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Violenze e abusi su minore: alla sbarra i genitori

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Violenze e abusi su minore: alla sbarra i genitori

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COSENZA – Segreti, accuse e bugie. E’ il classico trittico di indizi che, purtroppo, e troppo spesso, sono le fondamenta su cui poggiano brutte pagine di cronaca.

I pilastri di questo trittico raccontano di una storia che proviene da San Marco Argentano, con sullo sfondo, le presunte accuse di violenza sessuale, perpetrate da due quarantenni del luogo, sul figlio di sette anni. I fatti risalirebbero a diverso tempo fà, accuse pesanti che, nello scorso mese di giugno, portarono la coppia in carcere. Lui, nel penitenziario di via Popilia, lei, nella sezione femminile del carcere di Castrovillari. L’arresto dei due, all’epoca dei fatti, disposto dal sostituto procuratore della Repubblica di Cosenza, Paola Izzo, fu la conseguenza di un’indagine, complessa e delicata che, prese il via dalle segnalazioni di una maestra del piccolo, rimasta sconcertata dal suo comportamento violento e da quelle inclinazioni al sesso, non comprensibili per un bambino di quell’età. La detenzione dei due, durò, poco tempo. Il piccolo, invece, su disposizione del tribunale per i Minorenni di Catanzaro e, attraverso l’interessamento delle assistenti sociali, fu additato alle amorevoli cure degli operatori altamente professionali e preparati di una casa famiglia, dove, grazie al lavoro psicologico di specialisti del settore e alle ludiche distrazioni dei volontari, ha ritrovato, seppur in piccole dosi, un pizzico di quella serenità e di quell’innocenza che gli è stata rubata, così come hanno cercato di restituirgli quella luminosità sul viso e negli occhi che gli avevano spento. Mentre tutto questo accadeva, entrambi, i genitori infatti, beneficiarono attraverso il gip della detenzione domiciliare. Oggi questa brutta storia ha varcato la soglia d’ingresso del palazzo di giustizia cittadino. Il processo a carico dei due, vista anche la delicata questione, per ordine del procuratore capo e su disposizione del presidente dello stesso tribunale, si sta celebrando a porte chiuse. I testimoni, citati nella lista del pm, comparsi in tribunale hanno confermato i fatti. Dal quadro indiziario, dipinto dagli inquirenti con precise accuse, è emersa che la coppia aveva una doppia personalità. La personalità dominante era quella del padre, quella, presuntamente, succube, invece, quella di sua moglie, gravata anche da una condizione forse di ritardo o disagio mentale. Una probabile patologia mentale, confermata anche dagli stessi racconti del ragazzino che, in sede di colloqui con psicologi e psichatri di età infantile, descrisse sua madre come una figura passiva, incapace di reagire alle terribili violenze che il padre, esercitava su di lui. Violenze fisiche, psicologiche e aggressioni verbali, alle quali il ragazzino ha sempre cercato di opporsi, non riuscendo però a sottrarsi a quella demoniaca “morsa” dell’orco. Il processo è stato aggiornato tra un mese, quando si tornerà di nuovo in aula. In quell’occasione, verranno sentiti gli psichiatri, citati come testi della difesa, che, drovranno stabilire se all’epoca dei fatti e durante la consumazione di quelle pesanti accuse, la donna era capace di intendere e di volere. Emerge anche il giallo delle bugie, quelle presuntamente raccontate dal piccolo, a proposito di alcune escoriazioni e ferite sul corpo, per le quali, avrebbe in alcuni frangenti accusato entrambi i genitori, in altre circostanze, invece, avrebbe confessato di esserle provocate da sole. Anche queste eventuali bugie dovranno passare sotto la lente d’ingrandimento del dibattimento.

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