In Evidenza
Imprenditore calabrese carbonizzato nei pressi di un cimitero in Piemonte

Gli investigatori indagano per capire se la morte dell’uomo che aveva testimoniato contro il clan Mancuso possa non essere legata ad un tentativo di suicidio.
MONCALIERI (TO) – Il cinquantunenne Mauro Coletto ha scritto da sul telefono cellulare un ultimo messaggio alle 22.00 di Sabato. “Non posso venire a prenderti” poche parole indirizzate ad una delle sue figlie con la quale, verosimilmente, aveva un appuntamento. Dopo neanche un’ora la sua Audi A3 era in fiamme davanti al cimitero di Sant’Antonino di Susa. Al suo interno il corpo di Coletto, noto imprenditore calabrese titolare di un’impresa che commerciava ricambi per auto. Gli indizi raccolti finora dagli inquirenti farebbero ipotizzare il suicidio. Dal primo esame effettuato dal medico legale, non sono state rinvenute tracce di lesioni sul corpo carbonizzato ulteriori accertamenti saranno effettuati oggi con l’autopsia. Da alcuni elementi raccolti in merito alla vita privata dell’imprenditore emergerebbe uno stato di depressione legato ad un periodo difficile sul lavoro ed alcune tensioni familiari. Inoltre prima di uscire di casa, Mauro Coletto avrebbe scritto una lunga lettera, nel suo studio che però non è stata ancora ritrovata. Nel cimitero è sepolto il padre di Coletto, Giovanni. Per diverso tempo la famiglia Coletta aveva gestito un villaggio turistico a Capo Vaticano. Mauro inoltre in uno dei processi a carico del clan Mancuso era stato ascoltato in qualità di testimone. Una persona che si trovava nei pressi del cimitero pare che abbia riferito ai carabinieri di aver visto qualcuno allontanarsi di fretta nel momento in cui sarebbero divampate le fiamme del mezzo che era stato precedentemente cosparso di benzina.



















Social