Provincia
Strage di Cassano, i legali di Campilongo e Donato chiedono la scarcerazione. Ricorso respinto

Si e’ tenuta ieri l’udienza davanti ai giudici del Tribunale della liberta’ per Cosimo Donato e Faustino Campilongo.
CATANZARO – Donato e Campilongo sono indagati per omicidio premeditato e distruzione di cadavere, per l’agguato avvenuto a Cassano il 16 gennaio 2014 in cui furono uccisi e dati alle fiamme il piccolo Cocò Campolongo, di soli tre anni, il nonno Giuseppe Iannicelli (52) e alla compagna marocchina di questi Ibtissam Touss (27). Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Vittorio Franco, Ettore Zagarese, Mauro Cordasco e Vincenzo Maradei, ha chiesto l’annullamento della misura cautelare. A rappresentare la pubblica accusa era presente il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto.
Donato e Campilongo, arrestati lo scorso 12 ottobre, sono accusati di aver tratto in una trappola Iannicelli e poi di aver dato fuoco ai corpi. Secondo la ricostruzione della Dda l’agguato sarebbe da collegare a contrasti per la spartizione dei proventi del traffico della droga. Iannicelli, che sarebbe stato legato alla cosca degli zingari, che gestisce il traffico della droga nella zona dell’alto Jonio cosentino, avrebbe tentato di assumere un ruolo autonomo e per questo motivo sarebbe stato assassinato.
AGGIORNAMENTO
Il tribunale del riesame di Catanzaro ha respinto il ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare presentato dai legali di Cosimo Donato, 38 anni, detto “topo”, e Faustino Campilongo, di 39, detto “panzetta”. In particolare, secondo l’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro, i due avrebbero attirato in una trappola Giuseppe Ianniccelli, per conto del quale spacciavano droga, perché divenuto un personaggio scomodo per la cosca di ‘ndrangheta degli Abbruzzese ed anche per aumentare il proprio potere criminale. Cocò, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza, era stato ucciso perché il nonno lo portava sempre con se, come uno “scudo umano”, per dissuadere malintenzionati dal colpirlo. Dopo il triplice omicidio, gli assassini bruciarono l’auto di Iannicelli con all’interno i tre corpi. Nel loro ricorso i difensori di Donato e Campilongo, gli avvocati Vittorio Franco, Ettore Zagarese e Mauro Cordasco, avevano contestato alcune testimonianze raccolte durante le indagini dai carabinieri definendole “non credibili e tardive”. Testi contrastata dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto – che è stato tra i magistrati che hanno coordinato le indagini – che ha ribadito la bontà delle testimonianze definendo “granitico” l’impianto accusatorio. Giudizio quest’ultimo, evidentemente, condiviso anche dai giudici del Riesame di Catanzaro. Donato e Campilongo hanno avuto notificata l’ordinanza per l’omicidio di Cocò il 12 ottobre scorso, ma erano già detenuti dal dicembre 2014 per una tentata estorsione.




















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