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Sergio Crocco: quando la cultura viene dal dialetto

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Sergio Crocco: quando la cultura viene dal dialetto

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COSENZA – Chi l’ha detto che per fare cultura bisogna conoscere le lingue? Oppure perchè per essere credibili bisogna essere in possesso

di precise credenziali? Per far ridere e sorridere, a volte basta poco. Tanta ironia, frasi ad effetto in dialetto cosentino, una buona dose di ispirazione, un personaggio popolare a cui ispirarsi e il gioco è fatto. O meglio lo spettacolo è un successo. Stiamo parlando di Sergio Crocco, alias Canaletta. Il successo di Sergio sta tutto nella sua genialità, quella stessa genialità che, unitamente, all’utilizzo del dialetto, fa di Canaletta un personaggio di cultura “istituzionale”. Di questo ne siamo convinti, così come ne è convinto il collega Eugenio Furia, giornalista di Corriere della Calabria che sul giornale, diretto da Paolo Pollichieni, scrive. La risposta all’esterofilia – che poi è il massimo del provincialismo – è il trionfo del dialetto, elevato ad arte anche da chi non lo sa parlare: è appartenenza, e nella città dei Bruzi sta diventando un vero caso dopo il boom che hanno registrato nelle ultime settimane la prima replica di Maniàmuni, lo spettacolo di Nunzio Scalercio all’Acquario e il Giangurgolo di Max Mazzotta e quello a cui forse si preparano le favole calabresi di Lindo Nudo, che hanno debuttato domenica scorsa al Piccolo teatro Unical. È vero che, come ha notato qualcuno, nella società della condivisione da social network il pubblico vuole vedersi riflesso: ma nelle due repliche di “Maniàmuni” – e “Ara ‘mmersa” – c’è qualcosa, anzi molto di più del narcisismo. Anzitutto le finalità: attraverso il ricordo di Piero Romeo, amatissimo come uomo prima che rispettato come pioniere della curva rossoblu, rendere palpabile il sostegno ai più deboli, un’operazione inversa alla solidarietà da passerella che non lascia traccia concreta ma ottiene passaggi tv e paginate di giornale. Con “La terra di Piero: pozzo farcela!” si è già portata l’acqua in un villaggio dell’Africa e i risultati sono tangibili – oltre che “verificabili” sul web. Adesso altri pozzi si aggiungeranno ai due già costruiti. Ma anche il migliore dei messaggi ha bisogno della potenza dell’arte per essere veicolato. E allora, se non si rischiasse di apparire empi, si direbbe che l’operazione di “Canaletta & Friends” è dantesca: rendere letteratura Pilerio Petramala come nella Divina Commedia trovavamo i peccatori fiorentini nell’Inferno e non solo l’aura celeste dei “piani alti”. Non solo, il messaggio è anche un altro. Mentre in città, comsì come un pò ovunque, i famosi “consumi culturali” segnano flessioni e disinteresse crescente nonostante i nuovi teatri (avveniristici ma semivuoti) e con cartelloni sempre più “mini” causa tagli ma anche e soprattutto causa gestione politica della cultura, Crocco chiama a raccolta la città e la mette davanti al proprio genio. La voce di Nicholas Cage che legge in video una delle poesie di “Canaletta” e dà appuntamento «alla prossima, dal vivo» (lui è il numero uno dei doppiatori italiani, Pasquale Anselmo, e soprattutto è «cresciuto nelle palazzine») mostra la Cosenza dei talenti – ma davvero, non quelli di cui si riempie la bocca la politica – come Dario Brunori in uno spassosissimo quartetto di “Guardia ’82”. Sono più commoventi quei tre bimbi che hanno imparato le poesie a memoria o i disabili che gridano la loro «normalità» – ammesso che sia un valore – e il sogno di Natale in cui i “pazzi” si prendono la città? In due ore e mezza di show,  ancora lampi di pura filosofia della strada nelle liriche dedicate alla morte e alla nascita, con in mezzo le tappe di un’esistenza scandite da calembour e rime a volte geniali, incastrate in una metrica tecnicamente perfetta. Il pubblico ha capito lo spirito visto che commenta «ara cusentina», in tempo reale nel bene e nel male senza peli sulla lingua, come se fosse nel cortile delle case popolari. La poesia con le “jestìgne” è un esercizio geniale sospeso tra il gramelot di Dario Fo e il divertissement futurista, ma il talento di Crocco prende forma anche nei componimenti “seriosi” come quello sulla Cosenza solidale, sulla città che 10 anni fa accolse con le lenzuola bianche dai balconi i 60mila dopo l’operazione No-global, sugli affetti e su un toccante Infinito leopardiano rivisto in vernacolo e con doppio finale – alto e basso, in linea con lo spirito della serata. Con gli occhi lucidi per Piero.

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