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Tumori per chi vive a ridosso delle discariche: dati da approfondire, ma manca il personale

Indagine epidemiologica su due aree della Calabria considerate ad alto rischio su cui insistono discariche da bonificare.
CATANZARO – In località Vasi a Davoli, in provincia di Catanzaro, a circa un chilometro di distanza dal centro abitato dai primi anni ’70 per decenni sono stati sversati rifiuti urbani. La discarica nel corso del tempo ha accolto macerie da demolizione, ingombranti ed elettrodomestici. Il tutto abbandonato all’aria aperta su un’area di 40mila metri quadri recintata con una semplice rete metallica. I terreni su cui insiste la discarica non sono mai stati impermeabilizzati, mentre i rifiuti sono stati coperti con uno strato di terra quando è stata decretata la chiusura dell’impianto. Nei terreni è stata rilevata la presenza di piombo, mentre le falde acquifere risultano contaminate da piombo, carbonio ed antimonio. In località Bagni nel Comune di Lamezia Terme un’altra discarica ubicata a 50 metri dall’argine di un fiume è stata classificata come area ad alto rischio. Anche in questo caso l’abbancamento dei rifiuti iniziò nei primi anni ’70 su 180mila metri quadri di terreno. Le analisi hanno rilevato un’eccessiva presenza di arsenico, piombo, ferro, carbonio e manganese nei terreni e nelle falde acquifere.
La valutazione dello stato di salute della popolazione residente nei Comuni di Davoli e Lamezia Terme è stata possibilegrazie ad uno studio ad hoc in quanto la provincia di Catanzaro ad oggi è l’unica in Calabria dotata di un Registro Tumori accreditato AIRTUM. Nonostante ciò i dati non sono esaustivi. Mesi di lavoro per capire che non è possibile capire. Non è possibile stabilire se chi vive a ridosso di una discarica possa contrarre particolari patologie oncologiche o meno. Non è possibile stabilirlo oggi e non sarà possibile farlo domani, visto che i funzionari che lavoravano al progetto sono andati in pensione e non saranno sostituiti. A spiegarlo è la stessa epidemiologa che ha coordinato lo studio Antonella Sutera Sardo. In entrambi i siti sono stati registrati eccessi di tumori maligni del sistema linfatico ed emopoietico. Eccessi che però precisa Sutera Sardo “non sono coerenti, in quanto l’incidenza non è superiore alla media, ma lo sono solo i ricoveri e la mortalità che però non corrispondono in quanto si registrano più ricoveri che decessi. In più lo studio è stato fatto su tutti gli abitanti del Comune e non solo sui residenti delle aree a ridosso della discarica. Lo studio va approfondito”.
Nel documento in cui viene sintetizzata la relazione sullo stato di salute dei cittadini che vivono nelle due zone considerate ad alto rischio emerge subito un paradosso: “i due siti non hanno avuto impatto misurabile per la patologia oncologica nel periodo coperto dal Registro Tumori”. Quasi a voler significare che non c’era il materiale su cui fondare un’indagine sull’incidenza tumorale, nonostante ciò il team chiamato a verificare se vivendo nei pressi di una discarica ci si ammala afferma che “non sono emersi eccessi nell’incidenza dei tumori. Alcuni eccessi, segnalati nella mortalità e nell’ospedalizzazione di tumori maligni del sistema linfatico ed emopoietico non sono stati sempre coerenti, pertanto non sono riconducibili, sicuramente, a fattori ambientali”. Si nega per poi dire infine che “le analisi di mortalità e morbosità, che coprono una finestra temporale più ampia, hanno mostrato un segnale sull’insieme dei Tumori dell’apparato linfoemopoietico in entrambi i siti”.
Tra le patologie indicate dalla letteratura scientifica internazionale correlate alla presenza di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi a Lamezia Terme sono stati registrati decessi per: tumore del pancreas nelle donne e linfomi non Hodgkin negli uomini, ricoveri per tumori del pancreas, laringe, apparato linfoemopoietico e leucemie, nonchè patologie non oncologiche quali malformazioni congenite, malattie ischemiche del cuore, malattie epatiche croniche e malattie respiratorie acute. Più ‘rassicurante’ la situazione nel Comune di Davoli dove la mortalità registrata si riferisce a tumori dell’apparato linfoemopoietico e l’ospedalizzazione è relative a leucemie, tumori epatici oltre ai tumori dell’apparato linfoemopoietico e le patologie non oncologiche rilevate riguardano malattie ischemiche del cuore, malattie respiratorie acute ed asma. Nel corso del Master di II livello in Epidemiologia applicata, promosso dalla Regione Calabria per formare la “Rete Epidemiologica e di salute della popolazione” e condotto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è stato possibile effettuare lo studio soltanto sul territorio della provincia di Catanzaro in quanto unico, attualmente, ad essere provvisto di un Registro Tumori Accreditato.
“L’ASP Catanzaro – si legge in una nota divulgata da Sutera Sardo – ha inteso comunicare tempestivamente i risultati dell’indagine attraverso un evento denominato: ‘Rilevare l’incidenza dei tumori e valutare i rischi ambientali: il contributo del Registro Tumori di Catanzaro’, tenutosi nel palazzo della Provincia di Catanzaro il 23 settembre scorso. Lo studio proposto e condotto da Antonella Sutera Sardo, Responsabile del Servizio Epidemiologico e Registro Tumori dell’ASP di Catanzaro, ha visto concretizzarsi, per la prima volta in Calabria, una fattiva collaborazione tra ARPACAL, Istituto Superiore di Sanità, Ufficio di Statistica dell’ISS ed Associazione Italiana Registri Tumori. Il Registro Tumori dell’ASP di Catanzaro è uno strumento finalizzato a studiare incidenza, mortalità e sopravvivenza, definire i fattori di rischio, valutare i programmi di screening nonché l’efficacia e l’efficienza delle terapie, con una raccolta continua, sistematica e nominale di tutti i casi di cancro”. Nonostante ciò i dati forniti ad oggi diradano ben poco scetticismi e preoccupazioni di chi quotidianamente vive tra esalazioni e percolato.
Immagine di repertorio


















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