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Economia in ripresa in Calabria (+5,7%), ma pesano energia e guerra. Recupera il turismo

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Economia in ripresa in Calabria (+5,7%), ma pesano energia e guerra. Recupera il turismo

Il rapporto sull’economia calabrese presentato dalla Banca D’Italia: risale il fatturato delle imprese trascinate dall’edilizia. Disoccupazione scende al 18%, ma più percettori di reddito”

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CATANZARO – “Nel 2021 l’economia calabrese è stata caratterizzata da una significativa ripresa, seppure ancora insufficiente a colmare il calo osservato durante la crisi pandemica”. Lo evidenzia la Banca d’Italia nel suo annuale rapporto sull’economia della Calabria presentato questa mattina in una conferenza stampa nella sede dell’istituto a Catanzaro. “Sulla base dell’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter) della Banca d’Italia – si legge nel report – l’attività economica in Calabria è cresciuta del 5,7% rispetto al 2020, un dato sostanzialmente in linea con il Mezzogiorno, ma inferiore di circa un punto percentuale alla media nazionale. In particolare, la ripresa ha tratto vantaggio dall’allentamento delle precedenti misure di restrizione, reso possibile anche dall’accelerazione della campagna vaccaie. Grazie al rafforzamento del quadro congiunturale, l’uscita graduale delle misure di sostegno introdotte durante l’emergenza Covid 19 non ha generato rilevanti contraccolpi negativi”.

Torna a crescere il reddito delle famiglie

“Nel 2021 il reddito delle famiglie calabresi è tornato a crescere, beneficiando dei miglioramenti del mercato del lavoro e delle misure di sostegno pubblico. I consumi, anch’essi in ripresa dopo il forte calo del 2020, potrebbero però risentire nell’anno in corso dell’ulteriore aumento dei prezzi e del calo di fiducia determinato dalla guerra in Ucraina”. Secondo Bankitalia “il reddito disponibile delle famiglie calabresi, che in termini pro capite è pari a meno dei tre quarti di quello medio nazionale, in base alle stime di Prometeia nel 2021 è cresciuto del 3,3%, tornando su livelli prossimi a quelli pre-pandemici. La dinamica del potere di acquisto è stata tuttavia frenata dall’aumento dei prezzi in atto dalla seconda metà dello scorso anno. Nonostante i segnali di ripresa produttiva e occupazionale, continua a rimanere ampia la quota di famiglie in condizioni di disagio economico”. Banca d’Italia quindi evidenzia: “Nel corso del 2021 il miglioramento del quadro epidemiologico e l’accelerazione della campagna vaccinale hanno consentito di allentare le misure di restrizione alla mobilità e alle attività economiche, sostenendo la risalita degli indicatori sulla fiducia delle famiglie nel Mezzogiorno e in Italia. L’aumento della fiducia ha favorito un ritorno alla crescita dei consumi, che si erano ridotti in misura molto marcata nel corso del 2020. Secondo le stime di Prometeia, nonostante il rialzo dei prezzi di beni e servizi, i consumi sono aumentati nel 2021 del 6,1% a valori costanti rispetto all’anno precedente (5,4 in Italia). Questo andamento – prosegue il report dell’istituto – ha permesso tuttavia un recupero solo parziale dei livelli pre-pandemici: rispetto al 2019 i consumi in regione rimangono ancora inferiori di 5 punti percentuali. La crescita dei consumi nel 2021 è stata però più intensa di quella del reddito disponibile: ne è conseguito un calo della propensione al risparmio, che era fortemente aumentata durante i mesi di maggiore diffusione della pandemia, anche per le misure di restrizione alla mobilità e per motivazioni precauzionali connesse con l’accresciuta incertezza”.

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Guerra e peso dei costi energetici sull’economia regionale: +9,6%

Ma alla fine del 2021, e poi nei primi mesi del 2022 fa rilevare Bankitalia , “si è nuovamente registrato un rallentamento del ciclo economico, su cui ha inciso da una parte la nuova ondata epidemica legata alla variante Omicron e dall’altra l‘incremento dei costi energetici, che si è particolarmente acuito da fine febbraio con lo scoppio della guerra in Ucraina. Le conseguenze negative del conflitto – spiega la Banca d’Italia – risultano diffuse tra le imprese calabresi, sebbene più forti nei settori ad alta intensiva energetica, che pesano per il 9,6% del totale del valore aggiunto regionale. A fronte di una bassa quota degli scambi commerciali diretti con i Paesi in guerra, i principali riflessi negativi sono legati alle ulteriori oscillazioni nei mercati di energia e materie prime, che hanno determinato forti rialzi dei costi di produzione. Le strategie aziendali messe in atto prevedono solo un parziale assorbimento dello shock attraverso una riduzione dei margini di profitto a cui si affiancherebbe un incremento dei prezzi di vendita”.

