Area Urbana
Riaperto caso di presunta malasanità nel reparto di Pediatria dell’Annunziata

”Ho visto suo figlio e non mi sembra stia male”. Queste le parole del primario Domenico Sperlì poche ore prima della morte del tredicenne.
COSENZA -Dopo l’assoluzione in primo grado del primario Domenico Sperlì i genitori del tredicenne Romano Marino continuano a chiedere giustizia. Indagato per omicidio colposo il primario del reparto di pediatria dell’ospedale di Cosenza era stato assolto in primo grado. Insieme a lui erano stati scagionati anche gli altri sanitari coinvolti nella morte del tredicenne cosentino Romano Marino: Rosanna Camodeca, Vittoria Greco, Rosaria De Marco, Marianna Neri e Clementina Rossi. Un verdetto che non ha convinto i genitori del piccolo musicista costituitisi come parte civile nel processo. Ieri a Catanzaro il dibattimento sul presunto caso di malasanità è stato riaperto. I giudici dovranno ora acquisire e valutare le nuove perizie mediche sui referti del ragazzino. I due esperti chiamati ad analizzare le cartelle cliniche del tredicenne dovranno stilare una relazione in cui si accerterà se la morte prematura di Romano sia da attribuire al ritardo nel diagnosticare la Mas inizialmente scambiata per una semplice mononucleosi. La patologia fu poi individuata all’ospedale Gemelli di Roma dove il fanciullo fu trasportato dopo giorni di agonia all’Annunziata, quando ormai era già stato posto in coma farmacologico dai professionisti cosentini. Il tutto aveva avuto origine da una febbre protrattasi per giorni che però non ha fatto insospettire i medici del reparto di Pediatria dell’ospedale di Cosenza che non si sarebbero accorti che si trattava della sindrome da attivazione macrofagica. I giudici dovranno individuare le eventuali responsabilità del primario Domenico Sperlì nella morte del tredicenne.


















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