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Emilio Quintieri: anche dal carcere continua il suo impegno

COSENZA – Voci di libertà. Da dietro le sbarre. Sono quelli che veicola, attraverso Facebook, altri siti e radio carcere, Emilio Quntieri,
detenuto nel penitenziario di Paola, per una questione di droga. Lui, da sempre difensore dei diritti dei detenuti, oggi, come ieri, e anche più di ieri, ha intensificato il suo impegno, a favore dei reclusi. Di quelli in cerca di una gistizia giusta, quelli in cerca di una verità processuale, quelli alla ricerca del pieno riconoscimento dei loro diritti umani, troppo spesso, secondo lo stesso Quintieri e i rappresentanti radicali, negati, offesi, calpestati. Emilio Quintieri che, nonostante sia ancora recluso, non ha smesso di lottare per se e per gli altri, non ha perso la sua grinta da combattente e lo dimostra con un post su Facebook. CARI AMICI DI FACEBOOK – inizia così il testo del suo pensiero – ALCUNI GIORNI FA HO SCRITTO UN RECLAMO AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CHE VI RIPORTO INTEGRALMENTE PER UNA MIGLIORE COMPRENSIONE DELLA VICNEDA CHE HO LAMENTATO E CHE, IN PRECEDENZA, AVEVO SOTTOPOSTO ANCHE AL MAGISTRATO DI SORVEGLIANZA DI COSENZA. UNA COPIA DEL RECLAMO L’HO TRASMESSA PER CONOSCENZA ANCHE ALLA DIREZIONE GENERALE DETENUTI E TRATTAMENTO DEL DAP, AL PROVVEDITORATO REGIONALE PER LA CALABRIA ED ALL’UFFICIO DI SORVEGLIANZA DI COSENZA. UNA ULTERIORE COPIA ANCHE A “RADIO CARCERE”, RUBRICA RADIOFONICA DI RADIO RADICALE. E domani 25 aprile………………BUONA FESTA DELLA LIBERTA’ A TUTTI……….
Onorevole Signor Ministro, sono il radicale Emilio Enzo Quintieri nato a Cetraro (CS) l’1/5/86, attualmente detenuto in custodia cautelare come persona sottoposta alle indagini presso la Casa Circondariale di Paola(Cosenza) – allocato nel V reparto,posto al II piano, nella camera n. 7 – dallo scorso 13 febbraio 2013 a seguito di una Ordinanza Custodiale emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale Ordinario di Paola. Mi permetto di scriverLa dopo aver cercato di risolvere la questione mediante reclamo ex Art. 35 comma 1 n. 2 e 69 comma 2 dell’Ordinamento Penitenziario approvato con Legge n. 354/1975 rivolto al Sig. Magistrato di Sorveglianza di Cosenza in data 05/03/2013 e che ha avuto risposta in data 18/03/2013 con decreto n. 988/13 – 1215/13 SIUS che, ad ogni buon fine, si trasmette in copia fotostatica per far parte integrante e sostanziale dell’odierno reclamo indirizzato alla S. V. Ill.ma . Con il citato reclamo lamentavo la mancata esibizione del Regolamento Interno dell’Istituto previsto dall’Art. 16 dell’Ordinamento Penitenziario e dall’Art. 36 del Regolamento di Esecuzione approvato con D.P.R. n. 230/2000. Nel corpo del Decreto di che trattasi veniva evidenziato che, allo stato, la mancata approvazione del Regolamento da parte del Ministro della Giustizia rendeva di fatto non accoglibile la legittima istanza avanzata dallo scrivente poiché era in corso l’iter per l’approvazione del citato documento e che in mancanza di tale approvazione, i cui tempi e modalità non erano prevedibili poiché esulano dalla sfera di competenza dell’Autorità Giudiziaria procedente e dalla Direzione del Carcere, il sottoscritto detenuto unitamente agli altri reclusi non avrebbe potuto prendere visione del Regolamento. Tale situazione appare gravemente lesiva dell’Ordinamento Penitenziario e del Regolamento di Esecuzione nonché delle Regole Penitenziarie Europee approvate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa con particolare riferimento ai diritti dei detenuti siano essi giudicabili o definitivi. In particolare, viene violato l’Art. 32 O.P. il quale prevede che i detenuti all’atto dell’ingresso negli Istituti e quando sia necessario successivamente sono informati delle disposizioni generali e particolari attinenti ai loro diritti e doveri, alla disciplina ed al trattamento; l’Art. 69 del R.E.O.P. che prevede che in ogni Istituto Penitenziario devono essere tenuti presso la biblioteca o altro locale a cui i detenuti possono accedere, i testi della Legge Penitenziaria, del Regolamento di Esecuzione, del Regolamento Interno nonché delle altre disposizioni attinenti ai diritti e ai doveri dei detenuti, alla disciplina ed al trattamento; l’Art. 30 delle Regole Penitenziarie Europee prescrivente che all’atto dell’ingresso e ogni volta che sia necessario in seguito, tutti i detenuti debbano essere informati per iscritto ed oralmente delle regole che disciplinano la vita in Istituto e dei loro diritti e doveri in carcere e l’Art. 15 delle citate Regole Penitenziarie il quale impone che al momento dell’ingresso ciascun detenuto deve ricevere le informazioni secondo quanto stabilito dalla regola 30 prima riportata. Stante la mancata approvazione del Regolamento,la Direzione dell’Istituto può gestirlo come se questo fosse una “baronia feudale” decidendo il tutto sulla base di un “Regolamento Interno”che,come già evidenziato,non essendo approvato, non potrebbe essere applicato in quanto giuridicamente inefficace. Invero, qualunque cosa si domandi la risposta è sempre la stessa : “ è previsto dal Regolamento Interno……. non lo prevede il Regolamento Interno…… è vietato dal Regolamento Interno…… ” .