Aumentano i percettori del Reddito di cittadinanza

“Lo scorso dicembre le famiglie percettrici del Reddito o della Pensione di cittadinanza erano in Calabria quasi 89.000, in aumento del 9,6% rispetto a un anno prima e pari all’11% dei nuclei familiari residenti in regione”. Numeri in crescita nel rapporto annuale della Banca d’Italia che spiega come “l’importo medio mensile ottenuto dai nuclei beneficiari dell’Reddito di cittadinanza in Calabria è risultato pari a 564 euro, un dato lievemente inferiore alla media nazionale (di 577 euro). Alla fine del 2021 era ormai cessata l’erogazione del Reddito di emergenza (Rem), una misura di sostegno di natura temporanea, le cui ultime quattro mensilità (delle sette del 2021) sono state corrisposte a partire da giugno a circa 45.000 nuclei, pari al 5,6% delle famiglie residenti in regione”.

PNRR un’opportunità di crescita

Ciò, si fa rilevare, “potrebbe incidere sul potere di acquisto delle famiglie, specialmente quelle meno abbienti (più diffuse in Calabria rispetto al resto del Paese), per le quali è maggiore la quota di consumi assorbita da beni particolarmente interessati dagli aumenti (come elettricità, gas e prodotto alimentari)”.
Banca d’Italia comunque osserva che “tra i fatti che potrebbero influire positivamente sulla crescita nel 2022 vi è invece l’attuale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che prevede in Calabria vari investimenti su infrastrutture e servizi pubblici, che si sommeranno a quelli che saranno realizzati con altre risorse nazionali ed europee. I benefici di tali misure dipenderanno però anche dalla capacità di progettazione e dalla velocità di realizzazione degli interventi da parte degli enti territoriali calabresi, che spesso nel passato sono risultate inadeguate”.

 

Scende al 18% il tasso di occupazione

Per quanto riguarda il lavoro, il rapporto di Bankitalia evidenza che “Il mercato del lavoro calabrese ha beneficiato della ripresa produttiva. In particolare, nel 2021 sono cresciute le posizioni di lavoro dipendente, in un quadro che è stato caratterizzato da un ritorno delle assunzioni su livelli di poco inferiori a quelli del 2019 e da un numero ancora contenuto di cessazioni. La domanda di lavoro delle imprese ha favorito soprattutto le posizioni a bassa qualifica e a termine, mentre rimangono ridotte le assunzioni previste nelle categorie professionali più qualificate. Nonostante la rimozione del blocco introdotto durante la crisi da Covid-19, i licenziamenti sono rimasti ancora contenuti mentre vi è stata una risalita delle dimissioni volontarie, che potrebbero essere in buona parte connesse con transizioni da un lavoro a un altro nello stesso settore.  Nel dettaglio, evidenzia la Banca d’Italia, “nel corso del 2021 le condizioni del mercato del lavoro hanno mostrato segnali di recupero. Secondo i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, il numero di occupati calabresi è aumentato dell’1,4% rispetto all’anno precedente. La ripresa dell’occupazione è stata più intensa nella prima parte dell’anno e soprattutto nel corso della stagione estiva. L’incremento è stato più accentuato che nella media nazionale (0,8%) ma ha contribuito a recuperare solo in parte la diminuzione del 2020, che era stata particolarmente ampia e superiore a quella rilevata per la media del Paese; rispetto al 2019 il numero di occupati calabresi è ancora inferiore del 3,3%. Il tasso di occupazione è tornato invece ai livelli pre-pandemia (42,0%), per effetto della riduzione della popolazione in età da lavoro. Distinguendo per genere – prosegue il rapporto – l’incremento dell’occupazione ha riguardato quasi esclusivamente le donne, per le quali la riduzione nel 2020 era stata più accentuata a causa della flessione della domanda di lavoro in alcuni dei settori in cui è maggiore la loro presenza, tra cui il turismo. Dopo l’ampliamento dell’anno precedente, nel 2021 il divario di genere nel tasso di occupazione è dunque tornato ai livelli pre-pandemia, rimanendo però particolarmente elevato rispetto alla media nazionale (23 punti percentuali in Calabria; quasi 18 nella media nazionale).

Ma ripresa solo per lavoratori dipendenti. Autonomi ancora in flessione

La Banca d’Italia però specifica che “analizzando l’andamento nel numero degli occupati anche in base alle caratteristiche professionali, la ripresa ha riguardato esclusivamente i lavoratori dipendenti, in linea con la ripartenza della domanda di lavoro delle imprese calabresi, mentre i lavoratori autonomi hanno continuato a subire una riduzione dei livelli occupazionali anche nel 2021 (-2,3%; -2,1 a livello nazionale). Al 31 dicembre 2021 le posizioni di lavoro create in Calabria (assunzioni al netto delle cessazioni) da inizio anno erano circa 13.700, un valore superiore a quello del 2020 che del 2019, come rilevato anche a livello nazionale. Grazie alla ripresa delle assunzioni e all’effetto del blocco dei licenziamenti – conclude il rapporto – il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto, scendendo al 18,0% (era il 21,0% nel 2019)”. (AGI)

