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Dopo 32 anni, cala il sipario sul teatro dell’Acquario

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Dopo 32 anni, cala il sipario sul teatro dell’Acquario

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COSENZA – Una coltellata al cuore. Alla cultura. C’è anche il passaggio del Living Theatre nella provincialissima città che additava capelloni e ragazze in

minigonna, nella storia ultratrentennale dell’Acquario. «Carissimi tutti, il Teatro dell’Acquario sta per chiudere», scrive il collettivo cosentino. Dopo 32 anni ininterrotti di programmazione, la stagione non si farà. Una scelta che dal teatro di via Galluppi spiegano con «gli ingiusti e inspiegabili tagli dell’80% subiti dal Centro Rat negli ultimi 5 anni, in aggiunta all’impossibilità di partecipare ai bandi Por Cultura della nostra Regione in quanto cooperativa». Il Centro Rat punta l’indice anche contro e «la non applicazione (perché?) della legge della Regione Calabria 26 aprile 1995 n° 27»: una serie di concomitanze che «ci hanno portato a questa decisione dolorosa ma inevitabile». la notizia la riporta il collega Eugenio Furia, su Corriere della Calabria. Nella regione dell’«evento» e del grande nome – su tutti il maestro Albertazzi a dirigere il Magna Graecia festival – non c’è spazio per chi resta tagliato fuori anche dalle residenze (il Centro Rat non ha i requisiti per partecipare al bando). Di recente il Centro Rat, con il Cifa (Centro internazionale di formazione delle arti di Cosenza) ha ospitato la II° edizione del Festival “Tic – Teatro in corso – Scuole di Teatro a confronto” e ha rappresentato l’Italia nel workshop internazionale “Isole in rete”. Da qualche anno propone un’innovativa rassegna che coniuga l’arte al gusto nel suo AcquarioBistrot, dove è possibile associare un menu a tema alla serata teatrale proposta. L’Acquario rappresenta un polo culturale importante per la città, aperto com’è all’offerta musicale – su tutti l’Acquario in jazz – e all’impegno sociale, con iniziative di solidarietà. I teatranti cosentini fanno girare sul web un appello da firmare «affinché nell’arco di qualche mese si possa fare un ultimo tentativo di salvataggio e si possa scongiurare l’ennesimo fallimento della nostra Regione. Sostenete questa protesta in nome della Cultura e del Teatro». Negli anni, l’Acquario ha formato generazioni di attori, registi e tecnici. La notizia della paventata chiusura investe gli affetti e la stessa cifra culturale di una comunità che perderebbe un riferimento importante. E allora, è forse il caso di rilanciare, oltre alla mobilitazione sul web, il celebre testo di Karl Valentin – che per i ragazzi del Centro Rat è come dire la Bibbia – sulla «proposta della Ufto (Universale Frequenza Teatrale Obbligatoria)»: quella in base alla quale il grande attore tedesco immaginava di costringere due milioni di persone ad andare quotidianamente a teatro. «In una città come Berlino dovrebbero esserci a disposizione venti teatri di centomila posti. Oppure quaranta teatri di cinquantamila posti – oppure centosessanta teatri di dodicimilacinquecento posti oppure seicentoquaranta teatri di tremilacentoventicinque posti – oppure due milioni di teatri da un posto». Anche in una città piccola come Cosenza – e in tutte le città di una regione che sulle politiche culturali segna ancora il passo nonostante le sempre maggiori eccellenze e i numerosi riconoscimenti – se chiude un piccolo teatro se ne va una parte di ogni calabrese, compreso chi a teatro non è mai andato. Ora è partita una petizione. La petizione ha già ampiamente superato le 350 sottoscrizioni ma si punta a raggiungerne 10 mila, per avere un numero consistente di firme da presentare e cercare cosi di scongiurare che il teatro venga chiuso.

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