Italia
Canone Rai in bolletta, bocciato dal Consiglio di Stato

Il regolamento va rivisto perché sussistono diverse criticità. Il Consiglio di Stato ha riscontrato una serie di mancanze tra cui l’assenza di «un qualsiasi richiamo ad una definizione di apparecchio televisivo».
ROMA – A pochi mesi dall’inserimento nella bolletta elettrica con dentro i primi 70 euro di canone Rai, il decreto ministeriale da più parti contestato ha ricevuto uno stop dal Consiglio di Stato chiamato a pronunciarsi sull’atto prima della sua promulgazione. Ed ecco le criticità riscontrate: il decreto, scritto dal ministero dello Sviluppo Economico, non offre una “definizione di apparecchio tv” e non precisa che il canone si versa una volta sola, anche se abbiamo più televisori in casa. E’ indispensabile pertanto chiarire che la famiglia deve versare quanto “dovuto” un’unica volta, e solo se possiede un televisore che riceve i programmi in modo diretto “oppure attraverso il decoder”. Solo così il decreto chiarirà che non si deve pagare niente quando si hanno uno “smartphone o un tablet” che pure riescono oggi a intercettare il segnale televisivo.
Altra osservazione è quella della riscossione del nuovo canone che pone un problema di privacy, vista l’elevata mole di dati che si scambieranno gli enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private). Il decreto ministeriale infatti, non prevede alcuna “disposizione regolamentare” che assicuri il rispetto delle normativa sulla riservatezza.
Scarsa chiarezza sul canone in bolletta
Il Consiglio di Stato interviene anche sulla poca chiarezza del decreto che tratta invece una materia molto sentita dagli italiani, relativamente al passaggio che definisce le categorie di utenti tenute al pagamento dell’imposta. E poi c’è il nodo della dichiarazione che bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore. Gli adempimenti in capo a chi non deve versare la gabella sono tali da imporre allo Stato una campagna d’informazione capillare, che il decreto però non prevede affatto.
Infine il Consiglio di Stato punta il dito sul fatto che il ministero dell’Economia non ha dato un formale via libera, attraverso il meccanismo del “concerto”, al decreto scritto dal ministero dello Sviluppo Economico ma si è limitato ad una presa d’atto della sua esistenza. Pertanto, in assenza del “concerto”, si rischia di inficiare la “correttezza formale” dell’iter amministrativo.
Come previsto dalla legge di Stabilità 2016 infatti, «con il concerto – si sottolinea – il Ministro partecipa dell’iniziativa politica, concorrendo ad assumerne la responsabilità: pertanto, il concerto può essere manifestato da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non sotto la forma di semplice nulla osta al prosieguo dell’iter procedurale».
Giacomelli nega: “non è una bocciatura ma una revisione”

Antonello Giacomelli
Il sottosegretario alla Comunicazioni Antonello Giacomelli ha inteso sottolineare che il Consiglio di Stato non ha bocciato il decreto “ma – ha precisato – siamo di fronte ad un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti peraltro nella prassi dei pareri del Consiglio stesso. Già in aula alla Camera il 6 aprile scorso avevo annunciato l’intenzione del governo di procedere ad una definizione di apparecchio tv più esplicita e meno tecnica”. “Avevo dato notizia anche di una capillare campagna di comunicazione e di una proroga al 15 maggio del termine per la comunicazione alla Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni di esenzione” da parte di chi non dovrà pagare. “Anche sulla privacy – spiega Giacomelli – il testo è all’attenzione del Garante e lavoriamo insieme con spirito costruttivo perché la questione è delicata e importante”.
Per ora il regolamento torna al ‘mittente’ e va rivisto e il Consiglio di Stato ha sospeso «l’espressione» del parere, richiesto dal ministero dello Sviluppo economico. La sezione consultiva di Palazzo Spada attende infatti che «l’Amministrazione integri il testo». I«profili di criticità» riscontrati, secondo i giudici amministrativi, «dovrebbero trovare soluzione prima» della «definitiva approvazione» del decreto «anche al fine di non condizionare il grado di efficacia di tale strumento normativo».

In campo anche il Codacons: «Sospendere il decreto»
«Il governo adesso deve sospendere il decreto e apportare tututte le correzioni richieste». È quanto chiede il Codacons, commentando il parere negativo emesso dai giudici di Palazzo Spada. «Come conseguenza del parere del Consiglio di Stato non sarà possibile inserire il canone in bolletta, almeno fino a che non saranno superate le pesanti criticità rilevate», spiega il presidente Carlo Rienzi. «L’unica cosa certa in mezzo ai tanti dubbi – secondo l’associazione dei consumatori – è che sul canone Rai in bolletta regna il caos più totale, motivo per cui il Governo farebbe bene a rinunciare del tutto al provvedimento».
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