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Coronavirus, è “Immuni” l’applicazione scelta per il tracciamento del contagio

Italia

Coronavirus, è “Immuni” l’applicazione scelta per il tracciamento del contagio

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App coronavirus

Si chiama Immuni l’applicazione italiana scelta per il tracciamento del contagio del coronavirus. Il sistema dovrebbe essere testato prima in alcune regioni pilota per poi estendersi a tutta italia. Sarà su base volontaria e la privacy è rispettata

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COSENZA – L’applicazione sul ‘contact tracing’ italiana scelta dal Governo si chiama Immuni e sarà “un pilastro importante nella gestione della fase successiva dell’emergenza”. La sperimentazione avverrà in alcune regioni pilota e poi sarà estesa a tutta Italia. È Domenico Arcuri, Commissario per l’emergenza a delineare uno scenario più chiaro per il sistema di tracciamento italiano del contagio del coronavirus a cui stanno lavorando il ministero dell’Innovazione e la Presidenza del Consiglio proprio mentre l’Europa ha dettato le regole per l’applicazione: anonimato e niente geolocalizzazione, sì a bluetooth e volontarietà. Criteri che vedono il plauso del Garante Privacy Antonello Soro. “Speriamo in una massiccia adesione volontaria dei cittadini”, ha sottolineato Arcuri, “speriamo possano sopportare e supportare il sistema di tracciamento dei contatti, che ci servirà a capitalizzare l’esperienza della fase precedente ed evitare che il contagio si possa replicare” La scelta del dicastero dell’innovazione che ha esaminato oltre 300 progetti e pochi giorni fa aveva consegnato al premier Conte una relazione. Come detto l’applicazione non sarà obbligatoria ma scaricabile solo in modo volontario e si compone di due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth la seconda è il diario clinico.

L’applicazione dovrà stimare con sufficiente precisione (circa 1 metro) la vicinanza tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19. Per questo possono essere utilizzati il Bluetooth o altre tecniche efficaci ma evitando la geolocalizzazione. “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio” sottolinea Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo “creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy”. Per mantenere l’anonimato è previsto che le app utilizzino un ID (codice d’identificazione utente, ndr) anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze. La seconda funzione di dell’applicazione è una sorta di diario clinico contenente tutte le informazioni più rilevanti del singolo utente (sesso, età, malattie pregresse, assunzione di farmaci) e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi e cambiamenti sullo stato di salute.

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