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Bonnie “incastra” Clyde

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Bonnie “incastra” Clyde

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COSENZA – Bonnie si pente e incastra Clyde. La Bonnie di cui parliamo si chiama Paola, è una ragazza di 20 anni, che ha deciso, forse per

fare un dispetto al suo “Clyde”, di nome Michele, un 20enne di Longobardi di professione bagnino, di denunciare il suo ragazzo ai carabinieri, accusandolo di essere l’autore di una lunga serie di rapine, compiute in giro per la Calabria tra il 2011 e l’anno appena trascorso. Una confessione che costerà caro anche a lei, considerato che Paola, s’è autoaccusata di aver partecipato ad alcuni colpi. Proprio per questa sua partecipazione delinquenziale, la Procura della Repubblica di Cosenza, attraverso i pm Paola Izzo e Salvatore Di Maio, ne ha chiesto ora il rinvio a giudizio. La Bonnie pentita è difesa dall’avvocato Giampiero Calabrese. Il 20enne è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine e nonostante la giovane età ha un curriculum delinquenziale niente male. Michele è stato arrestato dai carabinieri il 25 luglio scorso. Venti giorni prima aveva messo a a segno una rapina commesso venti giorni prima nella yogurteria di via Mari. Ad incastrarlo, oltre che alcuni testimoni, erano stati i filmati delle telecamere che lo avevano immortalato, in compagnia della sua complice, mentre si allontava dal negozio subito dopo il colpo. Con loro, anche due minorenni. La ragazza ha parlato anche di altre rapine. Ricordando nei minimi dettagli, date, orari, luoghi e, perfino le modalità di esecuzione. La prima rapina risale al 14 aprile scorso, quando il giovane entra nella parafarmacia di via Alberto Serra. All’interno del punto farmaceutico c’è la cassiera e alcuni clienti. Michele, armato di coltello, s’avvicina alla cassa e urla: dammi i soldi sennò ti scanno. Arraffato il bottino, circa 200 euro, Michele e Paola, si danno alla fuga, facendo perdere le loro tracce tra le traverse del centro cittadino. Due giorni dopo il bandito, in compagnia della fidanzata, sceglie Catanzaro Lido come meta del suo istinto criminale. I due assaltano una macelleria, minacciando con una pistola a salve la titolare e una dipendente: 900 euro. Il 26 aprile torna a colpire nella parafarmacia di via Serra. La modalità delinquenziale è identica al primo episodio. Stavolta nella cassa ci sono 160 euro. Il 28 aprile cambia bersaglio. Adocchia una signora che passeggia lungo corso Fera, le si avvicina alle spalle e la strappa via la borsa. Dentro ci sono 30 euro, un telefono cellulare, i documenti, una catenina e un paio d’orecchini d’oro. Anche stavolta la scena viene ripresa da una telecamera. E qui Michele commette un altro errore. Perché va a vendere i due oggetti d’oro a un “Compro oro” di Paola. Il 15 maggio insieme a due complici distrugge il distributore di preservativi posto all’interno del Parco dell’amore a Cosenza. Ilbottino: 200 euro in contanti e alcune scatole di profilattici. Poco prima, aveva rapinato la parafarmacia di corso Fera. La tecnica è sempre la stessa: volto travisato, coltello, farmacista minacciata, cassa ripulita: 250 euro il bottino. Due giorni dopo Rispoli e altri due complici tornano a colpire. Stavolta tocca a un negozio di abbigliamento, sempre in corso Fera. Minaccia con una pistola a salve i coniugi titolari dell’esercizio commerciale. I tre rapinatori se ne vanno con l’incasso e il portafoglio dell’uomo: 300 euro. Il 21 maggio tocca alla yogurteria di via Mari. L’azione è rapida, Michele guarda freddo la commessa negli occhi e con la voce da duro le urla: Se non mi dai i soldi di ammazzo. Se mi guardi in faccia ti ammazzo»,si porta via l’incasso (186 euro) e le ruba pure il cellulare. Ritorna 45 giorni dopo. Il colpo riesce, ma viene riconosciuto. Grazie al meticoloso lavoro di indagine dei carabinieri arrivano tutti i necessari riscontri: filmati, fotografie, testimonianze e persino il “costume” da rapinatore. Perquisendo la sua abitazione, infatti, i militari trovano la sciarpa usata in qualche occasione per occultare il viso e gli indumenti immortalati dalle telecamere.

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