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Belvedere: l’80enne, massacrata senza pietà

COSENZA – Furia omicida. E’ quella con cui l’assassino di Ilanda Nocito s’è accanito sul corpo indifeso della donna, massacrandola di botte sul volto e sulla testa, fino a farla morire. Il medico legale che ieri ha eseguito l’autopsia sul cadavere dell’80enne, non ha avuto dubbi: la morte è stata istantanea, troppo forte quelle botte, troppo violenti quei colpi, troppo animalesca quella violenza, per alcuni aspetti decisamente spropositata. Come ci si può accanire c on tanta ferocia su una donna, di 80 anni, indifesa e, soprattutto, innocua?. Cos’ha potuto fare di grave questa donna per meritare una fine così tragicamente violenta? A contare le ferite, le ecchimosi ed i lividi post-mortem, sembra quasi che la donna sia stata scelta come bersaglio. Perchè? Forse per una rapina andata a male e degenerata nel sangue, forse per mandare un messaggio a suo figlio, don Marcello Riente, parroco della frazione di Laise. Ipotesi, quesiti, domande, spunti investigativi ai quali i carabinieri del comando provinciale di Cosenza, così come i loro colleghi della Compagnia di Scalea e i Ris di Messina devono dare risposte. E gli inquirenti queste risposte le stanno cercando tra gli infiniti indizi trovati e quella casa dell’orrore che stanno “ascoltando” dalle 12 di venerdì, quando don Riente ha trovato e scoperto il cadavere di sua madre. Già don Marcello Riente, anche lui un paio di mesi fa è stato aggredito e picchiato. Perchè? Il parroco sa bene chi l’ha aggredito, perchè lo stesso don Riente nei frangenmti di quella colluttazione, sfilò il passamontagna del suo aggressore, vedendolo in viso. Ma di quel volto, però, il parroco non ha mai fatto menzione ai carabinieri. Proprio sull’aggressione e l’omicidio i carabinieri hanno intensificato le indagini, alla ricerca di punti di contatto. Chi è entrato in casa del parroco, ne ha ucciso l’anziana madre, ha messo a soqquadro l’appartamento e ha rovistato tra i cassetti e le stanze del’abitazione cercava qualcosa di preciso, qualcosa per cui non ha esitato ad uccidere. Ma cosa? Dalla casa mancano dei soldi, ma questo potrebbe essere, pensano gli inquirenti, anche un depistaggio, lasciato come traccia dall’assassino per sviare le indsagini. I Ris di Messina, ieri mattina, così come lo faranno anche oggi, sono rientrati nella casa di Belvedere Marittimo per studiare gli indizi. La mappa del sangue che ha ridisegnato di “rosso” le pareti dell’abitazione servirà per capire dov’è partita la colluttazione e dove s’è consumato l’omicidio. I carabinieri cercano, con insistenza, tracce biologiche o il dina del killer. Sicuramente, l’si (soggetto ignoto) nel compiere la sua missione di morte avrà commesso qualche errore. Ed è proprio l’errore quello che i militari dell’Arma stanno cercando. E poi c’è un aspetto da considerare e che gli inquirenti tengono sotto osservazione. Il giorno dell’omicidio, Belvedere Marittimo, o una parte di esso, era un paese blindato, per via della celebrazione dei funerali dle giovane carabinieri, morto in seguito alle ferite di un tragico incidente stradale, avvenuto una settimana prima. C’erano carabinieri ovunque, anche i vigili urbani pattugliavano le strade. A celebrare il rito funebre è stato proprio don Marcello Riente. Gli inquirenti, infatti, pensano che l’assassino abbia scelto di agire a quell’ora perchè il parroco non c’era. Ma c’era sua madre e la tragedia è stata forse l’inevitabile conseguenza di quest’assassinio crudele.



















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