Area Urbana
Cosenza: l’ex latitante decide di collaborare con la giustizia, familiari si dissociano

Daniele Lamanna ha seguito le orme del boss Franco Bruzzese ‘pentendosi’ del proprio trascorso criminale.
COSENZA – Daniele Lamanna ha deciso di collaborare con la giustizia. Il quarantaduenne, arrestato dopo quattro mesi di latitanza a casa del suocero a Trenta, è il nuovo ‘pentito’ della criminalità organizzata cosentina. Ritenuto uno dei più attivi sodali della cosca Rango – Zingari l’uomo, fino a pochi giorni fa ristretto in regime di 41 bis nel carcere di Novara, ha seguito l’esempio del boss del clan Franco Bruzzese. Quest’ultimo a fine febbraio infatti ha inteso aderire al programma di protezione ed abbandonare il carcere collaborando con gli inquirenti. La notizia non è ancora ufficiale, in quanto il legale difensore di Lamanna Aldo Cribari non ha ancora ricevuto la revoca del proprio mandato, ma pare che Lamanna sia già stato trasferito in una località protetta. Accusato di estorsioni, associazione a delinquere di stampo mafioso ed omicidio volontario per quanto riguarda la morte del suo ‘ex amico’ Luca Bruni, Lamanna nel corso della detenzione aveva subito un invasivo intervento chirurgico all’apparato gastrointestinale. I giudici però avevano considerato le condizioni di salute del detenuto cosentino compatibili con la vita carceraria.
La lunga degenza in cella e la paura di ripercussioni potrebbero averlo spinto a passare dall’altro lato della staccionata. Un timore quest’ultimo di cui non ha fatto mistero dal momento dell’arresto quando fu ritrovato travestito con un lungo barbone ed armato, come da lui stesso affermato, non per difendersi dalle forze dell’ordine. Facile dedurre come Lamanna temesse un’azione di fuoco ai suoi danni ritenendosi vulnerabile e poco protetto visto il ‘trattamento’ riservato al suo ‘collega’ Bruni con il quale aveva militato tra le fila della cosca Bella – Bella. I familiari di Lamanna, convocati dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, si sono dissociati dalla scelta del proprio congiunto. Tutti i parenti del presunto killer cosentino hanno infatti rifiutato il programma di protezione tranne, per ovvie ragioni, la moglie e il figlio di dieci anni. La decisione di collaborare con la giustizia sarebbe maturata al di fuori dei colloqui con i legali di fiducia che hanno appreso la notizia dagli organi di stampa. Secondo alcune indiscrezioni Daniele Lamanna pare abbia già rilasciato agli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro alcune dichiarazioni alla presenza del pm Piepaolo Bruni.


















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