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Braccianti agricoli raccolgono agrumi in condizioni disumane

Calabria

Braccianti agricoli raccolgono agrumi in condizioni disumane

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immigrati agrumi

Grazie a loro è possibile acquistare un chilo di arance a meno di un euro, ma lavorando nei campi si ammalano.
 
ROSARNO (RC) – Vivono in strutture abbandonate, in baracche o in tende accampati nella zona industriale di San Ferdinando. Sono queste le condizioni abitative della quasi totalità dei braccianti stranieri che raccolgono agrumi nella piana di Gioia Tauro. A dichiararlo sono i membri di Medici per i diritti umani (Medu). Nel loro report i medici sottolineano che sono stati circa duemila i lavoratori che hanno affollato la tendopoli di San Ferdinando ed una fabbrica abbandonata in condizioni allarmanti. Stessa sorte per le centinaia di lavoratori che vivono nei casolari abbandonati di Rizziconi, Taurianova e Rosarno, privi di elettricità, servizi igienici e acqua. Riguardo le condizioni di lavoro – secondo i dati di Medu – è emerso che l’86% dei braccianti non ha contratto di lavoro. La maggior parte è retribuita a giornata o a cassetta (un euro per le cassette di mandarini e 50 centesimi per le arance). Il 17% dei braccianti ha trovato lavoro attraverso il caporalato, pagando dai 3 ai 5 euro per il trasporto. Dai dati raccolti dalla clinica mobile di Medici per i Diritti Umani (Medu) nella piana di Gioia Tauro emerge, per quanto riguarda la situazione dei braccianti agricoli stranieri, un quadro che di poco si discosta dalla stagione precedente. Medu ha operato nella Piana di Gioia Tauro da metà novembre 2015 a marzo 2016 prestando assistenza sanitaria ai lavoratori stranieri stagionali.

 

Dei 471 pazienti visitati (774 visite mediche totali tra primi, secondi, terzi e quarti accessi), l’86% ha meno di 35 anni. Si tratta, quindi, di una popolazione giovane – in media 29 anni – proveniente principalmente da Mali (36%), Senegal (23%), Gambia (12%), Costa d’Avorio (8%) e Burkina Faso (6%). La maggior parte dei pazienti (95%) è dotata di regolare permesso di soggiorno. Di questi, più della metà (54%) è già titolare di un permesso per protezione internazionale (asilo politico e protezione sussidiaria) o per motivi umanitari. Il 33%, invece, pur essendo regolare nel territorio italiano, è in fase di ricorso contro il diniego della Commissione per il diritto d’asilo. Un dato, questo, in forte aumento rispetto alla stagione precedente. Più della metà dei pazienti è, infatti, giunto in Italia negli ultimi due anni. Per quanto concerne l’integrazione sanitaria, il 52% dei pazienti regolarmente soggiornanti non ha la tessera sanitaria. Le patologie più frequentemente riscontrate sono: disturbi gastro-intestinali (23%), sindromi delle vie respiratorie (22%), patologie muscolo-scheletriche (13%), traumatismi (10%), patologie della cute (6%). I lavoratori stranieri giungono, quindi, in Italia sani e si ammalano nel nostro paese a causa delle critiche condizioni di vita e di lavoro.

 

Nel febbraio 2016 è stato sottoscritto da Prefettura di Reggio Calabria, Regione Calabria, Provincia di Reggio Calabria e Protezione civile regionale, insieme a Croce Rossa, Caritas, Emergency e Medu, un protocollo d’intesa per la soluzione della situazione del campo di San Ferdinando e Rosarno. Il protocollo prevede un intervento in due fasi. Medu chiede alle istituzioni che hanno sottoscritto il protocollo che il “tavolo relativo – è scritto in una nota – la costruzione di politiche abitative porti alla definizione di soluzioni concrete da avviare già entro la prossima stagione. Si chiede che vengano promossi alcuni strumenti chiave per la lotta al caporalato e al lavoro nero. E’ necessario inoltre che venga promosso presso il Ministero dell’Agricoltura un tavolo per il rilancio della produzione agrumicola della Piana e la definizione dei prezzi degli agrumi i quali, comprati ai piccoli produttori tra i 5 e 15 centesimo al chilogrammo rendendo quasi impossibile la copertura dei costi di raccolta, sono poi rivenduti dalla Grande distribuzione nei supermercati a prezzi che arrivano al massimo fino a due euro al chilo”.

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