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“Propaggine”, scambio elettorale politico-mafioso. Arrestato il sindaco di Cosoleto

Calabria

“Propaggine”, scambio elettorale politico-mafioso. Arrestato il sindaco di Cosoleto

Antonino Gioffrè è tra i 34 soggetti colpiti da un’ordinanza di custodia nell’inchiesta contro la cosca Alvaro–Penna di Sinopoli

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COSOLETO (RC) – Il sindaco di Cosoleto, Comune del Reggino, Antonino Gioffré è stato arrestato
nell’ambito dell’inchiesta “Propaggine” condotta dalla Direzione investigativa antimafia. Il suo nome compare nell’elenco dei 34 soggetti raggiunti da un’ordinanza di custodia emessa dal gip su richiesta della Dda reggina contro la cosca Alvaro-Penna di Sinopoli. L’indagine è collegata a quella della Dda di Roma. Nel filone calabrese, 29 persone sono finite in carcere e 5 ai domiciliari. Gioffré è accusato di scambio elettorale politico-mafioso. In sostanza avrebbe favorito l’assunzione di un altro soggetto indagato. Gli altri reati contestati dai pm sono l’associazione mafiosa, il favoreggiamento commesso al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso e la detenzione e vendita di armi comuni da sparo ed armi da guerra aggravate.

Le indagini sviluppate dal Centro Operativo Dia di Roma hanno fornito gravi indizi sull’esistenza dell’associazione di ‘ndrangheta Alvaro-Penna, i cui sodali, secondo l’accusa, risultano detentori di un radicato controllo del territorio e delle attività economiche, nonché infiltrate nella gestione di alcune amministrazioni locali. Il possesso di armi, anche da guerra, da parte dei componenti dell’associazione criminosa determina la pericolosità dell’associazione stessa.

Il sindaco di Cosoleto (Rc) Antonino Gioffrè, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Propaggine” condotta dalla Direzione investigativa antimafia. Gioffrè figura tra i 34 soggetti colpiti da un’ordinanza di custodia emessa dal gip su richiesta della Dda reggina contro la cosca Alvaro–Penna di Sinopoli. L’indagine è collegata a quella della Dda di Roma. Nel filone calabrese, 29 persone sono finite in carcere e 5 ai domiciliari. Il sindaco di Cosoleto è accusato di scambio elettorale politico-mafioso.

Sono tuttora in corso perquisizioni e sequestri nonché l’esecuzione di misure cautelari disposte dal GIP di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, all’esito di coordinamento investigativo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Le indagini hanno fornito gravi indizi sull’esistenza dell’associazione di ‘Ndrangheta, la cosca Alvaro-Penna, i cui sodali, secondo l’accusa, risultano detentori di un radicato controllo del territorio e delle attività economiche, nonché infiltrate nella gestione di alcune amministrazioni locali.

L’operazione della Direzione Investigativa Antimafia è in corso a Roma e provincia, in Lazio, a Reggio Calabria e in Calabria per l’esecuzione di un’ordinanza cautelare del gip di Roma su richiesta della Dda romana nei confronti di 43 persone. Alcuni sono accusati di far parte di una locale di ‘ndrangheta, radicata nella capitale e finalizzata ad acquisire la gestione e il controllo di attività economiche in svariati settori, ittico, panificazione, pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti. in corso anche perquisizioni e sequestri e l’esecuzione di misure cautelari disposte dal Gip su richiesta della Dda reggina.

A Roma la cosca guidata da due boss, avevano l’ok dalla Calabria

La cosca che operava nella Capitale era formata da una diarchia ed aveva ottenuto il “via libera” dalla casa madre in Calabria.  A capo della struttura criminale c’erano Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, entrambi appartenenti a storiche famiglie di ‘ndrangheta originarie di Cosoleto.

Le risultanze investigative hanno evidenziato come fino al settembre del 2015 non esistesse una “locale” a Roma, anche se sul territorio cittadino operavano numerosi soggetti appartenenti a famiglie e dediti ad attività illecite. Nell’estate del 2015 Carzo avrebbe ricevuto, secondo quanto accertato dagli inquirenti, dall’organo collegiale posto al vertice dell’organizzazione unitaria (la Provincia e Crimine) l’autorizzazione per costituire un struttura locale che operava nel cuore di Roma secondo le tradizioni di ‘ndrangheta: riti, linguaggi, tipologia di reati tipici della terra d’origine. Il gruppo agiva su tutto il territorio di Roma con una gestione degli investimenti nel settore della ristorazione (locali, bar, ristoranti e supermercati) e nell’attività di riciclaggio di ingenti somme di denaro. Nei confronti degli indagati si contesta, tra gli altri, l’associazione mafiosa, cessione e detenzione di droga, estorsione e fittizia intestazione di beni.

“Noi a Roma siamo una propaggine di là sotto”

Sono le parole di un’intercettazione dei soggetti indagati dalla Dda e Dia nel procedimento che ha fatto emergere l’esistenza nella Capitale della prima ‘ndrina riconosciuta ufficialmente dalla “casa madre ” in Calabria guidata dai boss Vincenzo Alvaro e Antonio Carzo. Tra le persone raggiunte oggi da misura cautelare anche alcuni professionisti accusati di “avere messo a disposizione” della cosca il loro bagaglio di conoscenze. Si tratta di un commercialista, al quale il gip ha applicato la misura del carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, e un dipendente di una banca. Contestualmente le forze ordine (questure, i carabinieri e guardia di finanza di Roma e Reggio Calabria) hanno proceduto ad un sequestro preventivo nei confronti di una serie di società ed imprese individuali operanti a Roma e intestate a prestanome.

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