Provincia
Tragedia nel cosentino giovane si impicca in soffitta mentre i genitori sono in casa

Le urla del signor Cesare riecheggiano ancora tra i vicoli di via Polmo.
NOCARA (CS) – Sua moglie non riesce ancora a dimenticare quel grido cupo, macabro indizio di un triste presagio. La famiglia Violante è distrutta all’alba dei funerali del figlio 32enne tenutisi ieri pomeriggio nella chiesa di San Nicola di Bari a Nocara. Un ragazzo educato, senza troppi grilli per la testa che viveva tranquillo con i suoi familiari. Non si vedeva mai al bar a bere o vagabondare per il paese. Così lo descrivono i suoi vicini di casa che si stringono nel dolore dei genitori del ragazzo che ha deciso di porre fine alla propria esistenza in un caldo pomeriggio d’Agosto. Da più di tre anni la relazione sentimentale con una giovane del posto che frequentava da diverso tempo era terminata, ma i due pare fossero ancora in ottimi rapporti. Era in cerca di lavoro da qualche mese dopo che il contratto con una ditta che si occupa del rimboschimento della zona era scaduto.
Sua madre (in vita, nonostante una nota testata abbia affermato che sia deceduta) affranta racconta che Martedì dopo aver pranzato era andato in mansarda. Senza dire nulla: nessun segno di malessere o insofferenza. Decide di fare un cappio con un nodo. Il giogo di morte al collo. Pochi minuti di stenti, poi la morte. A ritrovare il corpo di Giuseppe penzoloni nel sottotetto il padre che, non sentendo alcun rumore, era andato a controllare cosa stesse facendo. Un’immagine sconvolgente a cui l’uomo ha reagito con urla di disperazione. Al piano sottostante la madre ancora ad oggi incredula di quanto possa essere accaduto. Entrambi erano in casa e non si sono resi conto di nulla. Un cruccio a cui non riescono a rassegnarsi. Pare che non fosse la prima volta che il 32enne tentava l’estremo gesto. In due occasioni, riferiscono i vicini di casa, avrebbe provato a suicidarsi. Una volta tagliandosi le vene, un’altra volta a Roma cercando di lanciarsi sotto un treno. Una situazione emotiva forse precaria di un giovane che senza alcun motivo apparente ha gettato nello sgomento un’intera comunità.
In foto il quartiere in cui Giuseppe viveva con i genitori




















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