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Balzerani, la donna più nota delle Brigate Rosse oggi a Cosenza

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Balzerani, la donna più nota delle Brigate Rosse oggi a Cosenza

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Dopo una lunga latitanza ha scontato venticinque anni di detenzione per reati politici in difesa di un ideale che non ha mai tradito.

 
COSENZA – Oggi a Cosenza nell’ambito della rassegna ‘I giovedì della Teppa, incontri gioiosi su questioni serie’ alle 17.30 presso il CPOA Rialzo nell’area delle ex officine ferroviarie tra via Popilia e viale Parco Barbara Balzerani presenterà i suoi cinque libri. Opere che ricompongono, un tassello dopo l’altro, un grande affresco di storie delle classi subalterne in cui si intrecciano memoria autobiografica e memoria collettiva. Un lavoro che parte dalla necessità di ritrovare senso e riorientarsi dopo la sconfitta del paradigma rivoluzionario del Novecento e della rottura epocale che tale sconfitta ha provocato. Di un pezzo di questa storia, del decennio “allargato” più conflittuale vissuto dall´Italia dal dopoguerra ad oggi, Barbara è stata protagonista di primo piano, insieme all´ultimo grande movimento che ha scorto la rivoluzione e tentato l’assalto al cielo, venuto per sbaragliare privilegi insopportabili e per risarcire pur parzialmente qualche antico torto subito dai subalterni.

 

Cresciuta nella città-fabbrica di Colleferro da una famiglia operaia, arriva a Roma nel ’68, partecipa al movimento studentesco, lavora in un istituto per bambini autistici e partecipa alle lotte di quegli anni per sottrarli all’invisibilità ed inserirli nella “scuola di tutti”. Milita in Potere Operaio fino al suo scioglimento. Poi, nel 75, la scelta della lotta armata nella sua maggiore organizzazione, le Brigate Rosse, delle quali diventerà uno dei volti più conosciuti. Circa dieci anni di clandestinità e la gestione del periodo più difficile della storia brigatista, la gestione della crisi, con la coda di scissioni, delazioni e redenzioni.

 

L’arresto nel 1985 e oltre venticinque anni di carcere, che per i prigionieri politici è stato, per buona parte della sua durata, carcere speciale. E infine la scrittura. Una scrittura che parte sempre dal dato autobiografico, elemento centrale attorno al quale si snodano le narrazioni dei cinque libri. Una scrittura-percorso che è anche compimento di un tempo, sedici anni, dal 1998 al 2014, iniziati nella condizione del fine pena mai (Compagna Luna e La sirena delle cinque), poi della libertà condizionale (Perché io, perché non tu e Cronaca di un’attesa) ed infine della libertà (Lascia che il mare entri).

 

Sedici anni scritti, fatti di tagli, cicatrici, ritessiture, interrogativi, passione e poesia, attraversati con i sensi attenti a cogliere le voci non pacificate, di ieri e di oggi, che raccontano – con una capacità narrativa fortemente evocativa – la storia che non entra nei libri di storia, quella fatta dalle persone comuni, che scorrono e scompaiono nel suo flusso, che possono essere portate in luce solo “spazzolando la storia contropelo”, attingendo nel passato dalla tradizione dei vinti, recuperando la memoria dei senza nome. È questo che fa dei cinque libri un corpus unico, che lega idealmente la domanda che conclude Compagna Luna – “sarà ancora possibile tornare a vagheggiare di ridurre i mercanti all´impotenza?” – a Lascia che il mare entri, il testo più “politico” tra i cinque, non una risposta ma l’indicazione di coordinate, di un modo possibile di stare al mondo.

 

È un viaggio iniziato come dirompente e indispensabile ripresa di parola, un atto vitale contro chi avrebbe voluto imporre la morte civile come pena accessoria alle condanne emesse dai tribunali ai protagonisti non addomesticabili della lotta armata. Del senso e del valore di Compagna Luna si sono accorti i censori di turno, ostacolando in vario modo la circolazione del libro, ristampato dopo l’esaurimento della prima edizione edita da Feltrinelli, solo nel 2014 per DeriveApprodi. Non un libro sulle Brigate Rosse, ma il racconto di una storia personale restituita al contesto sociale e politico che l’ha resa possibile, che ricontestualizza le ragioni, gli slanci, gli errori e gli strascichi laceranti di quegli errori sul piano personale e collettivo.

