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Calderoli: «stufo di leggere che voglio spaccare l’Italia, pronto a querelare»

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Calderoli: «stufo di leggere che voglio spaccare l’Italia, pronto a querelare»

È battaglia sull’autonomia differenziata. Solo ieri il ministro Roberto Calderoli, giunto in Calabria, ribadiva che questa non è «una proposta contro qualche territorio»

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Roberto Calderoli

COSENZA – È battaglia sull’autonomia differenziata. Solo ieri il ministro Roberto Calderoli, giunto in Calabria, ribadiva che questa “non vuole essere una proposta contro qualche territorio, ma sarà una scommessa per i territori calabresi”. Ora il ministro leghista è stufo e dice “basta con gli attacchi che sfociano in offese e anche di peggio. Sono stato paziente per settimane ma adesso si è passato il limite, sono stanco di leggere sui media frasi tipo lo ‘spacca Italia’ del ministro Calderoli riferito al ddl sull’autonomia differenziata o lo strappo di Calderoli. Io da ministro ho giurato sulla Costituzione, che sancisce l’unità nazionale, per cui scrivere che voglio spaccare l’Italia significa darmi dello spergiuro“. Lo afferma il ministro Roberto Calderoli in una nota.

“Questa è diffamazione, forse addirittura calunnia, perché mi si attribuisce un’inventata volontà di spaccare il Paese – sottolinea -. Ricordo poi che io sono il Ministro per le Regioni, di tutte le Regioni italiane, non di alcune sì e altre no e proprio per questo sto girando l’Italia in lungo e in largo per incontrare di persona tutti i governatori regionali. Altro che spacca Italia… Ora basta, i giornalisti hanno un codice deontologico da rispettare, c’è un limite alla cronaca che non può trascendere in offesa o in bugia. Non intendo querelare nessuno per ora, non sono il tipo che querela, ma se mi capiterà di leggere ancora frasi offensive e calunniose nei confronti del mio lavoro da ministro, frasi come queste sullo spacca-Italia, allora sarò costretto a procedere alle vie legali. Totale e sacrosanta libertà di critica dei giornalisti, ci mancherebbe, ma non di inventare qualcosa che non esiste e di diffamare, chiaro?”.

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