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Cassazione: Daspo per stalking su Facebook, i consigli della criminologa (AUDIO)

Molestare, offendere, ingiuriare e denigrare una persona, anche attraverso ‘Facebook’, può configurarsi come reato di ‘stalking’
CATANIA – Non solo pedinare, limitare la vita e le relazioni, ossessionare con continui messaggi e appostamenti può tradursi in stalking, ma anche mandare messaggi minatori e insulti tramite Facebook, sotto falsa identità è una forma di stalking, in grado di creare un “grave stato di ansia” e “un fondato timore per la propria incolumità”. Ed è per questo che il tribunale di Catania ha imposto il divieto di avvicinarsi agli ex suoceri, con l’obbligo di mantenersi a una distanza di almeno 250 metri dalla loro abitazione nei confronti di un uomo di 42 anni. Un provvedimento che i giudici della quinta sezione penale della Corte di Cassazione hanno confermato con la sentenza n.21407/16. Una sentenza dunque, che crea il precedente.
Le persone offese, nel caso catanese, erano state nominate dal tribunale per i minorenni affidatarie di due dei quattro figli minori dell’indagato, a seguito della fine della relazione, e della separazione con la sua convivente, figlia della coppia. Nel bocciare il ricorso dell’uomo, la Suprema Corte spiega che il “grave quadro indiziario è evincibile, secondo il tribunale di Catania, dalle plurime acquisizioni investigative e segnatamente dalle ‘schermate facebook contenenti i messaggi incriminati’, dalle ‘denunce e verbali di sommarie informazioni rese dalle persone offese’ che ‘offrono una narrazione adeguatamente circostanziata e intrinsecamente coerente dei fatti pur sfrondata da eventuali esagerazioni correlate al conflitto di interesse determinato dall’affidamento ai nonni dei due bambini”, dalle relazioni degli assistenti sociali e dalle testimonianze delle persone informate sui fatti.
Il fenomeno di chi ricorre al social network, spesso sotto falsa identità, purtroppo è diffusissimo, non solo per ‘molestare’ ma anche per ‘offendere’. Sull’argomento la criminologa Monica Capizzano, ne ha parlato ai microfoni di Rlb Radioattiva
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Il caso del signore di Catania dunque, potrebbe aprire a scenari determinanti in relazione alle tante denunce di molestie che arrivano alla polizia postale, e che riguardano il noto social network. Facebook infatti, avendo la sua sede in California e dunque in una giurisdizione diversa da quella italiana, ha meccanismi farraginosi che troppo spesso non riescono a portare gli inquirenti all’identità di chi perseguita, pubblica offese, minaccia, calunnia, ruba profili o molesta bambini e adolescenti. Per questo motivo la migliore prevenzione per evitare di incorrere in casi di questo genere è utilizzare sempre internet… con parsimonia, e stare attenti a concedere la propria amicizia a contatti cosiddetti ‘fake‘. La Polizia di Stato, la Polizia Postale e i Carabinieri sulle loro pagine mettono a disposizione dell’utenza tutte le informazioni utili.




















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