 

Una storia indigesta, per coloro che avevano fretta di chiudere un pezzo di storia a loro uso e consumo per il passato e per il futuro. Tante le questioni poste che, più che risposte, danno soprattutto la possibilità di veder chiaro anche tra i frammenti riflessi di uno specchio andato in pezzi, laddove senza nessuna innocenza sono state costruite ombre artificiali e mistificanti da parte dei vincitori di ieri e dei loro eredi attuali. Compagna Luna è un contributo ed una lettura necessaria per chi vuole capire cosa sia stato e i perché del più grande conflitto sociale italiano del secondo dopoguerra, della lotta armata e di un’organizzazione rivoluzionaria ridotti a fenomeno terroristico o psicopatologico, in un paese che rivoluzioni compiute non ha mai conosciuto, che ha sempre rimosso ed espulso come corpo estraneo il dissenso indisponibile ai compromessi, che “non ha mai deciso di destituire del tutto il suo papa-re”, dato di fatto tanto evidente da non essere quasi mai preso in considerazione, e che invece, guardando ai tempi lunghi della storia, molto dovrebbe far comprendere.

 

Compagna Luna e i tre libri che seguono (La sirena delle cinque, Perché io, perché non tu, Cronaca di un´attesa) sono anche il racconto di una vertigine che toglie il fiato, che segna il ritorno al mondo, a tempo parziale, dopo la vita sottovuoto del carcere, fino al racconto dell´ultimo anno di libertà condizionale. Sono i passaggi di un percorso per ritrovare senso e interezza, possibile a chi sa stare nel proprio tempo senza rimanere legato ad una stagione della propria esistenza, ma che quella stagione porta dentro di sé senza svenderla o liquidarla, con la grandezza e le cadute che le appartengono e che ne fanno quel che è oggi. Esito non scontato. In fondo, come ci hanno spiegato, la ragione è sempre dalla parte del torto. Ed il torto, quando ci si prende il diritto di danzare sulla testa dei re, anche se solo per un attimo, è imperdonabile.

 

La memoria intreccia tempi, spazi, volti e accenti diversi dei vecchi e nuovi dannati della terra, e restituisce storie di rivoluzionari sconfitti ma non resi, di “vinti di nessuna battaglia”, di inadatti in un mondo di sani e belli, di donne che scoprono risorse inaspettate dentro di sé nei luoghi apparentemente più annichilenti come il carcere, di operai che affermano la propria dignità laddove essa è negata come nella fabbrica, di quelli che soccombono alla legge non scritta che legalizza l’assassinio in nome del capitale, del profitto e della loro idea di progresso.

 

Mia madre tornava dal turno di fabbrica con i segni della fatica nei gesti d’ira per la sua giornata ancora lunga. Io a scuola studiavo l’accelerazione che la rivoluzione industriale aveva portato al progresso dell’umanità. Ma non avevo il coraggio di dirlo a lei” scrive Barbara Balzerani in Cronaca di un’attesa. Lascia che il mare entri, è invece una storia dal basso del lunghissimo e velocissimo Ventesimo secolo, che racconta attraverso tre generazioni di donne le illusioni, gli inganni e i danni irrimediabili prodotti dalla grande depredazione capitalistica, ma anche gli adattamenti, le strategie di resistenza, comprese quelle apparentemente poco visibili che si perdono nel quotidiano.

 

LA PRODUZIONE LETTERARIA DI BARBARA BALZARANI

– Compagna Luna, DeriveApprodi, Roma, 2014 (Prima ed. Feltrinelli, 1998)

– La Sirena delle cinque, DeriveApprodi, , Roma, 2015 (Prima ed. Jaca Book, 2003)

– Perché io, perché non tu, DeriveApprodi, Roma, 2009

– Cronaca di un´attesa, DeriveApprodi, Roma, 2011

– Lascia che il mare entri, DeriveApprodi, Roma, 2014

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