la salute mentale, che si è svolta qualche giorno fa nella sede della Giunta a Catanzaro.
A illustrare il senso dell’iniziativa è stato Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente: “Il messaggio che vogliamo lanciare – ha spiegato Curia – è quello di avviare, con questa conferenza che ha avuto un preambolo il 25 febbraio in un incontro con il presidente Occhiuto, un confronto con le istituzioni regionali e gli operatori del settore per risolvere questioni da anni irrisolte. Chiediamo che sia istituito un tavolo tecnico finalizzato all’approvazione del piano di azione sulla salute mentale, che venga istituita una unità operativa di neuropsichiatria infantile ospedaliera, che in Calabria manca ed è vergognoso, che sia potenziata la psichiatria infantile territoriale, che sia riaperto la Rems di Girifalco. E chiediamo che venga sperimentato il budget di salute, che altre Regioni già hanno: il budget di salute – ha rimarcato il portavoce di Comunità Competente – serve per affrontare complessivamente le problematiche attinenti all’inclusione lavorativa, sociale, abitativa di queste persone. Da oggi auspichiamo che parta un confronto serrato”.
A dare il proprio contributo al dibattito anche il portavoce del Forum del Terzo Settore Calabria, Luciano Squillaci: “Bisogna cambiare completamente il paradigma, perché si deve uscire dalla questione dei luoghi di cura in quanto tali ed entrare invece nell’ottica di una presa in carico comunitaria. Non dobbiamo pensare a territori che si occupano, tra le altre cose, dei malati, ma dobbiamo pensare a delle comunità accoglienti al cui interno ci sono persone con le loro fragilità. Al di là dei ritardi economici e strutturali, in Calabria il ritardo più grave – ha sottolineato Squillaci – è la mancata integrazione socio-sanitaria, nel senso che le fragilità non possono essere affrontare senza considerare la salute in connessione con la socialità, la scuola, il lavoro. Pensare alla salute come a un concetto solo di malattia è ormai assurdo”.
Tra le associazioni e le organizzazioni promotrici della Conferenza regionale ci sono il Casm (coordinamento delle associazioni di salute mentale), Comunità Competente, Comunità Progetto Sud, Fish Calabria, Unasam (Unione nazionale associazioni di salute mentale), il Forum del Terzo Settore del Calabria. Alla Conferenza sono intervenuti anche il presidente della Regione e commissario della sanità calabrese, Roberto Occhiuto, al quale è stato consegnato un documento riepilogativo delle richieste delle associazioni, l’assessore regionale al Welfare, Tilde Minasi, e il sub commissario della sanità, Ernesto Esposito.



















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