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La Presila non vuole morire, tutti pronti a bloccare i tir diretti alla discarica di Celico

Secondo le dichiarazioni di tre pentiti il denaro del business sui rifiuti dell’imprenditore Vrenna scivolerebbe nelle tasche delle cosche.
CELICO (CS) – Oliverio come Scopelliti ha sinora assecondato l’uso della discarica Mi.Ga. di Raffaele Vrenna per lo sversamento di rifiuti indifferenziati in un’area che costeggia il Parco Nazionale della Sila. Al termine di una rovente estate, che ha visto i residenti dei Comuni della Presila (da Spezzano Piccolo a Trenta) soffrire per le esalazioni provenienti dal sito di località San Nicola, le risposte dell’Arpacal sono state a dir poco preoccupanti. L’ente deputato a tutelare l’ambiente della regione Calabria pare non abbia gli strumenti per stabilire se i miasmi della discarica siano nocivi per la salute o meno. I rifiuti a Celico vengono trattati a cielo aperto e il gas che viene prodotto viene bruciato e rilasciato nell’aria senza essere filtrato.
Da circa otto anni si attende che la Mi. Ga. costruisca un capannone all’interno del quale trattare i rifiuti e istalli dei biofiltri per mitigare i disagi delle emissioni odorigene. L’ultima scadenza per effettuare i lavori era stata fissata per il mese di Agosto, ma per l’ennesima volta è stata disattesa. Il 30 settembre si attende una nuova scadenza che potrebbe sancire la chiusura definitiva della discarica di Raffaele Vrenna che sembrerebbe presentare diversi profili di illegalità dalla distanza dal centro abitato alla vicinanza a corsi d’acqua e falde acquifere, sino alla pericolosità dei materiali sversati senza alcun tipo di trattamento eseguito a norma di legge. Irregolarità su cui la Regione Calabria guidata prima da Scopelliti ed oggi da Oliverio ha inteso glissare usando come giustificazione un’emergenza rifiuti che grazie all’emendamento Orsomarso ha fatto sì che la discarica, ubicata nel cuore della Presila per raccogliere l’umido da cui ricavare compost, fosse usata per accogliere tutti i tipi di rifiuti.
Il provvedimento scadrà a fine mese e ieri sera in un’affollatissima assemblea pubblica a Celico la posizione dei cittadini, del Comitato Ambientale Presilano, del consigliere regionale Giudiceandrea, dei sindaci di Spezzano Piccolo, Celico, Rovito, Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace e Trenta, nonchè del parlamentare Sebastiano Barbanti è stata unanime: la discarica dovrà essere chiusa. Tutti i partecipanti si sono detti infatti pronti a fare barricate per impedire che i camion a partire dal 30 Settembre continuino a conferire nel sito di contrada San Nicola. Non hanno nulla da perdere. A ribadirlo è uno degli attivisti del Comitato Ambientale Presilano. ”Quando abbiamo bloccato i tir ci hanno minacciato di multarci con 10mila euro per aver occupato la strada. Le nostre case a causa della discarica sono state svalutate del 40%, circa 80-90mila euro, a cui va aggiunto il denaro delle medicine che spendiamo e spenderemo per curarci.
La nostra salute e la nostra terra non hanno prezzo. Ci chiediamo – tuona il militante del Comitato Ambientale Presilano – perché la magistratura si occupi più dei nostri presidi che non della matassa in cui opera Vrenna. Ci puniscono quando manifestiamo e ignorano chi inquina acqua, terreni e aria (che fu classificata come la più salubre d’Europa). Noi non abbiamo paura, non ci lasceremo intimidire da qui non passerà neanche un camion”. Intanto pare che anche dalla Basilicata e dall’Abruzzo dove Vrenna si è aggiudicato un appalto per lo smaltimento speciale di rifiuti ospedalieri, con un ribasso del 30%, si stiano levando voci di dissenso e azioni legali contro l’imprenditore calabrese cui business secondo le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia sarebbe strettamente legato agli interessi delle ‘ndrine.


















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