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Coronavirus, rinviato il referendum sul taglio dei parlamentari. Conte: “rinvio sine die”

Italia

Coronavirus, rinviato il referendum sul taglio dei parlamentari. Conte: “rinvio sine die”

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parlamento italiano Montecitorio 3

Anche il referendum sul taglio dei parlamentari, previsto per il 29 marzo, slitta a data da destinarsi. Si tratta di un rinvio “sine die” ha detto Conte

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COSENZA – Il Consiglio dei ministri ha deciso di far slittare la consulta popolare, prevista per il 29 marzo, a causa dell’emergenza coronavirus che sta interessando l’Italia intera. “Il Governo ha ritenuto opportuno rivedere la decisione circa la data del referendum che era stata fissata prima dell’emergenza sanitaria, allo scopo di assicurare a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’informazione adeguata”, ha detto il Ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. È stato lo stesso premier Conte, durante la conferenza con il Ministro dell’economia Gualtieri nella quale ha annunciato lo stanziamento di 7.5 miliardi di euro per le famiglie e le imprese, ha confermare poi la notizia sottolineando sottolineando che si tratta di un rinvio “sine die” ovvero senza ancor aver stabilito una nuova data. Bisognerà infatti capire se sarà possibile un accorpamento del referendum alle prossime elezioni regionali previste a maggio. La nuova data sarà comunque decisa entro il 23 marzo, dopo aver sentito anche i comitati del Sì e del No.

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No all’accorpamento delle date

Sì allo slittamento del referendum sul taglio dei parlamentari, ma no all’accorpamento con le regionali e le amministrative di maggio, perché l’accavallamento delle due campagne farebbe sì che il voto sul quesito sarebbe “inquinato”.   E’ la richiesta emersa alla presentazione del Libro di Alfiero Grandi “La democrazia non è scontata, No al taglio dei parlamentari” (edito da Left), vicepresidente del Comitato per il No promosso dal Coordinamento per la Democrazia costituzionale. Gli interventi hanno criticato nel merito la riforma su cui dovranno pronunciarsi i cittadini, perché sacrifica la rappresentanza in nome di una motivazione – il risparmio – “poco plausibile”, come ha detto Maggiorelli, o “ridicola” secondo le parole di Grandi: “allora si instauri una dittatura – ha aggiunto paradossalmente – così si risparmia di più”. In secondo luogo tutti hanno sottolineato che tale taglio “apre una strada che non si sa dove porta”, ha ammonito Grandi.

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