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Bernardo e Ruffolo: accusa anche di associazione mafiosa

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Bernardo e Ruffolo: accusa anche di associazione mafiosa

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CATANZARO – Umberto Bernaudo e Pietro Paolo Ruffolo, esponenti del Pd, ex consiglieri provinciali di Cosenza, avrebbero dovuto essere sottoposti a

provvedimento cautelare anche per concorso esterno in associazione mafiosa e per la contestazione dell’aggravante delle modalita’ mafiose. E’ quanto sostenuto dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che oggi, nella persona del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, ha discusso in aula il ricorso presentato avverso il provvedimento del giudice distrettuale per le indagini preliminari che ha disposto per i due indagati la misura della custodia ai domiciliari, non confortando la tesi degli inquirenti quanto alle contestazioni in tema di mafia.  nell’ambito di una vasta inchiesta condotta da Dia e Carabinieri, nell’ambito della quale e’ ipotizzato che i due ottennero appoggio elettorale in occasione delle elezioni provinciali del 2009 da presunti esponenti dei Di Puppo-Lanzino, considerati ai vertici della ‘ndrangheta del Cosentino. Posti ai domiciliari, i due ex consiglieri provinciali sono stati poi rimessi in liberta’ dal tribunale del riesame. Ma la Procura antimafia di Catanzaro gia’ all’epoca degli arresti aveva reso noto di voler impugnare l’ordinanza del gip che non ha ritenuto di sostenere le contestazioni in tema di mafia, secondo la Dda in base a motivazioni che sarebbero carenti. Una convinzione che oggi l’aggiunto Borrelli ha spiegato ed argomentato per oltre un’ora davanti ai giudici del tribunale della liberta’ che, dopo le discussioni dei legali di Bernardo e Ruffolo, si sono riservati la decisione. 

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