Area Urbana
Operazione Apocalisse: ‘Capone’ voleva partire in Brasile mentre Chiappetta chiedeva più denaro (FOTO ARRESTATI)

Un debito da ventimila euro nei confronti di Marco Perna avrebbe fatto scaturire in Silvio Gioia la volontà di collaborare con la giustizia.
COSENZA – L’operazione Apocalisse, scattata all’alba di stamane a Cosenza, ha portato a 31 perquisizioni e alla notifica dei provvedimenti di custodia cautelare per 19 persone una delle quali risulta attualmente irreperibile. Si tratta di soggetti ritenuti intranei al gruppo Perna, capeggiato dal 41enne Marco Perna, al quale le due cosche egemoni in città Lanzino – Patitucci e Rango – Abbruzzese avrebbero ‘regalato’ una sorta di autonomia. Forte del potere criminale acquisito dal ruolo rivestito negli anni dal boss ‘Franchino’ Perna il figlio ha potuto nel tempo creare una sua nicchia di mercato nel commercio degli stupefacenti. Un ‘favore’ al quale le cosche avrebbero acconsentito sia per rispetto nei confronti della famiglia di appartenenza sia per evitare che il quarantunenne potesse interferire nelle altre attività quali la gestione di estorsione e appalti. In cambio avrebbe dovuto versare 80mila euro l’anno nella bacinella, la ‘cassa comune’ delle cosche, ma non lo fece.
Nonostante una chiara intimidazione a colpi di revolver, Perna meglio conosciuto come ‘Capone’ continuò ad operare acquistando le droghe leggere dalla Campania, dal Lazio e dal reggino e la cocaina da ‘Banana’, all’anagrafe Fioravante Abbruzzese. Gli stupefacenti erano poi distribuiti tra i presunti sodali dell’organizzazione coordinati da Pasquale Francavilla (cui moglie risulta titolare di una finanziaria che elargiva credito a chi aveva contratto ‘debiti di droga’), Andrea Minieri e Giovanni Giannone. Gli incontri avvenivano in un autolavaggio del quartiere San Vito. E per annotare quanto i pusher dovessero pagare per lo stupefacente ceduto in ‘conto vendita’ venivano utilizzate semplicissime sigle: C per cocaina, M per marijuana ed F per l’hashish. Gli arresti odierni sarebbero frutto di circa un anno di indagini che hanno portato al sequestro di 110 chili di marijuana ed hashish ritrovati lo scorso Gennaio in un garage in uso a Giovanni Giannone sito in via Pisani, di 2oo grammi di cocaina e di due revolver di grosso calibro.
Indagini svolte attraverso numerose intercettazioni telefoniche ed ambientali a cui hanno fatto seguito le dichiarazioni di Silvio Gioia ex pusher del clan ora collaboratore di giustizia. La sua volontà di collaborare sarebbe scaturita dalla paura di ripercussioni a causa di un debito di ventimila euro contratto con il gruppo Perna. Arrestato nel corso di una rapina ai danni di un supermercato di Arcavacata Gioia si sarebbe quindi ‘pentito’ aprendo nuovi scenari nel panorama investigativo bruzio. Alle sue dichiarazioni si sono aggiunte quelle di Edyta Kopazinska (moglie del defunto Michele Bruni), di Ernesto e Adolfo Foggetti, di Pierluigi Terrazzano e Mattia Pulicanò. Dalle intercettazioni sarebbe inoltre emerso che alcuni dei ‘rivenditori’ di stupefacenti erano stipendiati mensilmente con retribuzioni che variavano dai 700 agli 800 euro. Remunerazioni che non avrebbero soddisfatto i ‘dipendenti’ di Perna e per le quali Giuseppe Chiappetta manifestò la volontà di abbandonare il business considerato poco redditizio facendo scaturire nel Perna una dura reazione.
“Cammina per la strada e zitto – avrebbe detto Perna a Chiappetta – io voglio persone serie, voi non siete seri e soldi non ne fate perchè siete truffaldini non siete uomini seri. Che volete da me se siete nati pagliacci andate cercando sempre di fregare il prossimo mai di fare una cosa buona. Qui c’è gente che è in fila da dieci anni, già è assai quello che vi siete mangiato senza fare niente. o fare poco”. Le intercettazioni raccolte dagli investigatori, inoltre, avrebbero rivelato l’intenzione di Perna di partire in Brasile. Un viaggio che verosimilmente, secondo quanto emerso dalle indagini, il ‘Capone’ voleva fare sia per godersi i frutti del proprio ‘lavoro’ sia per creare dei contatti e rapporti di partnership in Sudamerica. Tale elemento avrebbe indotto le forze dell’ordine ad accelerare i tempi per procedere agli arresti prima della partenza del figlio dell’ultimo boss di quello che fu il clan Perna – Pranno.
































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