Italia
Riforma della scuola, avviata la raccolta firme per indire referendum

Servono cinquecentomila persone per richiedere che a decidere sul futuro dell’istruzione siano i cittadini.
ROMA – “Dal 9 di aprile – informa in una nota il collettivo Gilda insegnanti Catanzaro – è iniziata la raccolta delle firme su quattro quesiti referendari abrogativi di alcuni degli aspetti considerati più negativi e anticostituzionali della legge 107/2015: abrogazione del potere discrezionale dei dirigenti scolastici di scegliere e confermare i docenti sulla sede; abrogazione del potere discrezionale dei presidi di premiare economicamente solo alcuni docenti (che tra l’altro rimangono tutti con un contratto scaduto dal 2009 e stipendi da fame); abrogazione dell’obbligo di alternanza scuola lavoro; abrogazione della possibilità di dare soldi alle singole scuole pubbliche o private. Una riforma della scuola voluta dal Governo Renzi (dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea che imponeva la stabilizzazione del personale utilizzato con contratto a tempo determinato per oltre trentasei mesi) ed imposta con voto di fiducia alle Camere mentre scioperi e manifestazioni di protesta provenivano dall’interno mondo della scuola. Ora si tenta di abrogarne le parti più deleterie e si prova ad aprire nel Paese un minimo di dibattito.
Ci sono anche altri referendum sui quali si stanno raccogliendo le firme: legge elettorale, nuove trivelle, inceneritori. Tutti sappiamo che il partito del premier è già pronto a far banchetti per sostenere il SÌ alla riforma costituzionale; sui referendum abrogativi che i cittadini tentano faticosamente di indire su scuola, inceneritori, legge elettorale e nuove trivelle in terra e mare, invece, non c’è un minimo di informazione e non è possibile sapere neanche di che cosa si parli. Ci hanno insegnato che la democrazia è informazione e che non c’è democrazia senza diritto di conoscere. In tutto ciò oggi è chiaro che anche il solo indire i referendum il solo raccogliere mezzo milione di firme, sarà missione impossibile senza che su questi temi si apra un serio dibattito se anche la Rai continuerà a latitare, a non informare i cittadini e a negare quel diritto di “conoscere per deliberare””.
















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