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Diventa tetraplegico dopo un intervento a Milano: “vite distrutte, chi ha sbagliato paghi”

Calabria

Diventa tetraplegico dopo un intervento a Milano: “vite distrutte, chi ha sbagliato paghi”

I familiari di Piero Vrenna, calabrese operato a Rozzano, chiedono di essere ascoltati nella speranza che si possa giungere quanto prima a un punto di incontro con la struttura sanitaria

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medici chirurgia

CROTONE – Una dolorosa e drammatica vicenda quella che sta vivendo una famiglia di Crotone. Dopo un delicato intervento chirurgico avvenuto a Rozzano, in provincia di Milano, il padre famiglia è rimasto tetraplegico. Sono passati ormai sei anni e, nonostante le responsabilità emerse dall’accertamento tecnico preventivo in sede civile, la struttura non vuole aiutare la famiglia che, nel frattempo, si è affidata a Giesse Risarcimento Danni. La moglie dell’uomo, che deve badare a lui e ai loro tre figli, non riesce più ad andare avanti né dal punto di vista economico né da quello umano. La situazione è diventata insostenibile: «è inaccettabile che nessuno dell’Azienda sanitaria ci sia venuto incontro. Siamo stanchi».

Vite stravolte

«Sei anni fa mio marito rimase tetraplegico a causa di un errore medico. Questo comportò uno stravolgimento della sua e della nostra vita, con la necessità di assisterlo h24, dai semplici movimenti posturali, all’igiene, all’alimentazione… Il silenzio dell’ospedale milanese che l’operò, rendendolo invalido al 100%, ci lascia senza parole. Pretendiamo che chi ha sbagliato, paghi».

Lo sfogo della moglie di Piero Vrenna: “un calvario”

Vrenna è un ex operatore socio-sanitario di Crotone; ricoverato il 12 settembre 2016 all’ospedale Humanitas di Rozzano per un delicato intervento chirurgico era stato dimesso due giorni dopo. Purtroppo non riuscì a tornare a casa perché, una volta arrivato a Crotone, venne ricoverato immediatamente all’ospedale locale per quella che si sarebbe poi rivelata un’infezione con formazione ascessuale cervicale in sede di ferita legata all’intervento. È in quei giorni che cominciò il calvario della famiglia Vrenna e soprattutto di Piero, costretto a fare i conti con una sofferenza fisica e interiore mai vissuta prima. Quindi, la decisione di rivolgersi a Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato in casi di malasanità, che nel luglio 2021, dopo numerosi tentativi (purtroppo falliti) di trovare un accordo in sede stragiudiziale, nominò come legale fiduciario l’avvocato Impelluso e chiese un accertamento tecnico preventivo in modo da chiarire fin da subito quanto accaduto.

«Se ci soffermiamo sulla perizia – sottolinea il referente della famiglia Anselmo Vaccarono di Giesse Risarcimento Danni – la responsabilità della struttura sanitaria risulta pacifica, tant’è che non sono state depositate osservazioni. Tuttavia nessuno ha avanzato proposte risarcitorie e questo ci ha costretto, a metà del 2021, ad agire in giudizio con una causa civile».

Le conclusioni dell’accertamento tecnico preventivo a cui sono giunti i medici nominati Marta Mandelli e Pasquale Ferrante, peraltro, non lasciano spazio ad alcun dubbio: «L’infezione che in seguito ebbe a manifestarsi, trova genesi causale nell’intervento che fu eseguito presso l’Ospedale Humanitas in paziente peraltro sottoposto a inadeguata profilassi antibiotica».

Il risultato, per Piero, fu catastrofico: si ritrovò tetraplegico, con assoluta e definitiva impossibilità a camminare e con dipendenza totale da caregivers per lo svolgimento delle attività quotidiane. Una condizione, scrivono i ctu, «rimasta stabile nel tempo e non suscettibile di miglioramenti visto il lungo tempo trascorso, che trova quantificazione in termini di pregiudizio dell’integrità psico fisica del soggetto nella misura del 90%».

«Era un operatore sanitario e la Sanità lo ha abbandonato»

Ora i familiari pretendono risposte: «Siamo stanchi – continua la moglie – mio marito faceva l’operatore socio-sanitario e ha sempre dato cuore e anima ai suoi pazienti. Quella sanità che amava tanto non solo l’ha paralizzato dalla testa ai piedi ma, cosa ancora peggiore, l’ha abbandonato.». «Se non fosse stato per l’aiuto economico di amici e conoscenti, che in questi anni ci sono stati vicini – conclude la moglie–non ce l’avremmo fatta: Piero era l’unico che lavorava e io dovevo e devo occuparmi anche dei nostri tre figli, di cui uno ancora adolescente. È incredibile ma, soprattutto, inaccettabile che nessuno dell’Azienda sanitaria abbia mai fatto un passo per venirci incontro, per darci un aiuto, un acconto, viste le loro evidenti e incontestate responsabilità per quello che è successo a mio marito: né lui né tanto meno noi meritiamo un simile atteggiamento, dopo le difficoltà ed il dolore immenso che continuano a provocarci».

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