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Truffa e whisky, arrestati nullatenenti e un direttore di banca

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Truffa e whisky, arrestati nullatenenti e un direttore di banca

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COSENZA – Un business da 500 milioni di euro fatto di alcool e pannolini.

Prodotti apparentemente esportati in Bulgaria o Inghilterra venivano acquistati godendo della sospensione dell’Iva prevista dalla legge per poi essere rivenduti a un noto grossista campano. Un meccanismo sofisticato permetteva al sodalizio criminale della sibaritide di scaricare in seguito le accise dovute allo Stato, nonchè altri tributi utilizzando il modello F24 scaricando proprio il credito d’imposta. Una frode fiscale fondata soprattutto sul commercio di alcoolici attraverso una rete di aziende coperte da prestanome nullatenenti retta dal noto imprenditore coriglianese Francesco Domenico Ungaro vera e propria ‘mente’ dell’organizzazione. Ungaro, il business man 40enne della sibaritide, ha fatto perdere le proprie tracce dall’alba di stamane insieme alla 32enne Elena Zaccaro la quale risulterebbe dagli atti amministratrice unica di alcune delle aziende. Entrambi sono destinatari di una custodia cautelare così come la contabile Achiropita Formoso, l’amministratore Domenico Pisano e il collaboratore Maurizio Pais quest’ultimi ristretti da stamane agli arresti domiciliari. Nell’operazione denominata ‘Cocktail’ alla quale le forze dell’ordine hanno lavorato per circa due anni sono state coinvolte altre 8 persone, colpite da obblighi di dimora, tra cui l’ex direttore della filiale di una banca di caratura nazionale, Fabio Vena, che la stessa banca ha esautorato dal suo ruolo funzionale alla consorteria criminale per il riciclaggio del denaro frutto della frode fiscale. Gli altri provvedimenti con ordine di dimora sono stati notificati ai danni di: Silvio Gallo, classe ’55 residente a Roma, Anna Pometti, classe ’41, residente a Roggiano Gravina, Giuseppe Visciglia, classe ’75, residente in Corigliano, Massimo Contabile, clase ’53, residente in Corigliano, Luca Turano, classe ’89, residente a Corigliano, Pulieri Giuseppe, classe ’74, residente a Corigliano, Manfrinato Alessandro, classe ’84, residente a Corigliano, Giovanni Visciglia classe ’82, residente a Corigliano e Pino Pedace, classe ’79, residente a Corigliano.

 

Fatture false, evasione fiscale, distruzione di documenti contabili e creazione artificiosa di crediti d’imposta inesistenti sono i reati contestati ai 5 arrestati ed a prestanomi nullatenenti che risultavano amministratori delle societa’ coinvolte nella frode. Intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari, ed immagini raccolte da impianti di video sorveglianza, perquisizioni e sequestri hanno permesso di ricostruire le ramificazioni del gruppo criminale che, con basi operative a Corigliano e Rossano Calabro, nel Regno Unito, in Belgio e Bulgaria. L’operazione ha portato al sequestro di conti correnti, capannoni industriali, terreni, società ed abitazioni per un totale di tredici milioni e quattrocentomilia euro. Le aziende alle quali sono stati apposti i sigilli sono: Sibari Oli Spa con sede legale in Roma, Centro Alimentare Ungaro Srl con sede legale in Corigliano, Expo Beverage con sede legale in Rossano, Impex Trading Center Srl con sede legale in Roma, MS Distribuzione Srl con sede legale in Roma, Uniacal Srl con sede legale in Corigliano, Unit Trading Srl con sede legale in Rossano, New Importex Trading Srl con sede in Roma, Rhinocar Srl con sede legale in Corigliano e la Ecolegnami Srl con sede legale in Corigliano. La rete di strutture societarie e la produzione di documentazione ad hoc pare sia stata resa possibile grazie all’apporto tecnico di professionisti del settore contabile. Al termine dell’operazione il sostituto procuratore generale di Catanzaro Eugenio Facciolla ha sottolineato che “non è casuale che tale imponente azione di frode fiscale avvenga nella sibaritide”, il territorio dell’Alto Jonio cosentino reputato ‘zona rossa’ per le vicende legate alle ‘ndrine del circondario secondo il procuratore “è un terreno florido per operare anche al di fuori degli ambiti notoriamente gestiti dalla ‘ndrangheta grazie all’ingente mole di fondi pubblici per il commercio e l’agricoltura di cui gode l’area della sibaritide”.

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