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Megadiscarica per i rifiuti della provincia di Cosenza: regge una proposta, ma il ‘vicino’ si lamenta

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Megadiscarica per i rifiuti della provincia di Cosenza: regge una proposta, ma il ‘vicino’ si lamenta

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Sindaci latitanti e 45 milioni di euro da investire. L’area candidata è una zona in passato colpita da alluvioni a pochi metri da scuole, scavi archeologici e colture

 

 

COSENZA – Serve trovare un sito per smaltire tutti i rifiuti della provincia di Cosenza. Un ecodistretto da 45 milioni di euro da impegnare entro la fine del 2019. Non si è però ancora deciso dove verrà ubicato. La proposta sarebbe dovuta pervenire alla Regione Calabria entro il 6 di Novembre quando i rappresentanti di tutti i Comuni, suddivisi in 5 Ambiti Territoriali Ottimali, si ritroveranno presso la Cittadella di Germaneto per dare un nuovo corso alla gestione dei rifiuti calabresi. Ieri infatti i 150 Comuni cosentini erano stati chiamati a scegliere il luogo in cui far conferire tutta la spazzatura prodotta nell’area urbana e in provincia. I sindaci però non si sono presentati all’appuntamento. Nella sala Quintieri del Teatro Rendano erano infatti poco più di trenta le amministrazioni presenti. Per deliberare invece sarebbero serviti almeno 76 sindaci in base al regolamento (la seduta è valida se sono rappresentati il 50% più uno degli abitanti e dei Comuni). Un incontro senza numero legale in cui si è espressa la direzione che l’ATO Cosenza intende seguire.

 

‘Usare Rossano’ potenziando l’esistente e ‘valutare la proposta’ di Santa Caterina Albanese cui sindaco, che si era detto disposto ad accogliere anche un inceneritore sul proprio territorio, era tra gli assenti. Queste le soluzioni ad ora rimaste in piedi. L’area a ridosso del Parco Nazionale del Pollino era una delle aree candidate ad accogliere il megaimpianto in cui conferire almeno 30mila tonnellate di rifiuti indifferenziati l’anno. La proposta bocciata come quella di Acquappesa (ritenuta non accoglibile per il forte impatto paesaggistico ambientale) era di smaltire tutto nell’ex Italcementi di Castrovillari e in quattro ettari di terreni disponibili al confine con Frascineto. Una soluzione che avrebbe permesso di reintegrare, fra due anni al termine dei lavori, gli oltre 30 dipendenti licenziati dopo la chiusura del cementificio bergamasco. Se non si riuscirà a trovare un’alternativa l’ATO dei 150 Comuni cosentini verrà commissariata.

 

IL ‘VICINO DI CASA’ NON VUOLE L’IMPIANTO

Il sindaco di Malvito Comune confinante con Santa Caterina Albanese non ha esitato ad esprimere il proprio scetticismo in merito alla proposta avanzata dal suo ‘vicino di casa’.  “Non è il luogo adatto. L’area individuata – spiega il primo cittadino di Malvito Pietro Amatuzzo – si trova sulla sponda del fiume Esaro, zona nota per l’esondazione del 1951 che provocò ingenti danni. E’ vero che dista 15 chilometri dal centro abitato di Santa Caterina Albanese, ma dal lato che rientra nel perimetro del Comune di Malvito a 150 metri io ho la frazione di Pauciuri con delle scuole, una chiesa, appezzamenti agricoli coltivati, scavi archeologici. Un’area importante per l’intera valle dell’Esaro, una zona in via di sviluppo”. Intervenuto ai microfoni durante l’incontro, coordinato dal presidente della Comunità d’Ambito Territoriale Ottimale Marcello Manna (sindaco di Rende) e dal vicepresidente vicario Vincenzo Granata delegato del Comune Cosenza, il sindaco di Malvito ha spiegato che in quella località confinante con i terreni su cui il Comune di Santa Caterina Albanese è pronto ad accogliere l’impianto (sia una discarica, sia un termovalorizzatore) ci sono aziende che hanno investito milioni di euro per risollevare il comparto agricolo. In più già un progetto per lo smaltimento dei rifiuti in quello stesso punto è stato bocciato nel 2004 dal Consiglio di Stato a seguito di una sollevazione cittadina che ha portato a una petizione popolare e un successivo diniego anche da parte della  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio”. Problemi a cui si aggiungono dati di fatto di ordine pratico: per portare lì i rifiuti bisognerebbe ammodernare l’intera viabilità e costruire un ponte sul fiume Esaro che consenta ai mezzi pesanti di raggiungere il sito.

