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Cosenza, cercasi “pax” societaria

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Cosenza, cercasi “pax” societaria

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COSENZA – Tra sudore e punti, tra polemiche e silenzi. L’atmosfera all’interno della Nuova Cosenza Calcio, almeno dal punto societario, non è delle migliori.

Meglio dire, non lo è mai stata. Troppe parole, troppe incomprensioni, troppe divergenze, troppe distanza tra chi dovrebbe, almeno sulla carta, rilanciare il calcio cosentino e riportarlo ai fasti un tempo. Pensare alla serie B, è fantascienza, meglio puntare alla seconda divisione della Lega Pro, Messina permettendo. Anche se, a dire il vero, il Cosenza più che fare la corsa sui peloritani, dovrebbe fermarsi a riflettere su se stesso. Sì, perchè, è chiaro che le “burrasche” societarie, hanno un riflesso, e anche di un certo rilievo, sull’aspetto calcistico, almeno per quel che concerne la tranquillità e la concentrazione della squadra. La “scivolata” di Ragusa, le sberle di Noto, giusto per rimanere ancorati a fatti più recenti, ne sono una prova, così come i tre uppercut rifilati dal Montalto al San Vito, in quel derby che rimarrà nella storia delle pagine più scure del calcio cittadino, almeno per la figuraccia rimediata sul campo, possono essere delle giustificazioni ma parziali e non devono, assolutamente, diventare degli alibi, soprattutto per non offendere la competenza calcistica e la passionalità autentica del popolo rossoblù. Gente navigata come Parisi, Mosciaro, Benincasa, Fiore, giusto per fare qualche nome, ha le spalle grosse e gli attributi necessari per sopportare le situazioni più difficili. Certo se crollano loro, è normale, se non dire fisiologico, che il manipolo di under in squadra, alcuni dei quali, al loro primo “esperimento” con la maglia silana e al primo confronto con una città, con una grande tradizione calcistica alle spalle e una tifoseria, affamata di vittorie, possa risentirne anche in termini di tenuta caratteriale. Per il bene di tutti, soprattuto per il bene della città e della sua “droga” pallonara, la dirigenza dovrebbe trovare un compromesso al suo interno, rinviando, a fine campionato, diatribe, processi, verdetti di colpevolezza e requisitorie di condanna. Le ultime uscite del patron Eugenio Guarascio, ritornato a far sentire la sua voce, dopo un lungo periodo di silenzio, non sono state certo di facciata. Il presidente ha picchiato duro, mandando segnali inequivocabili, a Stefano Fiore e Aristide Leonetti, anche senza mai fare i nomi dei due responsabili dell’area tecnica. Che il matrimonio tra le due parti, sia in crisi da tempo, non è più un mistero per nessuno. Ormai lo si sa da tempo. Già dal 2011. Ma forse, ora, sarebbe il caso che Giarascio, Quaglio, Fiore e Leonetti cominciassero a parlare, non tra di loro, ma alla tifoseria, spiegando realmente come stanno le cose. La tifoseria, l’ha detto più volte lo zoccolo duro del popolo rossoblù, vuole sentir parlare di programmi, acquisti, premi promozione. Invece si parla solo di litigi, frizioni, cali di concentrazione della squadra. Anche la questione Macron merita delle risposte. Non è possibile vedere arrivare allo stadio “San Vito” i vertici dell’azienda, scortati dalla polizia, per questioni relative al mancato rispetto degli accordi tra la società silana e la stessa Macron, riguardo il mancato pagamento, delle forniture sportive. La Macron dice di aver ragione, l’ad Quaglio, invece, rimanda le accuse al mittente, dicendo: «Sarà il tribunale a decidere».

LA SQUADRA – Gianluca Gagliardi, dal canto suo, cerca di “proteggere” la squadra dalle voci che piovono dall’interno e dall’esterno. Certo non può fare da parafulmine per tutti, ma almeno ci prova. A lui, il calcio parlato non piace, si trova molto più a suo agio con palla a terra e pedalare. La miglior risposta alle poarole, è la fatica, l’applicazione e la concentrazione. I tre punti contro l’Agropoli hanno fatto classifica e morale, ma non sono bastati per ridurre le distanze dal Messina che, seppur a fatica e durante gli ultimi assalti, ha avuto ragione del coriaceo Ribera (prossimo avversario proprio dei Lupi, ndr). Altra gara difficile e da vincere. Senza se e senza ma.

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