Calabria
Il dj calabrese che combatte l’Isis tradito da Anonymous: “Sì, sono io X. Mi hanno usato”

Gli inquirenti hanno sequestrato gli hard disk del ventinovenne ora residente in provincia di Aosta.
CHANTILLON (AO) – Per gli Anonymous Marco Mirabello ”parla troppo”. Il dj calabrese trapiantato in Val d’Aosta dopo essere stato intercettato racconta la propria esperienza. In un’intervista telefonica apparse sulle colonne de La Repubblica il ventinovenne calabrese afferma di essere stato tradito. Denunciato per associazione a delinquere l’esperto informatico di Polistena che attualmente vive a Chantillon è stato denunciato per associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo e al danneggiamento di sistemi informatici. Il suo ruolo nella campagna attivata da Anonymous la comunità di hackerattivisti nella battaglia contro l’Isis pare fosse quello di fare video e grafice. Il resto, a sua detta, sarebbe stato deciso da altri. Il ragazzo sarebbe stato uno dei fondatori dell’operazione OpParis avviata da Anonymous per individuare profili ritenuti appartenenti all’organizzazione terroristica responsabile dell’attentato di Parigi. Emigrato dal reggino con i suoi genitori Mirabello è noto nella provincia di Aosta per le sue serate come dj Ddanger, per Anonymous wArning. Secondo le accuse ‘X’ aveva lasciato intendere, su un quotidiano italiano online, di aver sventato un attentato dell’Isis in Italia, e precisamente a Firenze. Il giovane aveva rilasciato un intervista online lo scorso 28 dicembre che non è sfuggita alla polizia postale. La segnalazione di un ipotetico attentato sventato non aveva trovato riscontro né nelle indagini della polizia postale, né nelle analisi degli esperti antiterrorismo. Anonymous si era dissociata dalle false notizie divulgate. “In relazione – scrisse il gruppo in un post – a quanto apparso nei giorni scorsi sugli organi di stampa, Anonymous Italia intende sottolineare il suo disappunto e distacco totale in merito alle dichiarazioni rilasciate da un membro di nome X”. La polizia postale ha identificato in Mirabello uno dei membri italiani del movimento il protagonista dell’intervista rilasciata in anonimato con lo pseudonimo di ‘X’.
È lei mister X di Anonymous?
Come confermato alla polizia nel rispetto delle mie responsabilità in termini legali, sì sono io X.
Il suo nome è Marco Mirabello?
Così mi hanno chiamato 29 anni fa.
È vero che la polizia ha effettuato una perquisizione e un sequestro nei suoi confronti?
Sì è vero, sono entrati ma con molta calma e gentilezza senza eccedere i loro ruoli. Hanno visionato il materiale in mia presenza ed hanno prelevato il necessario per le indagini.
È stato interrogato?
Si con un interrogatorio spontaneo. Mi premeva solo dare corso alle indagini nel rispetto della verità per evitare che venissero divulgate altre falsità sul sottoscritto.
Lei è valdostano e vive a Chatillon?
Sono di origini calabresi residente in Valle D’Aosta e vivo tra Chattillon e un altro comune. Le mie attività si svolgono a Chatillon ma abito in altro comune.
La sua famiglia si è spaventata per la visita della polizia?
No, anzi i bambini hanno giocato con alcuni agenti che hanno occultato le pistole e si sono identificati con rispetto e tranquillità.
Le hanno contestato formalmente un reato? Quale?
I reati di cui sarei responsabile sono il 416 co.1, 3 e 5 / art. 81cpv / art. 110 / art. 615 ter co.1, 2 n.3 e co.3 / art. 617 quarter co.1, 2 e 4 / art. 635 bis e art. 635 ter del codice di procedura penale
Ritiene ancora di aver fatto bene a dare quella notizia sugli attentati?
Quando una segreteria rilascia una notizia redatta dal suo ufficio, di chi è la colpa? Della segreteria o di chi ha tirato le fila? Pensateci un attimo apponendomi come figura con ruolo da dattilografo, poi fate due conti su cosa è realmente successo e come mi sento ad essere stato sfruttato e scaricato.
E chi ha tirato le fila?
Anonymous.
Cioè qualcuno le ha detto di pubblicare la notizia dell’attentato?
Io sono qui da fine novembre 2014, ti pare che in un solo anno un singolo individuo sia in grado di tirare le fila di una operazione internazionale come #OpParis tutto da solo senza che qualcuno dietro lo manovri a dovere?
La notizia dell’attentato non ha mai avuto riscontri e gli Anonymous italiani l’hanno criticata per averla pubblicata su Twitter: secondo lei, era giusto dare la notizia?
Non saprei come rispondere, perché non sono stato altro che una pedina che ha capito troppo tardi il suo ruolo reale. Se la notizia fosse stata vera allora sì, se la notizia è falsa allora no, io non posso decidere.
Nella precedente intervista lei ci ha detto che l’importante era salvare delle vite umane. E’ ancora di questa idea?
Si questa è una idea che condividerei personalmente tutt’ora, ma devo ripetere che io condividevo per convenienza anche le loro risposte.
Quindi se quell’informazione non era verificata per lei era comunque giusto pubblicarla?
Non sono io che decido, il succo era questo, non saprei come verificarla… gli Anonymous quando scrivono qualcosa dicono “abbiamo attaccato” e gli si da’ fiducia sulla parola, ora vogliono far perdere la mia di parola ma si sbagliano di grosso, all’inizio sembravano affiatati ora sembrano solo un branco di incapaci uniti per qualcosa che non sanno portare avanti.
E come è possibile che gli Anonymous abbiano deciso di pubblicare un comunicato in cui si dissociano dalle sue comunicazioni?
Non sono amici, lo han fatto credere, hanno avuto solo interessi per le mie capacità nel realizzare video su richiesta dunque era solo sfruttamento, se questi sono amici allora…



















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