 

 

LO ‘SPETTRO’ DELLA RIAPERTURA DELLA DISCARICA CASTROLIBERO

Il nuovo business garantirà per anni migliaia di euro di introiti alle casse del Comune che ospiterà l’impianto ed alcuni temono che ciò possa indurre l’amministrazione di Castrolibero a riproporre il progetto della Cittadella Energetica che prevedeva di riempire la discarica esistente fino al raggiungimento di un milione di metri cubi e poi procedere alla tombatura. La bocciatura del nucleo Valutazione Impatto Ambientale nel 2012 e quella più recente del dipartimento Ambiente della Regione Calabria, per ora, pare abbiano scongiurato tale iniziativa. A rassicurare i cittadini sul futuro di Sant’Agostino (dove insistono nello stesso sito anche una discarica degli anni Settanta e la vecchia discarica di Rende) è il sindaco Giovanni Greco il quale afferma ”in questo percorso non è in discussione l’argomento”. “La Regione Calabria – dichiara Greco – sa benissimo che abbiamo quell’area e come per altre zone che erano state valutate, si è deciso di non procedere con Castrolibero. La discarica è chiusa dal 2010, si sta facendo una caratterizzazione del sito ed è stato incaricato di intervenire il Comune di Rende che è beneficiario di un finanziamento per costruire una strada mettendo in sicurezza quella franata. Una volta completati i lavori e chiuso tutto con alberature vorremmo trasformare le tre discariche in un parco che possa essere ridonato ai cittadini. Una sorta di oasi naturalistica all’interno dell’area urbana. Ripeto, la discarica è ora chiusa abbiamo solo chiesto di poter utilizzare delgli stanziamenti per completare il progetto presentato al tavolo dei sottoscrittori, quindi attendiamo la pronuncia della Regione Calabria e del Ministero competente”.

 

 

SARA’ RIDOTTO IL NUMERO DI COMUNI NECESSARI A RAGGIUNGERE IL NUMERO LEGALE

 

Contattati telefonicamente più sindaci pare abbiano affermato di non essere a conoscenza dell’incontro. La loro latitanza è servita ad indurre l’assise a votare nel prossimo incontro la modifica al regolamento. La norma ad oggi prevede che per poter deliberare scelte sulla gestione dei rifiuti di tutta l’area urbana e della provincia di Cosenza siano presenti un numero di sindaci tali da rappresentare il 50% + 1 degli abitanti (quindi 357mila su una popolazione totale di 714mila persone) e il 50% + 1 del numero dei Comuni presenti (76 municipi su 150).  “Quello della gestione dei rifiuti è il problema più serio e preoccupante della Calabria. Per rendere più efficiente ed efficace l’ATO – spiega il Presidente della Comunità d’Ambito di Cosenza Marcello Manna- dobbiamo modificare il numero di presenze necessarie a votare le decisioni da adottare. L’importante è che il 50% della popolazione sia rappresentato”. Contando che Rende, Cosenza, Montalto, Paola, Castrolibero, Corigliano Rossano sono Comuni abbastanza popolosi è facile immaginare come si possa rischiare di creare un ‘cartello’ decisionale che imponga le scelte all’intera provincia. L’intento della modifica al regolamento è stata palesata nell’incontro di ieri al Rendano, resta ora solo da definirne i dettagli.

 

 

“Trasferire l’intera gestione dei rifiuti dalla Regione ai Comuni alcuni dei quali sono già in dissesto economico – spiega il presidente Manna – potrebbe portare al malfunzionamento dell’intero sistema. A ciò si aggiunga la mancanza di discariche sul territorio che fa lievitare enormemente il costo del servizio per ogni tonnellata da smaltire. Sono spese che graveranno sui cittadini ed è allarmante. Per fortuna c’è una comunanza di vedute tra i sindaci della Provincia di Cosenza. Vogliamo scongiurare il commissariamento. Prima della riunione che si terrà il prossimo 6 Novembre alla Cittadella della Regione Calabria, in cui chiediamo sia presente anche il governatore Mario Oliverio mi farò carico di incontrare i rappresentanti delle 5 ATO calabresi (ATO Cosenza, ATO Catanzaro, ATO Crotone, ATO Reggio Calabria e ATO Vibo Valentia ndr). Deve essere chiaro che se produciamo rifiuti dobbiamo anche pensare a dove li mettiamo. I sindaci non possono tirarsi indietro, dovranno dare prova che i problemi si affrontano e si risolvono. Ci siamo già incontrati con le ARO cosentine (ARO Cosenza/Rende, ARO Sibaritide, ARO Pollino, ARO Alto Tirreno, ARO Appennino Paolano, ARO Presila) e entro il 31 dicembre dobbiamo trovare soluzioni a criticità importanti. A partire dalla distanza e i costi dei trasporti giornalieri che si dovranno sostenere per raggiungere il nuovo sito in cui tutti dovranno conferire i propri rifiuti. In più resta da stabilire la rata da emettere nella primavera del 2019 trovando un modo per non penalizzare i Comuni che hanno raggiunto alte percentuali di raccolta differenziata”.

 

 

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