Calabria
Fuori la politica dalle nomine in sanità, emendamento divide Lega e 5Stelle

Dopo l’approvazione dell’emendamento relativo allo sblocco del turnover per nuove assunzioni in quelle regioni sottoposte a piano di rientro tra cui la Calabria, è stato approvato anche quello presentato, sempre dalla deputata M5S Dalila Nesci per togliere la discrezionalità dei presidenti delle Regioni sulle nomine dei dirigenti sanitari
CATANZARO – In commissione Affari Sociali della Camera passa anche l’emendamento per togliere la mano della politica sulle nomine dirigenziali in sanità. Il Decreto per la Sanità della Calabria, annunciato nel corso della riunione tenuta dal Consiglio dei ministri il 18 aprile scorso a Reggio Calabria, fortemente osteggiato dal presidente Oliverio, ha creato una sorta di spaccatura tra Lega e Movimento 5 Stelle in merito all’emendamento al Decreto presentato dalla deputata M5S Dalila Nesci per togliere la discrezionalità dei presidenti delle Regioni sulle nomine dei dirigenti sanitari. Sull’emendamento, infatti, c’é stato il voto favorevole dei pentastellati ma l’astensione della Lega, facendo emergere la netta diversità di vedute da parte dei due alleati di governo.
Il commento di Di Maio e la posizione della Lega
“Ragazzi, avrete notato – ha subito commentato Di Maio – che l’unica proposta del Pd per l’europee è attaccare il M5S e il sottoscritto? Ma oggi ce n’è un’altra, davvero grave. Dopo aver votato contro al voto di scambio politico-mafioso, e naturalmente insieme a FI, il Pd si è infatti opposto al nostro emendamento al Decreto Calabria per togliere la sanità dalle mani dei partiti. E si sono opposti insieme a chi? Sempre insieme a Forza Italia. Dispiace solo che anche l’altra parte della maggioranza si sia astenuta”.
La posizione della Lega é stata spiegata dalla vicepresidente della Commissione, Rossana Boldi. “Ci siano astenuti – ha detto – perché l’emendamento è palesemente incostituzionale, non perché non condividiamo la questione della trasparenza nella sanità. C’è una sentenza della Corte costituzionale, la n.251 del 2016, che ha accolto il ricorso presentato dalla Regione Veneto sulle norme della legge Madia che riguardano lo stesso argomento (emendamento M5s), dicendo che su materie concorrenti com’è la sanità, le decisioni spettano agli enti territoriali e non agli organi centrali. Quindi, in Commissione abbiamo fatto presente che chiunque potrebbe poi ricorrere contro l’emendamento”.
Dalila Nesci, che ha presentato l’emendamento, ha spiegato che la sua iniziativa “ha avuto lo scopo di tenere fuori le mani della politica dalla sanità pubblica. La Lega, però, avrebbe voluto limitare la misura solo alle Regioni in Piano di rientro e non a tutte, come chiediamo noi. E questo sarebbe un errore. E’ urgente infatti dare un segnale forte e un messaggio a tutti i cittadini: vogliamo che negli ospedali pubblici torni a contare il merito e non le mazzette. Non dimentichiamoci di tutte le inchieste, anche recenti, che hanno smascherato un sistema inquinato, fatto di corruzione e illegalità“.


















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