Archivio Storico News
Abusò di una minorenne: condanna definitiva per un bancario

COSENZA – L’accusa resiste anche al terzo grado. E’ diventata definitiva la condanna, a due anni e otto mesi, inflitta a Roberto Sciammarella, bancario 48enne
di Trenta, accusato di aver abusato sessulmente di una minorenne. Il 48enne, dopo aver incassato la condanna in primo e secondo grado, s’è visto confermare il verdetto di colpevolezza anche in Cassazione. I giudici della Suprema Corte, hanno, non solo ritenuto valide le accuse, ma anche congrua la condanna inflitta. Il bancario, che ha già scontato i due anni, dovrà scontare qualche altro mese di detenzione, anche se il suo legale di fiducia, l’avvocato penalista Maurizio Vetere, ha già inoltrata istanza di liberazione anticipata. I fatti in questione, risalgono all’ottobre del 2010, anche se la ragazzina denunciò l’accduto, solo diversi mesi dopo, esattamente, nel marzo del 2011. La minorenne, dopo aver raccontato l’accaduto ad una compagna di banca, ad un parente e a due sacerdoti, decise di rivolgersi, su consiglio dei familiari, ai carabinieri. La denuncia venne raccolta dal luogotenente Cosimo Saponangelo, comandante della stazione di Cosenza Principale. Il graduato dell’Arma, con la sua proverbiale capacità d’ascolto e quell’innata indole protettiva da buon padre di famiglia, mise a suo agio la minorenne, facendosi raccontare l’accaduto. La ragazzina, trovando conforto e protezione nel luogotenente, raccontò che la ragazzina e il bancario si conosceva perchè il figlio del 48enne, frequentava il catechismo presos la cattedrale del Duomo. Secondo il racconto della minorenne, quel giorno, Roberto Sciammarella, accompagnò suo figlio al catechismo, in cattedrale c’era anche la ragazzina, alla quale chiese di accompagnarlo a casa per prendere una cosa. La ragazzina, non immaginando assolutamente mle intenzioni nascoste del 48enne, accettò senza indugio, offrendosi anche di restare in auto, per fare compagnia al 48enne. Giunti a destinazione, il 48enne, invitò la ragazzina a salire a casa e, dopo aver chiuso la porta d’ingresso, inizò a guardare morbosamente la ragazzia, toccandola con insistenza e cercando anche un approccio sessuale. «Mi diede dei baci sul collo, io rimasi paralizzata e non riuscivo nemmeno a muovermi. Quell’uomo – continuò la ragazzina nel suo racconto-confessione ai carabinieri – approfittò del mio stato di disorientamento psicologico e fisico e mi tolse la giacca da jeans e la maglietta, lasciandomi indosso solo il reggiseno. A questo punto mi alzai di scatto, per andare via, ma lui mi fermò, m’afferrò per un braccio e mi tirò a se, facendomi sedere sulle sue gambe. A quel punto mi chiese di togliermi i pantaloni. Io, reagii. Gli feci capire che non avevo nessuna intenzione di farlo. Lui, si alzò e mi riacocmpagnò, di nuovo in Chiesa, raccomandandomi che di quello che era successo non ne dovevo fare parola con nessuno». Una volta arrivata in Cattedrale, la ragazzina accusò un malore. Soccorsa, venne trasportata in ospedale, dove i medici le diagnosticarono l’esplosione di un follicolo, causato da una forte condizione di stress. Dopo aver tenuto nascosto, per cinque lunghi mesi, quel terribile segreto, che la tormentava giorno e notte, facendole perdere il sonno, la tranquillità e quell’esuberanza tipica dela sua età, la ragazzina decise di fare il grande passo, raccontando, come detto, tutto ai carabinieri. Partirono le indagini, l’inchiesta venne affidata al sostituto procuratore della Repubblica di Cosenza, Antonio Bruno Tridico che, chiese ed ottenne dal gip l’ok per l’arresto del bancario. Poi i processi, con i verdetti di condanna. Ieri l’epilogo, con quel verdetto di colpevolezza, ormai ampiamente “pagato”, diventato definitivo e chiuso dagli Ermellini di Roma con la ceralacca.


















Social