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Muore cadendo da un ponteggio, Fillea Cgil: “ancora una vittima sui cantieri”

Calabria

Muore cadendo da un ponteggio, Fillea Cgil: “ancora una vittima sui cantieri”

“Purtroppo si muore nei cantieri e che questa volta è toccato a un uomo di 74 anni, un uomo che avrebbe dovuto godersi la pensione”

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Muore cadendo da un ponteggio

LAMEZIA TERME – Un imprenditore di 74 anni, Felice Nicolazzo, è morto in un incidente sul lavoro accaduto a Lamezia Terme ieri. Nicolazzo era l’amministratore dell’impresa cui erano stati affidati i lavori di rifacimento della facciata di un edificio. L’uomo, per motivi in corso d’accertamento, è caduto dal ponteggio che era stato allestito in preparazione dei lavori, che non erano ancora iniziati. Nicolazzo è morto poco dopo il ricovero nell’ospedale di Catanzaro, dove era giunto in condizioni molto gravi.

La Procura della Repubblica di Lamezia Terme, diretta da Salvatore Curcio, ha avviato un’inchiesta per accertare la dinamica dell’incidente ed eventuali responsabilità in relazione a quanto è accaduto. “Ancora una vittima sui cantieri. Questa volta c’è anche ‘l’aggravante’. Non è ammissibile che un uomo di settantaquattro possa ancora stare su un ponteggio in allestimento in un cantiere. Non bastano più le parole. Adesso ci vogliono i fatti. Come Fillea Cgil Calabria esprimiamo tutta la nostra contrarietà e il nostro disappunto nel constatare che ancora, purtroppo, si muore nei cantieri e che questa volta sia toccato a un uomo di 74 anni, un uomo che avrebbe dovuto godersi la pensione”. Lo afferma Simone Celebre, segretario generale della Fillea Cgil Calabria. “Ribadiamo con forza – prosegue Celebre – che su ogni cantiere vengano rispettate scrupolosamente tutte le norme attinenti alla sicurezza. Ribadiamo, altresì, che gli orari di lavoro, in questo periodo di grande calura, siano concentrati nelle ore più fresche della giornata. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza ai familiari del settantaquattrenne e chiediamo agli organi inquirenti di fare piena luce su quanto accaduto a Lamezia Terme”.

Enzo Scalese: “La guerra contro le morti bianche passa da un lavoro sicuro e stabile”

“Noi raccontiamo ancora una volta del dolore delle famiglie e dei colleghi, dell’impotenza e della frustrazione di non poter incidere attivamente nel contrasto all’illegalità diffusa nei luoghi di lavoro: le aziende devono utilizzare tutti gli strumenti di prevenzione previsti dalle normative, e fino a quando chi non si adegua e non rispetta le regole non sarà perseguito noi racconteremo ancora di dolore e morte“. E’ quanto afferma il segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo, Enzo Scalese.

“I dati Inail 2021 – aggiunge – parlano di 1221 vittime, senza contare gli infortuni non dichiarati perché avvenuti in contesti di lavoro nero o all’interno di forme di illegalità. I primi due mesi di questo anno raccontano di un aumento del 47,6% degli incidenti. Quello che addolora ancora di più riflettendo su questa tragedia è che a 74 anni, invece del meritato riposo per una vita di impegno e sacrifici, quest’uomo era su un ponteggio, rincorrendo quel contributo in più che mancava per l’agognata quiescenza. Bisogna dire basta alla dilagante precarietà, al part time involontario, al finto lavoro autonomo, al lavoro povero e sommerso, per puntare su un lavoro con pieni diritti e qualità: solo in questo modo potremo garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro e smettere di contare i morti – conclude Scalese -. Alla famiglia di questo lavoratore il più sentito cordoglio della CGIL Area Vasta”.

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