Calabria
Operazione “Good”, gli spari ai cartelli stradali: “sono fuso di cervello”
Scene da far west quelle che emergono dall’operazione Good compiuta dai carabinieri quesa mattina. Crivellati a pallettoni alcuni segnali stradali

REGGIO CALABRIA – “Indovina chi gliele ha buttate quelle fucilate? A capodanno! Guarda, guarda che colpi a pallettoni! Ero ubriaco così sono passato col fucile! Io e un altro! Te l’ho detto che io sono fuso di cervello! Ancora non mi conosci a me. Sono proprio fuso. Siamo passati da qua con un fucile, io e un altro e gli abbiamo fatto quelle transenne come a San Luca! Pure a San Luca fanno queste cose”.
È questo il contenuto di una delle intercettazioni inserite nell’inchiesta “Good” che stamattina ha portato all’esecuzione di 9 misure cautelari per droga e detenzione di armi. In carcere sono finiti Salvatore Bono di 55 anni e suo figlio Samuele di 22 anni.
Il gip Barbara Borelli, inoltre, ha concesso gli arresti domiciliari alla madre Lucia Mammoliti di 51 anni, allo zio Guerino Bono di 43 anni, al nonno Rocco Bono di 77 anni, a Marco Fossari di 34 anni e a Nicodemo Buzzai di 29 anni. Quest’ultimi sono ritenuti, rispettivamente, il fornitore di marijuana e l’intermediario attraverso il quale la famiglia Bono acquistava lo stupefacente che poi rivendeva nella zona.
Il giudice per le indagini preliminari, infine, ha disposto l’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria per Rocco Bono di 26 anni e per Annalisa Auddino di 23 anni, rispettivamente fratello e fidanzata di Samuele Bono. Oltre al sequestro della piantagione di canapa indiana trovata in una frazione di Anoia, l’impianto accusatorio è fondato sulle intercettazioni registrate dai carabinieri. Gli indagati, infine, erano soliti utilizzare l’applicazione Telegram dove si scambiavano pure fotografie dello stupefacente.


















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