Calabria
Scade il mandato di Tansi: “in Calabria non si fa prevenzione, emergenza è normalità” (AUDIO)

Una lunga intervista che non può certamente riassumere l’impegno di Carlo Tansi, per tre anni fino al prossimo novembre, responsabile (nel vero senso del termine) della Protezione civile regionale. Tansi ci insegna ancora una volta l’importanza fondamentale della prevenzione e della conoscenza
COSENZA – Affrontare una calamità naturale fa paura, ma per salvarsi la vita, basta a volte conoscere i comportamenti corretti da attuare. E per evitare alcune di quelle che troppo spesso vengono chiamate “emergenze” basterebbe lavorare sulla prevenzione. Sono i due dettami che Carlo Tansi lascia impressi ai calabresi, insieme a tutte le battaglie per riformare e rendere efficiente e soprattutto efficace il settore della protezione civile regionale. Ma il suo mandato sta per scadere e Tansi, intervistato ai microfoni di Rlb, sottolinea solo l’iter procedurale: “ora la Regione deve rivolgersi agli interni, io sono un soggetto esterno, faccio parte del CNR e la Regione dovrà cercare all’interno una persona. Certo – spiega Tansi – ci sono varie possibilità, ma io mi baso sul contratto e questo vuole che io, tra poco meno di un mese, torni al mio lavoro nel mio istituto di Ricerche per la protezione idrogeologica del CNR”.
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Sono in molti in Calabria a sostenerlo affinchè possa continuare a svolgere il suo ruolo nella protezione civile, affinchè possa rimanere al suo posto, ma lui sottolinea solo: “Sono stati tre anni che mi hanno sottratto molto tempo, ho lavorato giorno, notte, sabato, domenica, Pasqua e Natale. E questo perchè in Calabria non si fa prevenzione. E non è la Protezione civile a dover fare prevenzione ma altri enti. Siccome questa manca, purtroppo la protezione civile lavora su un’emergenza che è diventata normalità”.
“In tre anni abbiamo gestito frane, alluvioni, incendi, migranti… e siamo riusciti a salvare tante vite umane: “Voglio anche citare il caso di Civita. Di quelle 10 vittime, un’altra trentina di persone in quei momenti drammatici, erano aggrappate sulle rocce ed hanno rischiato di essere travolti, e se non fossero intervenuti i volontari del Soccorso Alpino ci sarebbero state altre vittime. La scorsa alluvione oltre alle vittime, che sappiamo (il riferimento è alla donna morta con i suoi due figli), ci sono state tante persone messe in salvo grazie ai nostri volontari”.
Tutti noi siamo la Protezione Civile: se sappiamo come comportarci possiamo salvarci la vita
“Io faccio un esempio pratico: la signora che ha perso la vita nella zona del lametino – spiega Tansi – se avesse avuto contezza su come ci si comporta in certe situazioni con 30-50 cm di acqua sotto i nostri piedi, quando le strade si possono trasformare in fiumi… purtroppo possiamo essere risucchiati dalla corrente e perdere la vita. Se noi imparassimo i corretti comportamenti in caso di alluvione, di terremoti, di incendi, anzichè fare i soliti scongiuri da calabresi, possiamo salvarci la vita. Questo è anche uno dei fini della protezione civile della quale fanno parte tutti, anche i mass media. La Protezione Civile la fate anche voi, con la cultura che diffondete da bravi informatori. E si deve arrivare nelle scuole per insegnare ai ragazzi come difendersi e affrontare le calamità”.
“Sono stati 3 anni intensi, gratificanti ho dato tutte le mie energie per adeguare la Protezione civile della Calabria ai rischi della regione italiana nettamente più esposta alle calamità naturali. Ho toccato interessi grossi, gruppi di potere che hanno perso i punti di riferimento che avevano in Regione e per questo ho ricevuto anche minacce di morte ed ho avuto bruciati i container. Ho lavorato spesso in un ambiente ostile anche all’interno di certe frange della macchina amministrativa ma sono orgoglioso”. Di certo Tansi ci ha insegnato il rispetto del territorio, l’importanza fondamentale della prevenzione a tutti i livelli, e soprattutto che la natura, se violata e oltraggiata, poi si riprende i suoi spazi e quando lo fa, ci mette tutta la forza che ha.
Allarme servizio pluviometrico, la manutenzione costa troppo
Carlo Tansi affronta e spiega anche la problematica del servizio pluviometrico, recentemente al centro della discussione in quanto la Calabria rischia di essere lasciata senza protezione proprio nel periodo più critico, quando più alto è il rischio di alluvioni ed esondazioni ossia dal 1 novembre. La Cae, la società che si occupa della manutenzione della rete idro-meteo-pluviometrica calabrese, interromperà le attività riguardanti il servizio di manutenzione della rete poiché le «prestazioni ridotte», volute dalla Regione Calabria, non soddisfano «gli standard minimi richiesti in contratti di servizi di tale tipologia finalizzati alla pubblica e privata incolumità». Una rete che già ha mostrato tutti i suoi limiti in occasione delle tragedie del Raganello e di San Pietro Lametino a cui potrebbe non essere nemmeno assicurata la necessaria manutenzione a partire dal 1 novembre 2018.
“Il servizio pluviometrico – spiega Tansi – è formato da una serie di pluviometri; sono 150 e sono distribuiti su tutto il territorio calabrese. La manutenzione di questo servizio costa 1 milione di euro all’anno e… costa un pò troppo. Il problema è che nel corso degli anni non sono state fatte le gare. La prima cosa che ho voluto fare quando sono entrato in Protezione civile è interrompere questo stato delle “proroghe“; l’ho fatto anche sulle assiscurazioni. Purtroppo si dovrebbe far luce su questo, in quanto le proroghe sono continuate nel corso degli anni. La società che gestisce questo sistema ha minacciato di sospendere questo servizio dal primo di novembre. E ci sono gravi responsabilità da parte di alcuni uffici amministrativi”.


















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