Calabria
L’assassinio di Francesco Rosso, in manette i due presunti mandanti

L’operazione denominata “Quinto Comandamento” è scattata questa mattina per l’arresto di due soggetti ritenuti i mandanti dell’omicidio di Francesco Rosso
SIMERI CRICHI (CZ) – Dopo l’arresto di quattro persone, ritenute esecutori materiali stamattina sono scattate le manette ai polsi di altri due soggetti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Francesco Rosso, ucciso a 38 anni a Simeri Crichi, il 14 aprile 2015, a colpi di pistola al viso ed al torace mentre era al lavoro nella macelleria di famiglia. I due sarebbero i mandanti del delitto. Le due ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, seguono gli arresti eseguiti il 21 settembre scorso dei quattro soggetti ritenuti gli esecutori materiali dell’efferato omicidio.

All’origine del delitto, secondo quanto illustrato in conferenza stampa, contrasti tra il padre della vittima ed uno degli arrestati per motivi di vicinato. I due arrestati di oggi sono Evangelista Russo di 70 anni, imprenditore, e Francesco Mauro 41 anni, suo dipendente, entrambi di Sellia Marina. Secondo le indagini i due killer avrebbero intascato trentamila euro per uccidere Rosso ed il gruppo di fuoco che ha eseguito materialmente l’omicidio sarebbe stato costituito da Danilo Monti, Gregorio Procopio, Antonio Procopio e Vincenzo Sculco.
Il procuratore Gratteri: “quadro finalmente chiuso”
“I carabinieri sono stati costanti, non hanno mai mollato. Oggi la catena si chiude. Abbiamo ricostruito lo sfondo nel quale è avvenuto l’omicidio grazie a 180mila intercettazioni telefoniche. Dopo i risultati conseguiti nella prima fase e l’arresto dei killer, il quadro indiziario era già abbastanza completo. Uno degli arrestati non ha potuto fare altro che confessare. Alla base dunque, beghe familiari che hanno innescato sentimenti beceri e veleni che hanno generato sfoghi violenti ed aggressioni tra i due nuclei familiari”.

Un omicidio che avrebbe potuto anche coinvolgere altre persone visto che è stato compiuto in pieno centro e in pieno giorno, ha spiegato Gratteri sottolineando che ci sono persone che credono di risolvere le cose e i problemi con gli altri attraverso la violenza, ma non hanno capito che “la ricreazione è finita”.
Una vendetta trasversale contro il padre della vittima, dunque, sarebbe alla base dell’omicidio di Francesco Rosso. E’ un altro dettaglio emerso dalla conferenza stampa sull’operazione che ha portato alla cattura dei due presunti mandanti tenuta dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal comandante della Compagnia di Sellia Marina dei carabinieri, capitano Alberico De Francesco.
“L’unico scopo di Russo – ha detto il capitano De Francesco nel corso della conferenza stampa – é stato quello di togliere ad Antonio Rosso, padre della vittima, l’amore del figlio”. I quattro esecutori materiali dell’omicidio, già arrestati nello scorso mese di settembre, avrebbero ricevuto un compenso di trentamila euro.
Danilo Monti collabora con la giustizia
Danilo Monti, di 27 anni, uno dei quattro presunti esecutori materiali dell’omicidio si é pentito e collabora con la giustizia. Insieme a lui a compiere l’omicidio di Rosso, assassinato il 14 aprile del 2015 per un vendetta trasversale contro il padre Antonio, sarebbero stati Gregorio ed Antonio Procopio e Vincenzo Sculco, tutti già arrestati, sempre dai carabinieri, il 21 settembre scorso. Monti, che ha cominciato a collaborare con gli inquirenti poco dopo l’arresto, ha fornito gli elementi mancanti per ricostruire il quadro probatorio a carico dei mandanti e degli esecutori materiali dell’omicidio.
“Quello di Francesco Rosso – ha detto, in conferenza stampa, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri – é stato un delitto efferato, compiuto in pieno giorno in una macelleria in cui potevano trovarsi altre persone. E’ stato importante risolvere questo omicidio anche per lanciare un messaggio di fiducia ai cittadini, ai quali abbiamo dimostrato che possono affidarsi a noi, denunciare e parlare”.


















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