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Amministrative a Cosenza, la storia si somiglia

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Amministrative a Cosenza, la storia si somiglia

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Palazzo dei Bruzi Comune di Cosenza 2

A Cosenza il Pd non ha ancora un nome da opporre al sindaco uscente. Tra primarie e trasversalismi “legalizzati”, regna la confusione. Come cinque anni fa.

COSENZA – Occhiuto contro tutti e tutti contro Occhiuto. Le strategie in vista delle amministrative a Cosenza si intensificano, rendendo la sfida tesa e ingarbugliata più che mai. Cinque anni fa l’attuale sindaco di Cosenza riuscì a conquistare la vittoria anche grazie alle divisioni, oramai divenute una immancabile tradizione, createsi all’intero del centrosinistra, o meglio ancora del Partito democratico. La debacle annunciata del fragile primo cittadino uscente Salvatore Perugini, costrinse il partito, allora di Bersani e oggi di Renzi, a ingoiare un boccone amaro appoggiando il vulcanico e ingestibile Enzo Paolini nella sfida all’ultimo sangue con Occhiuto, sorretto anche dai voti pesanti e messi in cassaforte da decenni di supremazia sociopolitica (per usare un eufemismo), della famiglia Gentile. Una sfida, però, combattuta ad armi impari dall’avvocato cosentino, che ben presto capì di essere caduto in un tranello ben ideato dai suoi nuovi interlocutori.

Quell’appoggio forzato, giunto in secondo battuta, non era abbastanza forte e deciso da consentirgli di sorpassare il lanciatissimo architetto dal volto buono. Nicola Adamo, regista sopraffino ed entità intramontabile, avendo perso per strada il suo cavallo di punta Perugini, virò su Paolini. Solo a parole, però, perché nei fatti, dopo un rapido accordo segreto con Occhiuto, trasferì il suo pacchetto di voti, pesanti e messi in cassaforte da decenni di supremazia sociopolitca (per usare un eufemismo) come quelli di Gentile, verso il centrodestra. A pagarne le conseguenze, oltre a Paolini, fu soprattutto il centrosinistra cosentino, da allora sfasciato e mai più ripresosi da quel consapevole autogol.

 

Una legislatura dopo la storia si ripete, o almeno si somiglia. E i protagonisti indiretti sono sempre loro, Nicola Adamo, rientrato baldanzoso e pieno di idee antiche ma ancora incisive dall’esilio romano, e Tonino Gentile, nel frattempo diventato, insieme al resto della sua famiglia, nemico acerrimo di Occhiuto e sottosegretario allo Sviluppo Economico del governo Renzi. L’attuale sindaco, in vista della tornata elettorale di giugno, non pare avere un evidente sostegno politico. Punta forte sul consenso del popolo bruzio che in questi anni, confida lui, ha potuto ammirare ciò che di buono ha fatto per la città. Dal suo punto di vista (ma l’aria che si respira effettivamente non dice il contrario, almeno per ora), i cosentini che badano poco ai debiti e al bilancio comunale, tra un sindaco che ha portato cambiamenti estetici ed euforia (marciapiedi nuovi; la nuova piazza Bilotti i cui lavori, in realtà, non si sa ancora quando termineranno; la riapertura del castello Svevo; Piero Pelù, il successo del capodanno e l’exploit discusso e discutibile degli scavi per trovare il disperso e misterioso tesoro di Alarico) e un ipotetico sostituto, simbolo di accordi trasversali insani (che ormai non fanno più notizia e sono addirittura pubblicizzati come segnale del progresso) e spaccature profonde che potrebbero incidere nell’eventuale gestione amministrativa della città, sceglieranno sicuramente il primo. Il suo ragionamento non fa una piega e potrebbe consolidarsi ancora se in tempi brevi, dall’altra parte, non si raggiungerà un accordo solido e credibile.

Il Pd, con il suo eclettico segretario Ernesto Magorno in prima linea, è a un bivio, anche se, in realtà ci sarebbero una terza o una quarta strada da seguire. Da un lato ha due candidati per le primarie (il favorito Enzo Paolini e l’outsider Marco Ambrogio), dall’altro ha Renzi che insiste sul manager dei vip Lucio Presta, già in lizza da mesi e per conto suo, per la poltrona di primo cittadino, ma per niente disposto a passare dalla pericolosa e ormai poco chiara lotteria delle primarie. Magorno sa bene che con Presta avrebbe qualche chance di giocarsela più o meno alla pari con Occhiuto, ma deve fare i conti con i malumori del suo schieramento, con l’onnipresente Nicola Adamo (che significa tanti voti in continuo movimento) a guidare le fila dell’ipotetica rivolta.

E poi c’è l’ago della bilancia Tonino Gentile, che vigila pazientemente, attendendo il momento giusto per far sentire il suo peso. Come a livello nazionale, il “cinghiale” di derosiana memoria con il suo Nuovo centrodestra è disposto ad “aggregarsi” al nemico di Occhiuto, anche se costui si chiama centrosinistra. Per farlo, servono però determinate condizioni. La principale è che lui detti tempi, modi e nome dell’avversario dell’architetto (Giacomo Mancini junior?). Ed è proprio questo l’aspetto che al momento spacca, secondo tradizione, il Pd. Magorno ha capito da tempo che senza trasversalismo e senza alleanze moralmente e ideologicamente discutibili, perderà ancora Cosenza. Ma la morale e le ideologie, si sa, e Renzi lo insegna alla grande, non fanno più parte di questo mondo.

 

Tornando a Occhiuto, l’unica sua preoccupazione, per ora lieve, riguarda una possibile rottura con il presidente del consiglio comunale, Luca Morrone. E se si parla di Luca Morrone si parla inevitabilmente di suo padre Ennio, battitore e portatore libero di voti come Adamo e Gentile. Da tempo si vocifera che alcuni consiglieri vicini a Morrone, già stiano programmando una campagna elettorale con un candidato diverso dal loro attuale sindaco e che presto sarà presentata una mozione di sfiducia contro l’architetto (a dire il vero si pensava che la svolta avvenisse nel consiglio comunale di lunedì scorso, ma poi non se n’è fatto nulla). Inoltre c’è da fare i conti con alcune divergenze politiche come ad esempio quella legata alla costruzione del nuovo ospedale cittadino che il governatore Mario Oliverio, sostenuto pubblicamente proprio da Ennio Morrone, vorrebbe far sorgere a “Vaglio Lise”. Occhiuto, invece, sostiene da tempo che quell’operazione sarebbe uno spreco di denaro e che occorrerebbe potenziare l’attuale nosocomio con più medici e attrezzature. Se, dunque, quella che per ora pare essere una semplice divergenza di vedute dovesse trasformarsi nelle prossime settimane in qualcosa di più consistente (molto dipende da quello che ha da offrire il Pd), Occhiuto rischierebbe seriamente di perdere Palazzo dei Bruzi. Ma la battaglia per il potere è appena all’inizio. Insieme ai suoi veleni.

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