Italia
Di Maio lascia la guida del Movimento 5 Stelle “si chiude un’era, è tempo di rifondarci”

L’anticipazione fatta questa mattina al suo staff ministeriale ha trovato la conferma ufficiale nell’annuncio fatto poco fa a Roma in occasione della presentazione dei facilitatori regionali M5S “lascio perchè è il momento di rifondarsi ma quello del Movimento è solo l’inizio di un’era che durerà ancora a lungo. Mi fido di chi verrà dopo di me. Il governo andrà avanti”
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ROMA – A quattro giorni dalle regionali in Emilia Romagna e Calabria il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha ufficialmente annunciato le sue dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle. Di Maio aveva già anticipato la sua decisione questa mattina, durante una riunione con i ministri del Movimento. L’annuncio ufficiale è arrivato questo pomeriggio in occasione della presentazione dei 90 facilitatori regionali M5S a Roma-
Mi fido di chi verrà dopo di me, è tempo di rifondarci
“Per stare al governo – ha detto in apertura del suo discorso – serve essere presenti sul territorio in maniera organizzata: ci ho lavorato un anno e ho portato a termine il mio compito. Ora inizia il percorso verso gli Stati generali. È giunto il momento di rifondarsi: oggi si chiude un’era. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa. Il movimento da sempre è la bussola della cittadini per proteggerli da minacce e usurpatori. Si chiude un’era dove siamo riusciti a cambiare tante cose per gli italiani. Ho guidato Movimento dando tutto me stesso e tenendolo lontano dagli approfittatori e dalle trappole lungo il percorso, anche assumendo scelte dure e a volte anche incomprensibili. Alcuni la nostra fiducia l’ha tradita ma altri l’hanno conquistata combattendo in prima linea, firmando leggi per tutti i cittadini, rimettendo in regola i conti del proprio comune. Io mi fido di voi, mi fido di noi e di chi verrà dopo di me. Per arrivare fin qui abbiamo fatto salti mortali. Hanno iniziato Beppe e Gianroberto e a loro va tutto il mio grazie di cuore”. Di Maio ha ricordato i primi dieci anni di vita di quella che definisce con il Movimento una “forza visionaria unica al mondo. Ma anche se il mondo politico è cambiato, continueremo ad essere l’incubo di analisti finanziari e politici. E lo saremo ancora per tantissimo tempo, non è finita qui“.
Abbiamo tanti nemici. Il governo andrà avanti
“Abbiamo tanti nemici – ha aggiunto Di Maio – qualcuno che resiste e che ci fa la guerra. Ma nessuna forza politica è mai stata sconfitta dall’esterno. I peggiori nemici sono quelli che al nostro interno lavorano non per il gruppo ma per la loro visibilità. Noi dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere valutati almeno alla fine dei cinque anni di legislatura. Penso che il governo debba andare avanti, perché i risultati si vedranno alla fine della legislatura, ma dobbiamo avere il tempo di mettere a posto il disordine fatto da chi ha governato per trent’anni prima”
Per Luigi Di Maio quella di dimettersi da capo politico è stata una scelta più che sofferta, ma forse inevitabile dopo il crollo di consensi in appena due anni e una caduta che non si arresta. Il Movimento è passato da un 32,7% ottenuto alle politiche del 2018 a poco più del 15% e con una serie di sconfitte pesanti alle regionali in Abruzzo, Sardegna, Basilicata e Umbria che hanno portato il Movimento a diverse lacerazioni interne con tante richieste di cambiamento nella gestione della leadership. Anche la scelta di allearsi alle regionali con il Partito Democratico sono state mal digerite da 31 parlamentari che hanno abbandonato il Movimento dall’inizio legislatura, 13 dei quali solo negli ultimi 60 giorni. Anche perché la scelta di correre in solitaria è stata decisa dagli iscritti al Movimento sulla piattaforma Rousseau proprio contro il parere del suo leader che anche in Calabria avrebbe voluto l’alleanza. “Il vero problema è la mancanza di strumenti di democrazia interna nel M5S” ha detto la deputata calabrese Dalila Nesci da mesi in disaccordo con il leader politico che ha aggiunto” non si sono mai voluti creare i presupposti di una successione a Di Maio. Anche le sue modalità di uscita di scena non prefigurano consapevolezza dei problemi strutturali del M5S, mi sembra piuttosto una manovra strategica suicidaria del consenso ad un passo dal voto per le elezioni regionali. Una tempistica illogica che rappresenta uno smarrimento politico grave e che ha come origine la crisi identitaria del M5S di cui parlo da tempo”.
Il passo indietro di Di Maio porta ad una prima certezza: la reggenza del Movimento 5 Stelle sarà affidata a Vito Crimi, così come previsto dallo statuto M5s in quanto membro più anziano del comitato di garanzia interno e in vista degli Stati generali previsti nella metà di marzo. E dovrebbe essere lo stesso Crimi a scegliere il capo delegazione per il governo.
Conte: “Di Maio tirato per la giacchetta”
Di Maio è stato tirato per la giacchetta, dunque aspettiamo che assuma lui un’iniziativa” aveva parlato così il premier Giuseppe Conte aggiungendo “se fosse una sua decisione lo rispetterò” anche se “mi dispiacerà sul piano personale”, spiega. “Nessun effetto sul Governo” ha invece dichiarato il segretario del Pd Nicola Zingaretti “credo che sul governo non avranno effetti. Sono segnali di un dibattito interno a M5s, che io rispetto, su come stare in questa fase politica. Io penso che schierarsi contro il centrodestra sia un punto dirimente“.
Intanto il Movimento continua a perdere pezzi. I deputati M5s Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il Movimento e formalmente fatto richiesta di aderire al gruppo Misto.Con i due nuovi passaggi salgono a 14 i deputati ex M5s che siedono al Misto: per formare un nuovo gruppo ne servono 20″.



















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