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Il ‘Paradiso’ di Eimuntas Nekrošius al Tau dell’Unical

Tratto dal “Paradiso” di Dante Alighieri per la regia di Eimuntas Nekrošius, le scene di Marius Nekrošius e i costumi di Nadežda Gultiajeva.
RENDE (CS) – In scena gli attori della compagnia teatrale ‘Meno Fortas’ per uno spettacolo in lituano con sovratitoli in italiano. E’ la seconda tappa del progetto di Eimuntas Nekrošius sulla “Divina Commedia” di Dante, dopo il precedente che metteva insieme il Purgatorio e l’Inferno, lo spettacolo “Paradiso” giunge ad Arcavacata e vede in scena gli attori della compagnia Meno Fortas che Nekrošius ha fondato nel 1998 a Vilnius. “Credo che la parte più difficile della Divina Commedia – ha affermato il regista- sia proprio questa, il Paradiso. Il più irraggiungibile e il più sconosciuto; dono non necessario nel presente, aspirazione. È la parte più difficile del binomio esistenza/non-esistenza. Il Paradiso è la vera fatica, il compito più arduo. È un riflesso della perfezione, e la strada per la perfezione è tutt’altro che dritta e molto difficile”.
Ejmuntas Nekrošius è un regista teatrale lituano, considerato tra i più famosi registi teatrali affermati a livello internazionale. Nei suoi spettacoli, espressivi e visuali, Nekrošius dedica particolare attenzione non solamente all’interpretazione emozionale degli attori, ma anche all’utilizzo degli oggetti sul palcoscenico che si trasformano quasi in un racconto autonomo. Diplomato presso l’Istituto d’arte Lunačarski di Mosca, si è messo in luce come direttore e regista del Teatro dei giovani di Vilnius e quindi al Teatro drammatico di Kaũnas. Nel 1993 è stato nominato regista del Festival internazionale di teatro lituano (LIFE) e nel 1998 ha fondato il centro artistico indipendente Meno fortas. Gli spettacoli di Nekrošius hanno partecipato con successo di pubblico e critica a molti festival teatrali internazionali e hanno ottenuto importanti riconoscimenti: nel 1996 gli è stato consegnato il premio Ubu per il migliore spettacolo teatrale straniero presentato in Italia; nel 2001 la critica russa gli ha assegnato il Premio Konstantin Stanislavskij.
Artefice di un teatro visionario e antinaturalistico, ha creato spettacoli di inconsueta ricchezza vitalistica e varietà d’invenzione che, fondati su una metaforica e talvolta vorticosa stratificazione espressiva, combinano la logica ipnotica dei sogni e della poesia e le gags ludiche e clownesche del circo: Medaus skonis «Sapore di miele» di Delaney (1976), Ivanovas «Ivanov» di Čechov (1978), Pirosmani, Pirosmanidi VadimKorostylëv (1981), Ilga kaip šimtmečiai diena «Un giorno come un secolo» di Ajtmatov (1983), Dédé Vanja «Zio Vanja» (1986), Nosis «Il naso» di Gogol (1990), Mocartas ir Saljeris. Don Chuanas. Maras «Mozart e Salieri. Don Giovanni. Peste» di Puškin (1994), Trys seserys «Tre sorelle» (1995). La scarnificazione del testo, la scenografia barbarica, arcaica ed essenziale, e la valorizzazione simbolica e rituale di pochi elementi scenici e testuali (il ghiaccio, la terra, l’acqua) caratterizzano la sua interpretazione della trilogia Hamletas «Amleto» 1997; Makbetas «Macbeth», 1999; Otelo «Otello», 2000.
Nel 2000 ha diretto anche Žuvėdra di Čechov. Nel 2005 ha invece realizzato l’opera di Desjatnikov The children of Rozental e nel 2007 Die Walkure «La Valchiria» di Wagner. Tra le regie teatrali più recenti, in cui ha rinnovato la potenza dell’elemento visivo, punto nodale della sua pratica teatrale, si ricordano: Faust di Goethe (2006), testo che Nekrošius ha tradotto in uno spettacolo realizzato con scene di forte impatto abitate da oggetti simbolici e immagini essenziali e folgoranti; Anna Karenina di Tolstoj (2008), dove l’immagine, il gesto, il paesaggio sonoro riducono l’importanza della parola recitata nella creazione di un mondo verosimile, in cui, tra atmosfere dense e sospese, il tempo si dilata per accogliere le azioni nel suo moltiplicarsi visionario.





















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