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Trucidato e dato alle fiamme, chiesti 30 anni di detenzione

CATANZARO – Trapasso si dichiara innocente, nega la sua presenza sul luogo del delitto.
Intanto una condanna a 30 anni di reclusione è stata chiesta oggi dalla pubblica accusa nel processo a carico di Alfredo Trapasso, catanzarese di 31 anni, finito in manette per l’omicidio di Antonio Aloi, operaio 39enne ucciso con quattro colpi di pistola e poi dato alle fiamme all’interno di un casolare di Simeri Crichi (Catanzaro), dove venne ritrovato semicarbonizzato la sera di domenica 19 settembre 2010. Al termine della propria requisitoria il pubblico ministero, Paolo Petrolo, ha chiesto ai giudici della Corte d’assise di Catanzaro (presidente Giuseppe Neri, a latere Domenico Commodaro) di condannare Trapasso a 30 anni, prima che prendessero la parola i legali di parte civile. Infine il rinvio al 23 maggio, quando e’ prevista l’arringa della difesa, affidata agli avvocati Luigi Falcone e Nicola Cantafora, e la sentenza. Secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa sarebbe stato Trapasso a portare Aloi nel casolare incriminato, dove poi lo avrebbe ucciso con una calibro 7,65 e dato alle fiamme, che pero’ non hanno distrutto completamente il corpo, ne’ il telefono cellulare della vittima, rinvenuto vicino al cadavere. Una settimana dopo il delitto, i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina e del Reparto operativo provinciale di Catanzaro hanno individuato proprio Trapasso come il presunto assassino, ipotizzando che abbia agito per via di un regolamento di conti con la vittima, e che su disposizione del sostituto procuratore Paolo Petrolo fu sottoposto a fermo di indiziato di delitto. L’imputato, tra le altre cose, presentava sul corpo delle ustioni secondo gli investigatori compatibili con l’accensione delle fiamme che dovevano distruggere le prove del delitto nel casolare di Simeri. Trapasso, per parte sua, rispondendo alle domande del giudice per le indagini preliminari che convalido’ il fermo e dispose a suo carico la custodia cautelare in carcere – confermata dal tribunale del riesame il 4 novembre 2010 – ammise di aver visto Aloi il giorno dell’omicidio, ma racconto’ di essersi separato da lui molto prima dell’ora della morte, negando di aver avuto a che fare con quel brutale delitto.


















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