Aumento prezzi energia pesano molto su traporti e agricoltura

A fine 2021 l’effetto diretto dell’incremento dei prezzi dei beni energetici e di quelli importati sui costi di produzione del settore privato non finanziario è stato pari al 2,1% rispetto ai dodici mesi prima: considerando anche le relazioni di filiera all’interno dell’economia, l’impatto complessivo è stato del 3,9%. -evidenzia ancora il rapporto annuale della Banca d’Italia che specifica come “tale effetto è risultato inferiore a quello medio nazionale solo in relazione alla minore incidenza sull’economia calabrese del settore industriale, che è stato maggiormente colpito dagli effetti diretti e indiretti dei rincari a causa del più intenso utilizzo nei processi produttivi dei beni energetici e di quelli importati. Tra gli altri settori – si fa rilevare ancora – l’impatto è risultato particolarmente intenso anche nei trasporti e in agricoltura

Recupera il turismo ma ancora lontano dai dati del 2019

“I flussi turistici presso le strutture ricettive regionali, pur in ripresa rispetto al 2020, sono stati ancora condizionati dalle limitazioni imposte dalla pandemia da Covid 19. In base ai dati dell’Osservatorio turistico della Regione Calabria, nel 2021 – spiega Bankitalia – le presenze sono cresciute del 30% rispetto all’anno precedente, risultando però ancora inferiori di circa il 40% rispetto al 2019. In particolare, il recupero dei livelli antecedenti alla crisi pandemica è stato inferiore per i turisti stranieri rispetto agli italiani (rispettivamente -72 e -27%), date anche le maggiori restrizioni agli spostamenti internazionali. Inoltre, secondo la Banca d’Italia, il traffico aeroportuale ha mostrato una risalita a partire dall’estate scorsa, soprattutto con riguardo al segmento nazionale. Il numero di passeggeri transitati per gli aeroporti regionali insulta però ancora inferiore di oltre il 40% rispetto al periodo pre-pandemia”.

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Il Superbonus traina il mercato dell’edilizia

“Dopo le forti ripercussioni generate dall’emergenza Covid 19, le nostre indagini  – scrive la Filiale di Catanzaro della Banca d’Italia nell’annuale rapporto sull’economia in Calabria – segnalano nel 2021 una diffusa risalita del fatturato delle imprese. La ripresa dell’attività economica – rileva Bankitalia – è stata più rapida e intensa nel settore industriale e soprattutto delle costruzioni, che hanno beneficiato della crescita degli investimenti pubblici e degli incentivi a sostegno degli interventi per la riqualificazione energetica. Nei servizi la ripartenza è stata più graduale e permane ancora una maggiore distanza rispetto ai livelli di attività pre-pandemici. Nel complesso gli investimenti privati hanno invece mostrato un andamento meno sostenuto rispetto al passato. La ripresa congiunturale, si legge nella relazione, “ha favorito il recupero della redditività e l’ulteriore incremento della liquidità delle imprese, che era già cresciuta marcatamente nel 2020 per l’ampio ricorso alle misure pubbliche di sostegno. L’uscita di aziende dal mercato è rimasta contenuta, mentre la natalità di imprese è risalita, anche se la crisi pandemica non ha promosso in regione un maggio orientamento verso iniziative imprenditoriali a più elevato contenuto digitale e innovativo che ha invece caratterizzato il Paese. Nel dettaglio, per quanto riguarda l’agricoltura, per la Banca d’Italia “in base alle stime Istat nel 2021 il valore aggiunto a prezzi costanti del settore primario è cresciuto del 6% rispetto all’anno precedente (-0,8% in Italia), tornando su livelli simili a quelli del 2019, anche se nella prima parte del 2022 il settore ha risentito fortemente degli effetti del conflitto in Ucraina, che ha inciso sia sui costi energetici sia su quelli legati all’approvvigionamento di materie prime improntati quali mangimi e fertilizzanti”.

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 Per quanto riguarda l’industria nel report d Banca d’Italia viene evidenziato che “dopo la forte contrazione del 2020 ha registrato un deciso recupero nel 2021, nell’ultima parte dell’anno tuttavia l’operatività ha rallentato per effetto della risalita dei contagi e del perdurare delle tensioni sulle catene di fornitura. L’indagine della Banca d’Italia su un campione di imprese industriali con almeno 20 addetti conferma la ripresa dell’attività: tre quarti delle imprese partecipanti hanno segnalato un aumento del fatturato a prezzi correnti rispetto al 2020, contro il 20% che ha registrato un calo. Infine, per quanto riguarda le costruzioni, Banca d’Italia evidenzia che “secondo le stime Prometeia nel 2021 il valore aggiunto del settore delle costruzioni è aumentato in maniera consistente, superando i livelli di attività precedenti la pandemia. Nell’edilizia residenziale le imprese partecipanti all’indagine hanno segnalato un aumento della quota del valore della produzione legata ai benefici del Superbonus. Secondo i dati del monitoraggio congiunto di Enea e ministero dello Sviluppo economico, in Calabria – si legge nel report dell’istituto – gli interventi con almeno un’asseverazione protocollata al 30 aprile 2022 sono stati 6.018, per un importo complessivo di circa 1,1 miliardi (il 4& del totale nazionale)”.

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