Segnala una notizia

Hai assistito a un fatto rilevante?
Inviaci il tuo contributo.

Richiedi info
Contattaci

Lavoratori precari costretti a pagare le pensioni dei ‘privilegiati’

Italia

Lavoratori precari costretti a pagare le pensioni dei ‘privilegiati’

Pubblicato

il

pensioni

Tremila euro di pensione senza andare in ufficio per 33 anni. Vittorio Sgarbi è l’emblema dell’anomalo sistema previdenziale italiano

 

ROMA – Pensioni per gli assenteisti, anni di sudore per chi lavora. Uno dei tanti paradossi del sistema previdenziale italiano. Nella ‘Repubblica fondata sul lavoro’: chi per una vita ha investito tempo e sacrifici per sostentarsi, continua a faticare per sopravvivere; chi gode dei privilegi dei contratti della pubblica amministrazione, può accedere ad allettanti pensionamenti e a redditizie ‘prestazioni extra’. Il fenomeno, tra vitalizi e prepensionamenti, sembrerebbe più diffuso di quanto appaia e tende ad intensificarsi con il nuovo testo sulle pensioni ‘quota 100’ che sarà votato tra lunedì e martedì quasi di certo con un ricorso alla fiducia. Una misura da 6,7 miliardi di euro valida solo per i prossimi 3 anni che privilegia chi ha carriere sicure e ricche penalizzando i precari che guadagnano poche centinaia di euro. Potrà andare in pensione chi ha superato i 62 anni di età e maturato 38 anni di contributi. Il meccanismo di calcolo è semplice: la somma tra età e anni in cui si è lavorato con un regolare contratto dovrà essere 100.

 

Ad oggi in Italia su 60 milioni di abitanti ne lavorano solo 23 milioni tra dipendenti, liberi professionisti e imprenditori. Sono loro che provvedono a sostentare i 37 milioni di bimbi, pensionati e disoccupati. E’ infatti del 58,7% il tasso di occupazione registrato dall’Istat nel giugno 2018 con 16 milioni di italiani senza lavoro. Persone senza reddito che faticano a sbarcare il lunario.  Non godono di nessun diritto a livello previdenziale e non matureranno mai anni di contributi validi ai fini pensionistici. A fronte di ciò generano mostri quelli che ormai invece di essere diritti sono diventati ‘privilegi’ appannaggio esclusivo di dipendenti pubblici. E’ il caso di Vittorio Sgarbi. Ha maturato 51 anni di contributi da funzionario del Ministero dei Beni Culturali ed ha diritto alla pensionamento pur essendo in aspettativa dal 1985. Tutto normale. Se il dipendente statale è in aspettativa, infatti, non riceverà lo stipendio e potrà svolgere qualsiasi tipo di incarico nel settore privato. I suoi contributi nel frattempo continueranno a maturare fino al pensionamento.

 

IL CASO SGARBI

 

Deputato e sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi percepisce il salario da parlamentare e da primo cittadino. Da qualche mese, compiuti 66 anni, riceve la pensione da funzionario del Ministero dei Beni Culturali pur non essendosi presentato in ufficio neanche un giorno negli ultimi 33 anni. Era in aspettativa, non retribuita, e gode ora dei contributi cosiddetti figurativi. E’ lui l’emblema dell’Italia che divide i lavoratori in ‘sfruttati senza diritti’ e ‘privilegiati con benefit’. Soprintendente dei Beni Culturali a Venezia per gli otto anni in cui ha esercitato la professione, prima di entrare in aspettativa, ha incassato una condanna a sei mesi e 10 giorni di reclusione per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato. La causa scaturì dall’assenteismo e dai famosi certificati medici con patologie dalla cervicalgia, all’allergia al matrimonio e passando per il cimurro (malattia di cui possono essere affetti cani e gatti che non si manifesta nell’essere umano).

 

Nonostante ciò non è mai stato licenziato. Anzi. E’ stato ‘premiato’ con una pensione da circa 3mila euro al mese in cambio di decenni di aspettativa. Un’utopia nel settore privato. Per chi da decenni è al lavoro dalle 8 alle 12 ore al giorno, spesso ‘in nero’, senza copertura previdenziale. Per Sgarbi intervistato da Panorama rappresenta invece “un risparmio per lo Stato” che in questi anni non ha dovuto versare mensilmente il suo stipendio”. Il critico d’arte (futuro percettore di vitalizio parlamentare), autodenuciandosi punta il dito contro le anomalie del sistema previdenziale italiano. Il sindaco di Sutri infatti è solo uno dei tanti pensionati ‘anomali’ che percepiscono ben più alti redditi.

 

LEGGI ANCHE

Lavorare il doppio: chi lo fa per sopravvivere e chi truffa lo Stato

Pubblicità
Pubblicità .

Categorie

Social