Italia
Superbonus 110, fondi finiti: cosa succede a chi ne ha già fatto richiesta
A partire dal 1° luglio i crediti per i consumatori finali saranno “svalutati”, col risultato che chi cede ad esempio un credito da 100 euro se ne vedrà rimborsare meno di 90

ROMA – Lo scorso 31 maggio, secondo dati Enea, i miliardi prenotati dai cittadini nell’ambito del Superbonus 110% ammontavano a 33,7 miliardi di euro. I fondi stanziati finora dal governo – prevedendo il loro esaurimento nel 2027 – si fermano invece a 33,3 miliardi: le risorse disponibili non sono solo esaurite, ma sono anche state superate.
Non è ancora chiaro cosa succederà in futuro. C’è chi spinge per il rifinanziamento della misura, ma il presidente del Consiglio Mario Draghi non ha mai nascosto di non vedere di buon occhio l’agevolazione così come è costruita al momento. In attesa di capire cosa deciderà l’esecutivo, in molti si chiedono cosa succede adesso a chi ha già richiesto i fondi per effettuare lavori edili nell’ambito del Superbonus. Riuscire a finire gli interventi già cominciati è di importanza prioritaria, non solo per i cittadini che devono pagare lavori che rischiano di rimanere incompiuti, ma anche per le aziende edili coinvolte. Secondo i calcoli del Cna sarebbero infatti 33mila le imprese che rischiano il fallimento. Come spiega il commercialista Christian Dominici al Corriere della Sera, lo sforamento dei fondi non dovrebbe essere un problema in questa fase, almeno per la prosecuzione delle attività già in corso. Il credito arrivato nelle casse delle banche, dice Dominici, “è del tutto esegibile e lo sarà per tutti i crediti ceduti prima di uno stop formale a nuovi fondi”.
Tuttavia, a partire dal 1° luglio 2022, i crediti per i consumatori finali saranno “svalutati”, col risultato che chi cede ad esempio un credito da 100 euro se ne vedrà rimborsare meno di 90. Ha spiegato l’aumento del costo della procedura ad esempio Banca Intesa, che in una lettera ai clienti sottolinea come “l’elevato flusso delle richieste pervenute” di cessioni di crediti edilizi “ha purtroppo comportato l’esaurimento della nostra possibilità di compensare” tali crediti. Il motivo è da cercare nel meccanismo normativo per cui gli operatori sul mercato sono tenuti a un “vincolo di compensazione” che li obbliga ad avere crediti fiscali, come quelli edilizi, non superiori al livello di imposte e contributi versati dalla banca. Le banche hanno quindi interrotto gli acquisti dei crediti fiscali derivanti dal Superbonus. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni, in un’intervista a Il Messaggero, sottolinea come “quello dei crediti fiscali nell’edilizia è un tema che sta assumendo dimensioni preoccupanti”. Per questo, secondo Freni, sarebbe “necessario un intervento definitivo che consenta di superare una volta per tutte le criticità registrate dalle imprese e, al contempo, di evitare i fenomeni elusivi che hanno caratterizzato il passato”.

















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