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Esportavano sangue e cocaina al Nord, arresti tra le cosche reggine

REGGIO CALABRIA – Francesco Fossari, morto che parla.
Le indagini scaturite dall’omicidio del bracciante agricolo crivellato di colpi a Melicucco nel 2011 hanno portato stamane all’arresto di dodici persone affiliate alle ‘ndrine Foriglio e Petullà. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di cocaina, spaccio, omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi. L’operazione denominata “Vittorio Veneto” scattata all’alba di stamane ha dato esecuzione ai provvedimenti emessi dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e dalla Procura della Repubblica di Palmi volti a stanare il sodalizio criminale finalizzato al traffico di ingenti quantitativi di cocaina. Oggetto del business dei Foriglio e Petullà, secondo i rilievi degli inquirenti, pare fosse la distribuzione di stupefacenti dal reggino al Nord Italia. La base operativa della consorteria pare fosse Cinquefrondi il piccolo centro urbano nella Piana di Palmi ubicato tra le province di Catanzaro e Reggio Calabria. L’acquisto e il trasporto di ‘coca’ e armi verso il settentrione è stato documentato con dovizia di dettagli dalle forze dell’ordine che hanno ricostruito le dinamiche dell’illegale rete commerciale attivata dalla cosca reggina. L’individuazione dei due autori del delitto Fossari ha permesso di portare a termine le indagini captando i tentativi di vendetta messi in atto da esponenti della famiglia della vittima. Quattro familiari dell’agricoltore 43enne avrebbero infatti teso un agguato l’estate scorsa ai danni di Rocco Francesco Ieranò che non sarebbe andato a buon fine. Un omicidio e un tentato omicidio che hanno portato alla scoperta di un vero e proprio mercato dell’export di droga e armi da fuoco dalla Calabria al resto d’Italia attraverso l’analisi della guerra tra clan nella costa reggina.
Si chiama Carmelo Basile, un messinese che risiedeva a Mantova, il nuovo collaboratore di giustiza che ha permesso con le sue dichiarazioni di portare a temine l’operazione. Basile, che operava nel settore dei trasporti, era stato arrestato mesi fa in flagranza di reato per un quantitativo di 700 grammi di cocaina. E’ stato lo stesso uomo, tramite i carabinieri della Compagnia di Taurianova, a manifestare la volonta’ di collaborare con la giustizia. Gli inquirenti, che dapprima pensavano di poter far luce solo su alcuni episodi di cessione di stupefacenti, hanno potuto cosi’ invece tessere l’inchiesta che, corroborata dai risconti alle dichiarazioni rese da Basile, che gia’ oggi e’ sotto il programma di protezione, ha fatto luce sull’associazione di Cinquefrondi. L’operazione è suddivisa in due tronconi, uno di pertinenza della Procura distrettuale antimafia del capoluogo, diretta dal procuratore Federico Cafiero De Raho, e l’altro di pertinenza della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo. In entrambi i casi sono stati spiccati dei fermi di indiziato di delitto, nel primo caso per un’associazione dedita allo spaccio di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, nel secondo caso per l’omicidio di Francesco Fossari e una serie di tentati omicidi motivati dal desiderio di vendicare l’uccisione dello stesso Fossari. Fondamentali, ha detto il procuratore Cafiero De Raho, sono state le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia, il quale a seguito dell’arresto avvenuto nel contesto delle stesse indagini ha iniziato a collaborare con i magistrati calabresi. “Oltre alla collaborazione – ha aggiunto Cafiero De Raho – le intercettazione telefoniche e ambientali sono gli unici strumenti di contrasto al malaffare, nonostante il denaro messo a disposizione per tali attivita’ tecniche sia sempre minore”.
I cinque fermati sono Giuseppe Bruzzese, di 21 anni nato a Cinquefrondi; Vincenzo Fossari, di 49 anni nato a Melicucco; Pasquale Fossari, di 44 anni nato a Melicucco; Bruno Fossari, di 42 anni nato a Taurianova; Salvatore Vecchie’, di 27 anni nato a Cinquefrondi. Rocco Francesco Ierino’, 41enne nato a Cinquefrondi, e’ attivamente ricercato. Proprio quest’ultimo, unitamente a Giuseppe Bruzzese, sono i presunti autori materiali dell’omicidio di Francesco Fossari nonche’ di porto e detenzione illegale di armi. Gli altri fermati, fratelli e cognato del defunto, sono accusati di essere i mandanti del tentato omicidio di Ierano’, avvenuto a Cinquefrondi. Per quanto riguarda il commercio di armi e cocaina i fermati sono tutti cinquefrondesi: Andrea Giovinazzo, di 22 anni; Giuseppe Bruzzese, di 21 anni; Vincenzo Papasidero, di 32 anni; Giuseppe Primerano, di 40 anni; Riccardo Ierace, di 25 anni; Francesco Giordano, di 33 anni. L’operazione ha fatto inoltre luce sul delitto cui movente sarebbe da ricondurre a una relazione extraconiugale. Secondo l’accusa i due presunti responsabili, dopo avere incrociato l’automobile di Fossari, all’altezza del cimitero di Melicucco, lo invitarono a scendere dall’autovettura, freddandolo a distanza ravvicinata con diversi colpi di pistola cal. 9×21 e 7.65, diretti al capo e al torace. L’uccisione, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata motivata dal desiderio di vendetta da parte di Bruzzese, a causa di una relazione extraconiugale che la vittima intratteneva con la sorella. Sempre secondo l’accusa, l’omicidio, inquadrato come fatto di sangue ordinario, e non di natura mafiosa, si innesta pero’ in un contesto ambientale in cui Ierano’ sarebbe elemento di spicco della criminalita’ di Cinquefrondi, territorio dominato dalle storiche cosche dei Foriglio-Petulla’, e sempre secondo l’accusa si sarebbe messo a capo di un gruppo criminale di cui Giuseppe Bruzzese sarebbe gia’ stato sodale a tutti gli effetti. Cosi’ come il delitto ha trovato il suo movente, anche il tentato omicidio di Rocco Francesco Ierano’, nell’impianto accusatorio, sarebbe da ricondurre alla ritorsione della famiglia Fossari per l’omicidio del congiunto. Una tesi che avrebbe trovato riscontro anche in alcune dichiarazioni rese da due collaboratori di giustizia.


















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