Italia
Covid, Ricciardi: “ancora presto per togliere mascherine e Green Pass”
“Vedo che la campagna vaccinale arenata e calo di attenzione che fa togliere le mascherine al chiuso e frequentare locali affollati”

ROMA – In Italia, dopo oltre due anni di pandemia da Covid-19, è ormai prossima la scadenza dell’ultimo decreto con le regole per contrastare la diffusione del virus Sars-Cov-2. A breve sono attese decisioni in merito, ma l’idea è che il Green Pass possa rimanere utile per dimostrare solo più l’avvenuta vaccinazione o guarigione, ma non sarà più obbligatorio nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei negozi, nei bar e ristoranti o sui mezzi di trasporto. E l’utilizzo delle mascherine al chiuso dovrebbe restare obbligatorio solamente in situazione specifiche quali la presenza sui mezzi del trasporto pubblico locale e su aerei, navi e treni a lunga percorrenza. Dopo il 1° maggio, le mascherine Ffp2, inoltre, dovrebbero restare obbligatorie ancora in tutti quei luoghi di aggregazione dove si sta a lungo in uno spazio chiuso, con posti ravvicinati, come cinema, teatri e sale da concerto. Oltre che negli ospedali. Una linea prudente su cui concorda anche Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, Roberto Speranza e docente di Igiene Pubblica presso l’Università Cattolica, secondo cui è ancora troppo presto per eliminare ogni restrizione.
“Sbagliato pensare sia tutto finito”
Secondo Ricciardi “sarebbe sbagliato pensare che sia tutto finito. Sarà così se staremo attenti, continuando a proteggerci, a monitorare i focolai epidemici oltre che a vaccinarci”, ha spiegato. “Mentre vedo che la campagna vaccinale si è arenata e che c’è un calo di attenzione, che fa togliere le mascherine al chiuso e frequentare locali affollati. E l’indicatore finale di questo clima di rilassatezza è il numero dei morti, ancora tanti”, ha poi aggiunto. Nel nostro Paese, ha riferito ancora, “abbiamo una popolazione più anziana, ma che soprattutto gode di meno salute e di un peggior accesso ai servizi rispetto a Paesi come il Giappone o la Germania, che hanno un’età media alta come la nostra ma meno decessi. In parecchi casi i più fragili e i grandi anziani da noi non ce la fanno nemmeno ad arrivare in ospedale”, ha commentato l’esperto. Sottolineando come la quarta dose per i soggetti più fragili, “dopo due mesi l’ha fatta appena il 12%, perché si aspetta che sia il paziente a fare il passo e non il medico o la struttura che lo ha in carico a contattarlo e a spiegargli perché è opportuno farla”.




















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