Mi perdoni Sig. Ministro ma questo “Regolamento Interno” esiste oppure no? Di quale “Regolamento Interno” parla allora la direzione dell’Istituto? Si può applicare e pretendere il rispetto di un “Regolamento” non legalmente approvato? E qualora venga applicato il “vecchio” Regolamento per quale motivo non viene consentito al sottoscritto di poterlo consultare sino a quando non verrà concluso l’iter procedimentale per l’approvazione del nuovo? Non c’è dubbio che quanto sopra costituisca una gravissima violazione dei diritti delle persone private della libertà personale ma anche di quelli umani fondamentali che Lei come sa bene Signor Ministro, sono inviolabili,inalienabili ed insopprimibili perché espressamente riconosciuti e garantiti dal diritto interno ed internazionale. Le faccio un esempio: Sig. Ministro può sembrare banale ma in realtà non lo è e le spiegherò il perché; i detenuti ristretti in questa Casa Circondariale sono costretti a stare chiusi in una cella avente dimensioni di 6,84 metri quadrati (3,8 x 1,8) con uno spazio calpestabile di fatto limitato a circa 60/70 centimetri quadrati, tenuto conto dell’ingombro di tutti gli arredi ( tavolo, sgabelli, armadietti, brande letto, etc.) e ciò per ben 20 ore al giorno su 24. Ma,nonostante questa condizione detentiva di acclarata illegalità, integrante chiaramente quel “trattamento inumano e degradante” severamente proibito dall’Art. 3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali del 1950 la Direzione dell’Istituto costringe i detenuti a restare chiusi nelle celle allorquando la mattina si prenotino per una visita medica o una semplice informazione all’infermeria, facendogli perdere quelle 2 ore (più o meno) destinate al “passeggio” in uno squallido cortile di cemento armato omologato per 25 persone ma, concretamente utilizzato, da 50 detenuti con tutti i disagi che ne derivano (molte volte non si riesce nemmeno a camminare o a stare seduti in quanto ci sono solo 3 panche in cemento che, al massimo, possono “ospitare” 15 persone). Com’ è possibile Signor Ministro che si impedisca ai detenuti di usufruire di quelle poche ore che hanno a disposizione per uscire dalla cella poiché, altrimenti, non vengono chiamati dal Medico o dall’Infermiere (ed il più delle volte anche rimanendo in cella si viene chiamati molte ore dopo quelle destinate al “passeggio” o non chiamati proprio). E questa storia, si verifica, sempre, perché come dice il personale penitenziario: “è previsto dal Regolamento Interno”. Poi se una persona detenuta sta male o si lamenta per qualcosa si sente ricevere la solita risposta: “domani si segni a visita medica e non esca all’aria”. Ma ci si domanda se il personale dell’Area Sanitaria esercita la propria attività solo nelle ore antimeridiane oppure durante l’arco di tutta la giornata? Signor Ministro ma secondo Lei tutto questo è legale e legittimo oltre che umano?
Onorevole Signor Ministro, per questi motivi, Le indirizzo il presente reclamo ex Art. 35 c. 1 n.1 O.P. chiedendoLe una rapida approvazione del Regolamento Interno della Casa Circondariale di Paola previa accurata verifica delle norme in esso contenute, provvedendo ad eliminare quelle restrizioni assurde, quelle limitazioni pazzesche e quegli obblighi intollerabili come quello riguardante l’accesso dei detenuti all’Area Sanitaria prima meglio descritto. Le chiedo, infine, Signor Ministro di conoscere il suo parere in ordine a tutto quel che ho lamentato e sollevato con il presente reclamo che oltre ad inviarlo a Lei e ad ognuna delle Autorità in indirizzo indicate, lo trasmetterò anche agli organi di informazione locale ed alla Rubrica Radiofonica “Radio Carcere” su Radio Radicale affinchè anche la comunità esterna venga informata di quanto avviene all’interno di questa “Prigione”. Recentemente in questo Carcere tutta la popolazione detenuta ha aderito alla Manifestazione Nazionale promossa dall’Onorevole Marco Pannella del Partito Radicale per denunciare, ancora una volta, le condizioni disumane ed illegali delle Carceri Italiane, ripetutamente condannate dalla Corte per i Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa.
Confido in un suo interessamento e riscontro e La ringrazio anticipatamente per quanto vorrà fare per risolvere le problematiche oggetto del presente reclamo.


















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