Calabria
Anomalie nell’assegnazione di incarichi, magistrato di Locri sospeso dall’incarico

Sospeso dall’esercizio di pubblico ufficio. Il provvedimento è stato emesso nei confronti di un magistrato presso la sezione lavoro del tribunale di Locri, in provincia di Reggio Calabria.
LOCRI (RC) – Un provvedimento di misura interdittiva di sospensione dalle funzioni è stato emesso dal Gip di Catanzaro nei confronti del magistrato Luciano D’Agostino, in servizio nella sezione lavoro del Tribunale di Locri. Le indagini della Procura di Catanzaro, hanno evidenziato anomalie nell’assegnazione di incarichi di consulenza tecnica nella distribuzione di incarichi tra i consulenti nell’albo del Tribunale.
Le indagini che hanno portato all’emissione del provvedimento sono state condotte dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, sotto la direzione del Procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e del sostituto Fabiana Rapino. In particolare, al giudice D’Agostino si contesta l’agevolazione verso alcuni professionisti, mediante assegnazioni di consulenze oltre la percentuale consentita dalla legge, così favorendoli. Contestate anomalie anche nella gestione di processi trattati nei confronti della società Equitalia.
In tali circostanze, pur in presenza di interesse proprio, il giudice non si sarebbe astenuto dalla pronuncia di sentenze. Il provvedimento emesso nei confronti del magistrato comporta l’effetto della sospensione dall’esercizio delle funzioni di magistrato e l’interdizione da tutte le attività inerenti.
I PARTICOLARI
Sono due le vicende che hanno fatto scattare l’indagine, per abuso d’ufficio, nei confronti giudice del lavoro Luciano D’Agostino in servizio a Locri. La prima riguarda l’assegnazione di consulenze tecniche sempre a tre sanitari in una misura eccedente il 10% previsto dalla normativa. In particolare, il magistrato avrebbe affidato gli incarichi ad alcuni medici con i quali, o con loro congiunti, aveva rapporti di grande familiarità. La seconda vicenda riguarda il contenzioso con la società Equitalia e il fatto che l’avvocato patrocinante in procedimenti di sua competenza era il difensore dello stesso D’Agostino nel suo contenzioso personale con la società. Nelle sentenze in questione, inoltre, il giudice avrebbe dato sempre torto alla società di riscossione facendo riferimento anche alla “lite temeraria”.
Il magistrato Luciano D’Agostino, già nel 2000, quando era sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, era stato inquisito dalla Procura della Repubblica di Salerno in quanto a suo carico vennero ipotizzati reati tra cui peculato, falso ideologico e abuso d’ufficio. A D’Agostino, in particolare, venne contestato, all’epoca, di avere elargito un miliardo e 400 milioni di lire ad una ditta del catanzarese, al fine di effettuare la trascrizione di numerose conversazioni telefoniche e ambientali intercettate. Il Gup di Salerno nel giudizio abbreviato condannò D’Agostino a due anni di reclusione con i benefici di legge. Successivamente, però, la Corte d’Appello di Salerno, accogliendo il ricorso del legale del magistrato, lo assolse da tutti i reati di peculato. La sentenza venne confermata dalla Cassazione. In seguito, il magistrato venne sottoposto a procedimento disciplinare davanti al Csm che respinse la richiesta di destituzione dalle funzioni, avanzata dal Procuratore generale della Suprema Corte, infliggendogli la sanzione della perdita di un anno di anzianità.



















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