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Morì per la piena del torrente, condannata Regione e Comune di Castrolibero

Area Urbana

Morì per la piena del torrente, condannata Regione e Comune di Castrolibero

Sul caso della morte di Robertino Mazzuca, il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Napoli ha condannato in solido la Regione Calabria ed il Comune di Castrolibero

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COSENZA – La famiglia dello sfortunato Robertino Mazzuca non si è mai data pace e non vuole dimenticare quella tragedia che ha spezzato la vita di Robertino in un piovoso pomeriggio del marzo del 2008, soprattutto alla luce della sentenza emessa dal Tribunale delle Acque Pubbliche di Napoli  che ha integralmente accolto tutte le istanze risarcitorie avanzate dai legali Avv. Massimiliano Coppa e Avv. Giovanni Ferrari. In particolare, il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Napoli ha condannato in solido la Regione Calabria ed il Comune di Castrolibero.

Mazzuca morì l’11 marzo del 2008 travolto dalla piena del torrente mentre transitava, alla guida del suo Fiat Fiorino, sul guado che consentiva di attraversare il Torrente Surdo, a confine tra i Comuni di Rende e Castrolibero. Solo il giorno successivo, venne trovata e recuperata la  sua salma  a 300 metri dal guado, verso valle, e veniva riscontravo il decesso per asfissia da annegamento.

Gli avv. Giovanni Ferrari e avv. Massimiliano Coppa

Gli avv. Giovanni Ferrari e avv. Massimiliano Coppa

La vicenda giudiziaria prese le mosse da un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Cosenza dai familiari del povero Robertino all’ indomani dell’ accaduto e che aveva portato già nel 2015 alla condanna in sede penale dell’ allora responsabile dell’Area vigilanza del Comune di Castrolibero Antonio Plastina. Reato che la Corte d’ Appello di Catanzaro aveva dichiarato prescritto con sentenza del 16 aprile 2018 confermando le statuizioni di ordine civile.

Ci sono voluti quasi 14 anni di battaglie giudiziarie, attesa la complessità della vicenda e le numerose questioni trattate, affinché il TRAP riconoscesse il giusto risarcimento ai familiari della vittima, accogliendo le tesi prospettate degli avvocati Coppa e Ferrari, che esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto pur volendo evidenziare che i tempi della giustizia rimango eccessivamente lunghi.

“La sentenza conferma anche nel merito – scrivono i legali – il fondamento delle richieste di risarcimento dei danni e i contenuti delle due sentenze penali già emesse. Ogni commento, dettaglio o indagine tecnica svolta nell’interesse della famiglia Mazzuca  non era un vaniloquio di fronte ad una tragedia oggi ancora viva  la cui unica interpretazione è quella assimiliabile alla  repulsione morale”.

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