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Cosenza, che vergogna. Mosciaro si sfila la maglia?

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Cosenza, che vergogna. Mosciaro si sfila la maglia?

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COSENZA – Una squadraccia. Solo così si può definire il Cosenza, squadra senz’anima, senza attributi, senza grinta, senza determinazione e

senza, nemmeno, un pizzico d’orgoglio. Il 3-0 con cui il “falso” derelitto Noto, ha regolato i silani, surclassandoli nel gioco e nella grinta, è una mortificazione ad una città e alla sua passionale tifoseria. I giocatori scesi in campo oggi in Sicilia, dovrebbero solo vergognarsi della prestazione offerta in campo e dimettersi in massa, perchè la maggior parte di loro, non è degna di indossare la cassacca del Cosenza, ma, qualora ce ne fosse stato bisogno, i giocatori silani hanno dimostrato di essere degni della categoria in cui militano. Se i Lupi militano in serie D e chissà ancora per quanto tempo, significa che questo è il campionato a cui, la squadra e la tifoseria possono aspirare. Oggi la ferita è doppia. Non solo perchè si è perso, in malo modo e senza un minimo di dignità, ma, soprattutto, perchè il Messina, allunga il distacco di sei punti e se, non è quasi una resa da parte dei Lupi, diciamo che poco ci manca. Sin dall’inizio il Cosenza ha dimostrato di non essere in partita, non c’era con la testa, non c’era con le gambe. Ad una squadra come il Noto, ricostruita in tutta fretta con 14 giocatori, chiamati dal presidente siciliano al capezzale della sua squadra, per tentare il miracolo della salvezza, è stata regalata una domenica da incorniciare. A Vezzani, portiere dei padroni di casa, tra i pipelet più perforati di tutta la categoria, è stata offerta una domenica da protagonista. Il Cosenza è mancato, è stato assente, quasi non pervenuto. I gol, come sempre, sono frutto non della bravura degli avversari, ma per incapacità degli stessi Lupi, con Sicignano e Parenti, che omaggiano i giocatori del Noto di due occasioni che vanno solo depositati in rete. E nè Accetta, nè Pignatta, fanno complimenti e accettano l’omaggio e si regalano, con anche il guizzo di meri, tre punti. tre punti che valgono tanto, più di quanto dica la classifica. Tre punti che fanno morale. Credo sia altrettanto inutile aggrapparsi ad alibi che non reggono: i gol annullati, l’assenza di Mosciaro, le non perfette condizioni di Benincasa, il campo non in perfette condizioni, eccetera, eccetera, eccetera. Basta. Il Cosenza, nei suoi uomini in campo e nei suoi vertici societari, deve uscire, una volta per tutti allo scoperto. Basta con l’arroganza di portare avanti la “fesseria” colossale di voler vincere il campionato. Basta con il ripetere che il Cosenza ha surclassato Messina e Savoia. Il Cosenza ha vinto contro i peloritani e i campani, perchè s’è trattato di due giornate facili. Per il resto, il Cosenza a Noto oggi, così come a Ragusa, a fine dicembre, così come in tante altre gare, sia casalinghe che in trasferta, ha dimostrato di essere una squadraccia. Il Cosenza non ha fatto nulla per modificare il volto della partita. Il grande assente Manolo Mosciaro, deluso a fine partita, si lascia andare ad uno sfogo che non lascia spazio ad interpretazioni. Lui, cercato con insistenza dalla Nocerina, potrebbe, già nelle prossime ore, decidere di accettare la corte dei molossi, e abbandonare il Cosenza alle sue incomprensibili metamorfosi da vittima a carnefice di se stesso. Il mister del Cosenza sceglie la strada del silenzio. Un silenzio che dice più di qualsiasi altra dichiarazione. Il Cosenza che durante la campagna di rafforzamento ha speso zero, prendendo giocatori inseriti nella lista dei saldi, privandosi di un giocatore come Varriale, per puntare su autentici “bidoni” a reggere la difesa. Continuando così non si va da nessuna parte. E se Stefano Fiore, sempre più idolatrato dalla piazza ed individuato dalla tifoseria come l’uomo Lupo per eccellenza, tiene davvero alla squadra, ora è arrivato il momento di dimostrarlo. Con i fatti. 

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